OMAGGIO A ERNST LUBITSCH

OMAGGIO A ERNST LUBITSCH
Nell’anniversario della scomparsa, 8 capolavori dal “tocco” ineguagliabile
 
Giovedì 29 e venerdì 30 novembre
Cinema Trevi – Cineteca Nazionale
(Vicolo del Puttarello, 25 – Fontana di Trevi, Roma)
 
«Per anni, noi tutti abbiamo cercato di scoprire il segreto di Lubitsch. Con un po’ di fortuna, si riusciva a fare un film alla Lubitsch. Che non è la stessa cosa, ovviamente, di un film di Lubitsch». Con questa frase, un maestro come Billy Wilder rende perfettamente l’idea del mistero che ha sempre circondato il celebre “tocco” del regista tedesco, quello stile personalissimo e inarrivabile che in molti hanno provato a incasellare, nonché ad imitare, ma senza risultati.
Giovedì 29 e venerdì 30 novembre, presso il Cinema Trevi a Roma, sarà celebrato il sessantenario della scomparsa di Lubitsch (occorsa prematuramente il 30 novembre 1947) con una breve e travolgente rassegna di otto titoli, tutti rigorosamente in pellicola, che ne restituiscono in pieno il genio, l'originalità e, soprattutto, la capacità ancora intatta di divertire e appassionare gli spettatori.
Nel programma sono stati inseriti alcuni dei classici più amati del regista (da La Bambola di carne a Vogliamo Vivere!), ma anche titoli meno visti, come Matrimonio in quattro o Montecarlo, con l’aggiunta dello splendido documentario che Robert Fischer ha dedicato al periodo berlinese di Lubitsch e che, dopo il grande successo alla Berlinale 2007, viene presentato per l’occasione in anteprima italiana
La rassegna è promossa dall’Associazione Culturale La Farfalla sul Mirino, dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e dal Goethe Institut.  
 
 

 
 
GIOVEDÌ 29 NOVEMBRE
 
Ore 17.00
Die Austernprinzessin (La principessa delle ostriche, 1919)
Regia: Ernst Lubitsch; soggetto e sceneggiatura: Hanns Kräly, Ernst Lubitsch; fotografia: Theodor Sparkuhl; scenografia: Kurt Richter; interpreti: Victor Janson, Ossi Oswalda, Harry Liedtke, Julius Falkenstein, Max Kronert, Curt Bois; origine: Germania; produzione: Projektions-AG Union; durata: 55’ (18fps); didasc. ital.; 16mm
Ossi, figlia del re americano delle ostriche, decide per capriccio di sposarsi, mettendo un annuncio sul giornale. A risponderle è un nobile spiantato, il principe Nucki, che, per cautela, manda al primo appuntamento il segretario Josef: ovviamente, Ossi finirà per scambiarlo per il principe e sposarlo davvero, dando il via a una travolgente girandola di equivoci. Considerato dallo stesso Lubitsch come uno dei suoi film migliori del periodo tedesco, Die Austernprinzessin è una commedia indiavolata e ancora oggi godibilissima, tra le prime del regista a far trasparire un chiaro intento di satira sociale nei confronti dell’alta società, delle sue manie e della sua ipocrisia di fondo. Ancora lontano dall’affinare il suo celebre “tocco”, Lubitsch si diverte a comporre un film caotico e sfrenato, in cui, peraltro, non si risparmiano colpi a quell’America che pochi anni dopo finirà per diventare la sua patria d’elezione.
 
a seguire
Die Puppe (La bambola di carne, 1919)
Regia: Ernst Lubitsch; soggetto: da un’operetta di A.E. Willner tratta da un racconto di E.T.A. Hoffman; sceneggiatura: Hanns Kräly, Ernst Lubitsch; fotografia: Theodor Sparkuhl; scenografia: Kurt Richter; interpreti: Ossi Oswalda, Victor Janson, Jakob Tiedtke, Gerhard Ritterband, Marga Köhler, Max Kronert; origine: Germania; produzione: Projektions-AG Union; durata: 60’ (18fps); didasc. tedesche e ital.
Perseguitato dalle pretendenti che lo zio vuole fargli sposare a tutti i costi, il giovane e imbranato Lancelot si rifugia in un convento. Qui i monaci gli consigliano uno stratagemma per rimanere celibe: simulare le nozze con una bambola meccanica appositamente costruita dall’artigiano Hilarius e donare al convento la ricca dote dello zio. Senonché, Hilarius, fingendo di essere d’accordo, invece della bambola gli mette accanto sua figlia… Introdotto da una sequenza celeberrima, in cui, nei panni del grande burattinaio, lo stesso Lubitsch monta i pezzi di un paesaggio di cartone e vi sistema i personaggi del film, Die Puppe è uno dei grandi capolavori muti del regista, capace di assimilare le idee centrali del cinema espressionista del tempo (il tema del doppio, il rapporto tra creatore e creatura, le scenografie bidimensionali, lo svelamento dell’artificio della messinscena), rimanendo tuttavia fedele al proprio stile e ad un inesausto spirito dissacratorio.
 
Ore 19.15
Ernst Lubitsch in Berlin – Von der Schönhauser Allee nach Hollywood (t.l.: Ernst Lubitsch a Berlino – Da Schönhauser Allee a Hollywood, 2006)
Regia: Robert Fischer; sceneggiatura: Robert Fischer; fotografia: Manuel Lommel, Jonathan Rho, Michael Rüdiger; musica: Aljoscha Zimmermann; montaggio: Frank Schönfelder; interpreti: Nicola Lubitsch, Tom Tykwer, Enno Patalas, Wolfgang Becker, Jan-Christopher Horak, Michael Hanisch; origine: Germania; produzione: Transit Film; durata: 110’; v.o.; sott.it.
Anteprima Italiana
Presentato in anteprima italiana, dopo un’accoglienza entusiasta all’ultimo Festival di Berlino, il documentario di Robert Fischer è una vera e propria dichiarazione d’amore verso Lubitsch, di cui ripercorre con dovizia di particolari il periodo berlinese, dagli esordi come attore ai primi capolavori da regista. Il film, realizzato in collaborazione con la Murnau Stiftung e il Goethe Institut, alterna rarissimo materiale d’archivio agli interventi di celebri storici del cinema, come Enno Patalas, o di alcuni dei maggiori registi tedeschi del panorama attuale (Tom Tykwer, Wolfgang Becker), senza dimenticare testimonianze d’eccezione, compresa quella della figlia Nicola Lubitsch. Il modo migliore per rendere omaggio a uno dei maestri assoluti della settima arte nella ricorrenza dei sessanta anni dalla sua scomparsa.
 
Ore 21.15
Cluny Brown (Fra le tue braccia, 1946)
Regia: Ernst Lubitsch; soggetto: da un romanzo di Margery Sharp; sceneggiatura: Samuel Hoffenstein, Elizabeth Reinhardt; fotografia: Joseph LaShelle; musica: Cyril J. Mockridge; montaggio: Dorothy Spencer; interpreti: Charles Boyer, Jennifer Jones, Peter Lawford, Helen Walker, Reginald Gardiner, Reginald Owen; origine: Usa; produzione: 20th Century-Fox; durata: 100’; v.o.; sott.it.
Giovane nipote di un idraulico, Cluny ne ha ereditato la passione per i lavandini intasati e i tubi fuori uso, malgrado questi poco si addicano a una ragazza in età da marito. Assunta come cameriera presso la tenuta della famiglia Carmel, conosce l’esiliato antinazista Adam Belinski, uno spirito libero ironico e cialtrone che finalmente le insegnerà ad apprezzare la vita fino in fondo. Ultimo film interamente realizzato da Lubitsch (That Lady in Ermine sarà portato a termine da Otto Preminger dopo la prematura scomparsa del regista), Cluny Brown è anche una delle sue opere più atipiche e originali, una commedia caustica che mette alla berlina l’alta borghesia del tempo, ma che riesce anche a raccontare una storia d’amore assolutamente fuori dagli schemi. Straordinari gli attori, prima fra tutti Jennifer Jones: solo Lubitsch poteva lasciare intatti la sua bellezza e il suo charme facendole sturare un lavandino.
 
 
VENERDÌ 30 NOVEMBRE
 
Ore 16.30
The Marriage Circle (Matrimonio in quattro, 1924)
Regia: Ernst Lubitsch; soggetto: da una commedia di Lothar Schmidt; sceneggiatura: Paul Bern; fotografia: Charles Van Enger; musica: Edgar Istel; scenografia: Svend Gade; interpreti: Adolphe Menjou, Marie Prevost, Monte Blue, Florence Vidor, Harry Myers, Creighton Hale; origine: Usa; produzione: Warner Brothers; durata: 100’ (20fps); didasc. ingl. e ital.
Emigrato negli Stati Uniti, Lubitsch perfeziona il suo tocco nel periodo d’oro del muto hollywoodiano, di cui The Marriage Circle rappresenta uno dei risultati più effervescenti, anche grazie a quel tema del “gioco delle coppie” che sarà sempre congeniale al regista.
«Basato su una situazione estremamente semplice e banale (la coppia Franz-Charlotte Braun è felice, quella di Josef e Mizzi Stock non lo è; Mizzi vuole rubare il marito all’amica, a sua volta corteggiata dal giovane Gustav) il film è un vero e proprio manuale di regia cinematografica: gli oggetti, il gioco delle entrate e delle uscite, gli equivoci e gli stessi movimenti di macchina scandiscono in modo perfetto situazioni che proprio in virtù di questa scansione e questi contrappunti divengono al tempo stesso eccitanti ed esilaranti» (Guido Fink).
 
Ore 18.30
Monte Carlo (Montecarlo, 1930)
Regia: Ernst Lubitsch; soggetto: da un romanzo di Hans Müller e da una pièce di Evelyn Greenleaf Sutherland tratta da un romanzo di Booth Tarkington; sceneggiatura: Ernest Vajda; fotografia: Victor Milner; musica: W. Franke Harling e Richard Whiting, su testi di Leo Robin; montaggio: Merrill G. White; interpreti: Jack Buchanan, Jeanette MacDonald, Claud Allister, Zasu Pitts, Tyler Brooke, John Roche; origine: Usa; produzione: Paramount; durata: 90’; v.o.; sott.it.; 16mm
Abbandonato il fidanzato il giorno delle nozze, la contessa Helene Mara fugge a Montecarlo, dove gioca gli ultimi risparmi al casinò. Dopo averla notata alla roulette, il conte Rudolph se ne innamora, ma, per avvicinarla più facilmente, si finge un parrucchiere, innescando una rocambolesca serie di equivoci. Alla sua seconda prova sonora, Lubitsch già maneggia alla perfezione l’interazione tra azione e numeri musicali, complice anche una delle sue muse predilette, la splendida Jeanette MacDonald. Il gioco delle apparenze è calibrato con una precisione cronometrica, come sempre, mentre le allusioni sessuali, che rappresentano un’altra costante fondamentale del cinema del regista, raggiungono livelli che di lì a poco non saranno più permessi, vista l’incombenza della censura del Codice Hays.
 
Ore 20.15
Angel (Angelo, 1937)
Regia: Ernst Lubitsch; soggetto: Guy Bolton e Russell G. Medcraft, da una commedia di Melchior Lengyel; sceneggiatura: Samson Raphaelson; fotografia: Charles Lang; musica: Frederick Hollander; montaggio: William Shea; interpreti: Marlene Dietrich, Herbert Marshall, Melvyn Douglas, Edward Everett Horton, Ernest Cossart, Laura Hope Crews; origine: Usa; produzione: Paramount; durata: 90’; v.o.; sott.it.
Moglie di un diplomatico inglese, Maria conduce una vita annoiata a causa delle continue assenze del marito, spesso in missione all’estero. Durante un viaggio a Parigi, la donna conosce Anthony Halton, un gentiluomo americano con cui vive un breve ed intenso idillio, ma che abbandona senza neanche dirgli il suo vero nome. Al suo ritorno a casa, scoprirà che, per una fatale coincidenza, il vecchio amico invitato a pranzo dal marito non è altri che lo stesso Anthony, deciso più che mai a non perderla nuovamente. Accantonati per una volta i toni della commedia, Lubitsch gira un melodramma raffinatissimo, sorretto dalla presenza magnetica di una Marlene Dietrich ai vertici della carriera. Il personaggio di Maria/Angel, con il suo passato oscuro e la sua bellezza algida, è indimenticabile, e non a torto molti critici vi hanno visto un modello per la Séverine di Catherine Deneuve in Belle de jour.
 
Ore 22.00
To Be or Not to Be (Vogliamo Vivere!, 1942)
Regia: Ernst Lubitsch; soggetto: Ernst Lubitsch e Melchior Lengyel; sceneggiatura: Edwin Justus Mayer; fotografia: Rudolph Maté; musica: Werner R. Heymann; montaggio: Dorothy Spencer; interpreti: Carole Lombard, Jack Benny, Robert Stack, Felix Bressart, Lionel Atwill, Stanley Ridges; origine: Usa; produzione: United Artists; durata: 99’; vers.ital.
Nella Varsavia occupata dai tedeschi, la compagnia teatrale di Josef e Maria Tura si vede censurare la rappresentazione della commedia satirica “Gestapo” ed è costretta a ripiegare sul più classico “Amleto”: quello che Josef non sa è che il suo celebre monologo serve ogni sera da segnale al tenente Sobinski per raggiungere in camerino Maria, con cui intrattiene una relazione. Quando, però, il tenente dovrà condurre in porto una missione contro i nazisti, l’intera compagnia si mobiliterà per aiutarlo. Coevo a The Great Dictator di Chaplin, anche To Be or Not to Be ha il merito di mettere Hitler alla berlina in largo anticipo sui tempi, con un sovrappiù di sarcasmo e intelligenza capaci di rendere l’operazione ancora più corrosiva. Osteggiato all’uscita proprio per il modo apparentemente irrispettoso con cui affrontava certi argomenti, il film è diventato negli anni uno dei classici più amati di Lubitsch, una commedia praticamente perfetta che tuttora riesce a strappare applausi a scena aperta ad ogni visione.
 
 
Cinema Trevi – Cineteca Nazionale
Vicolo del Puttarello, 25
Fontana di Trevi – Roma
tel: 06.6781206
ingressi: intero euro 5,00, ridotto anziani e studenti euro 4,00, tessera 10 spettacoli euro 30,00
PROGRAMMA