Oltre Bond: Ana de Armas e Lashana Lynch in No Time to Die

Ripercorriamo le carriere delle due attrici che si sono imposte nel 25esimo capitolo del franchise, forse mettendo la pietra tombale e andando oltre allo stereotipo della bond girl

Non solo Bond, non solo Bond Girl. Con No Time to Die di Cary Joji Fukunaga, il franchise d’azione continua non solo la decostruzione della figura femminile, sempre più lontana dalla figura di semplice accessorio dell’agente segreto (tanto che molti fan cominciano a parlare di Bond Women), ma anche a lanciare attrici dal sicuro avvenire. Eva Green con Casinò Royale, Olga Kurylenko con Quantum of Solace, Léa Seydoux e Naomie Harris in Skyfall e Spectre e ora Ana de Armas e Lashana Lynch che scalano l’olimpo dei blockbuster con il venticinquesimo film della saga. Eppure, No Time to Die rappresenta un punto  diverso per la carriera delle due attrici.

Ana de Armas è sicuramente un volto ben più noto della sua collega nello star system statunitense. Nata all’Havana, Cuba, nel 1988, frequenta la Scuola Nazionale di Teatro e a 18 anni si trasferisce in Spagna. Lì, prende parte a diversi teen drama televisivi e, soprattutto, a qualche film horror come El callejòn e Anabel. La sua carriera, nonostante questi ruoli, non sembra decollare e viene convinta dal suo agente a trasferirsi a Los Angeles. La svolta, ironicamente, viene proprio attraverso un film di genere: l’horror erotico Knock Knock di Eli Roth, che la vede al fianco di Keanu Reeves (che ritroverà due anni dopo nel thriller Nell’ombra di un delitto). A quel tempo, de Armas non conosce l’inglese ed è costretta a imparare foneticamente le sue battute, senza comprenderne a pieno il significato.

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Dopo un altro piccolo ruolo in Trafficanti di Todd Phillips, dove interpreta la moglie del personaggio di Miles Teller, la sua carriera viene lanciata da Blade Runner 2049 di Denis Villenueve. De Armas veste qui i panni virtuali di Joi, l’intelligenza artificiale con la quale il personaggio di Ryan Gosling intesse una relazione sentimentale. A colpire non è solo il magnetismo che riesce a sprigionare: la sua performance dona a un personaggio che dovrebbe essere bidimensionale un’ambiguità di fondo, un calore che a volte sembra qualificarla come più umana dei personaggi umani presenti nel film. Lo stesso accade con Cena con delitto, il giallo di Rian Johnson nel quale riesce con facilità ad aggirare la trappola degli stereotipi e a spiccare in un cast stellare al fianco di Daniel Craig, Chris Evans, Toni Collette, Jamie Lee Curtis e Michael Shannon. Non c’è dubbio che Ana de Armas sia una delle attrici centrali della scena hollywoodiana, sull’orlo dello status di icona. Quello con cui dovrà confrontarsi direttamente nel 2022, quando sarà chiamata a interpretare Marilyn Monroe in Blonde, biopic diretto da Andrew Dominik.

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La carriera di Lashana Lynch, nata un anno prima rispetto a de Armas, si è mossa su dei binari totalmente diversi. Nonostante il paese natale di Lynch sia l’Inghilterra, più precisamente Shepherd’s Bush, la sua famiglia è di origine jamaicana, fatto che secondo lei l’ha resa fin dall’infanzia in grado di sapersi imporre e di combattere le proprie battaglie. Tanto che la carriera da attrice non ha mai avuto nella sua mente un piano B, anche quando le cose non sembravano andare bene. I primi ruoli, tra sparute opere cinematografiche e frequenti serie televisive, non le consentono nemmeno di pagare l’affitto senza l’aiuto di lavori occasionali al di fuori delle scene.

La svolta avviene con Captain Marvel di Anna Boden e Ryan Fleck, dove interpreta il ruolo di una madre single e pilota di aerei da combattimento. Il primo film supereroistico Marvel con una protagonista femminile incassa più di un miliardo di dollari al botteghino e le permette di entrare nella shortlist delle attrici candidate per il ruolo della nuova agente 00 in No Time to Die. Dopo la solita trafila di scremature, selezioni e screen test, ma soprattutto dopo quasi un anno di allenamento per imparare il combattimento corpo a corpo e a maneggiare armi, Lynch ottiene la parte che non è quella della semplice comprimaria di Daniel Craig. Grazie anche alla scrittura di Phoebe Waller-Bridge, la sua Nomi riesce a coniugare la forza richiesta a un’agente segreto senza rinunciare alla sua femminilità. Se non ci sono ancora certezze sulla sua presenza nei prossimi film del franchise, magari slegando la sigla di 007 dal nome di James Bond, sarà comunque una sicurezza quella di vederla nel 2022 in Matilda, questa volta in versione musical.

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