Ottobre, di Sergej M. Ėjzenštejn

Forse diamo troppo per scontato Ėjzenštejn, a furia di citarlo, di ricordare i suoi film come iniziatori della sperimentazione del montaggio, di richiamare le fonti autorevoli dei suoi scritti per rielaborare le teorie della modernità del cinema. Ėjzenštejn, come Godard frasi e aforismi, ma i suoi film, che bacino di utenza hanno?

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Il Maestro di Riga nato nel 1898 è scomparso nel 1948.
Il suo è stato un cinema seminale, al pari di quello dei fratelli Lumiere che hanno inventato il dispositivo, Ėjzenštejn lo ha raffinato, lo ha teorizzato, costruendo quelle forme visive che nel fuoco della rivoluzione russa, hanno dato le forme per il cinema moderno, reinventando questa straordinaria disciplina espressiva che da quelle radici e da quei semi ancora oggi continua a fruttificare.
Ottobre è un film del 1927 nel quale si racconta l’ascesa al potere del Partito comunista Ottobre, Ejzenstejndurante il fallimentare interregno del governo provvisorio guidato da Kerenskij dopo la deposizione dei Romanov, sotto la guida di Lenin tornato dall’esilio in Svizzera. Con la presa del Palazzo d’Inverno del 25 ottobre 1917, ma secondo il calendario gregoriano era il 7 novembre, si compie l’atto finale dell’insurrezione armata del proletariato e comincia la fase rivoluzionaria che avrebbe per sempre cambiato le sorti della Russia, ma anche del mondo intero. È proprio questa intuizione a dare forma al libro di John Reed – il giornalista comunista americano amico dei rivoluzionari ed esegeta storico di quella fase politica – il cui titolo emblematico I dieci giorni che sconvolsero il mondo, campeggia nei titoli di testa di Ottobre.
Ėjzenštejn lavora esclusivamente sul montaggio, il suo cinema è montaggio, iperrealista e antinomico, creazionista e metaforico, che gioca la sua partita nel caos dell’immagine e come l’immagine futurista decostruisce il reale per darne Ottobre, S. M. Ejzenstejnforma differente. Ottobre è forse il film in cui la sperimentazione assoluta del grande autore russo, sostituisce ogni altra forma drammaturgica ed è in quello svolgersi inquieto delle immagini che è necessario ritrovare il senso rivoluzionario che ha impresso, a sua volta, alla visione del cinema. Ėjzenštejn ha raccontato con le sue immagini dense e con le sue inquadrature non replicabili (tutti pezzi unici), il senso profondo della rivoluzione russa e lo ha fatto, a sua volta, rivoluzionando il concetto di narrazione con la sua teoria del “montaggio delle attrazioni” che aveva lo scopo di scuotere da ogni torpore lo spettatore. Nel film esempi sono Kerenskij e il pavone o lo stesso Kerenskij accoppiato alla statua di Napoleone. Nelle sue mani il cinema diventa, dunque, argilla malleabile che acquista le forme di una realtà assolutamente invisibile, ma ricreata, poiché assolutamente inesistente. Dal canto suo il montaggio costituisce il terreno fertile delle emozioni, ciò che provoca il sussulto dello spettatore e nel quale prendono corpo le sue teorie che costituiscono la spina dorsale del suo cinema. Teorie che tendono ad intervenire proprio sull’intelletto dello spettatore. Ottobre, quindi, come gran parte della sua opera, vive di questa enfasi storica che non diventa mai retorica, ma antinaturalismo strutturale che si manifesta negli illogici raccordi di montaggio. Molti anni dopo anche Welles avrebbe messo in pratica un montaggio in opposizione ad Ottobre,1927ogni raccordo narrativo nei suoi famosi campo/controcampo apparentemente privi di ogni razionale naturalismo e di ogni connessione narrativa. L’antinaturalismo portava Ėjzenštejn a rifiutare il concetto di inquadratura come elemento fondante del montaggio. L’inquadratura – diceva – non è affatto un elemento di montaggio. L’inquadratura è una cellula di montaggio. Esattamente come le cellule danno origine dividendosi a un fenomeno d’un altro ordine, l’organismo o embrione, così all’altra estremità del balzo dialettico dall’inquadratura, troviamo il montaggio. Ma che cosa dunque caratterizza il montaggio e quindi la sua cellula, o inquadratura? Lo scontro. Il conflitto di due pezzi opposti l’uno all’altro. Il conflitto. Lo scontro. Da qui il suo cinema e Ottobre costituisce un laboratorio essenziale, diventa ricerca per l’utilizzo del sintagma cinematografico da adattare all’esigenza storica, all’espressività narrativa, al senso profondo dell’unità concettuale che l’opera deve esprimere.
In questa prospettiva il cinema di Ėjzenštejn si attesta come iniziatore di una modernità non solo enunciata, ma sotto il profilo narrativo, assolutamente coeva ai suoi contemporanei e non è un caso che tra i suoi interessi letterari spiccasse quello per James Joyce, che come lui aveva teorizzato, nel campo della parola e del romanzo, la frammentazione del tempo e contestualmente l’esaltazione narrativa di ogni istante attraverso il filtro della coscienza e l’invenzione della tecnica espressiva.
OttobreIl cinema di Ėjzenštejn si attesta, quindi, non soltanto come uno straordinario meccanismo generatore di energia (cine)ma(t)ograf(ica), ma anche un insuperabile propulsore di teorie applicabili alle discipline artistiche e non solo abitabili dal cinema.
Ottobre e tutto il restante archivio ejzenštejniano sembra abbiano fatto piazza pulita di ogni altra possibilità espressiva, tale è la potenza dell’incedere, tale la forza originaria che scaturisce, visibile, da ogni immagine che davvero sembra infiammare lo schermo nel quale ogni fotogramma diventa incontenibile. Nel ritmo di quelle immagini che vogliono negare il naturalismo narrativo, Ėjzenštejn sperimenta attraverso il montaggio il materialismo dialettico. Ottobre, film fatto su commissione, con larghi mezzi produttivi, ma girato in pochi mesi, per celebrare i dieci anni della presa del Palazzo d’Inverno, venne maltrattato alla sua uscita e accusato di eccessivo sperimentalismo e di mistificante estetizzazione. Ma Ėjzenštejn non abiurò mai il suo Ottobre_1cinema intellettuale che costituiva un punto di forza della sua elaborazione teorica. Il film – diceva Ėjzenštejnnon è nato solo per celebrare il decimo anniversario; in questo senso non è un film giubilare. È stato creato per mostrarci, tutti i giorni, il vitale e permanente giubileo della vittoria di Ottobre!. È questo ponte teso verso il futuro a costituire la vera essenza di questo film che non sa di propaganda, ma di esaltazione epica degli eventi, guardati nel chiaroscuro che si fa spessore tattile e nel quale si ritrova la frenetica inquietudine della rivoluzione, la lungimiranza espressiva di un artista che non smette di essere moderno vincendo ogni battaglia contro qualsiasi banale e adattabile concetto di modernità.
Dunque per rispondere alla iniziale domanda, il bacino di fruizione di questi film è immenso e si moltiplica nelle generazioni e il centenario di quei fatti amplifica, ci auguriamo, l’opera del geniale regista russo.
Ėjzenštejn ha inventato in quella indispensabile stagione, un cinema che non dà pace, con dentro il fuoco delle idee e geneticamente predisposto a costituire principio di ogni vera modernità, in un processo infinito fin quando il cinema potrà ancora raccontare le emozioni e le passioni.

 

Titolo originale: Октябрь
Regia: Sergej Michajlovič Ėjzenštejn
Interpreti: Vasilij Nikandrov, Nikolaj Popov, Boris Livanov, Eduard Tissé

Durata: 102’

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Origine: Russia, 1927
Genere: drammatico, storico