“Paranormal Activity 4”, di Henry Joost e Ariel Schulman


Ancora una volta un film totalmente innocuo dal punto di vista dell’efficacia orrorifica (qui tra l’altro ricercata in maniera ancora meno convinta e frequente), e al contrario un efficacissimo ritratto di quello che succede in ogni famiglia borghese upper middle class quando le calze a rete han preso già il posto dei calzettoni, e la bambina non fa che sbraitare contro i propri genitori perché vuole chiudersi in camera con il proprio primo ragazzo: un classico degli slasher movies

Lo spettro di familiare dissoluzione borghese affrontato da questo quarto capitolo della saga dei Paranormal Activity, dopo il mostro della convivenza e la paura di crescere un figlio dei primi due episodi (e in qualche modo la maledizione del proprio albero genealogico esplicitata dal terzo, già sottotraccia in ognuno dei film), ne conferma la natura nascosta di racconto unico sui raggelanti tempi morti del quotidiano horror domestico della upper middle class (sempre grandi case hi-tech dagli enormi saloni e dalle tante stanze), dalla concezione, anche stilistica, davvero quasi (inconsapevolmente!) tardogodardiana (diremmo, per esagerare, sul serio non troppo lontana dalla seconda sezione del capolavoro Film Socialisme). In questo caso poi, l’attenzione su di un altro, immancabile tassello della serie di rituali della cronologia della famiglia per bene, ovvero il momento della perdita della verginità da parte della figlia adolescente, accomuna il film di Joost e Schulman chiaramente ai capisaldi della mitologia slasher: non a caso, la sequenza più emblematica e meglio riuscita dell’episodio si rivela quella in cui a tendere un agguato che coglie di sorpresa lo spettatore e la bionda teenager protagonista Alex è proprio il fidanzatino che in tutti i modi va attentando alla illibatezza della ragazza, il non proprio sveglissimo, come si conviene, Ben.

Lo scherzetto di Ben è orchestrato attraverso la webcam che utilizza per parlare a distanza con Alex mentre la osserva distesa sul lettino della sua cameretta da femminuccia, ed essendo noi dal lato dell’apparecchio del ragazzo, come si direbbe con un telefono, ascoltiamo la voce di Ben fuoricampo mentre vediamo Alex rispondergli dal monitor: un chiaro caso di dispositivo che esplicita quello che nei gender studies viene chiamato sguardo scopico dello spettatore maschile. Ma anche, questa delle webcam su pc portatile (e dunque mobile) a cui rivolgersi e che in qualche modo rispondono, come fa Ben fuoricampo con Alex, l’innovazione principale del quarto film dei Paranormal Activity, che continuano ad avanzare al ritmo lucidissimo di una sola nuova idea (di messinscena, e non solo) per episodio.

---------------------------------------------------------------------
RIFF AWARDS 2020

---------------------------------------------------------------------

Per il resto, Joost e Schulman sprecano purtroppo, ma paradossalmente con coerenza, in malo modo l’utilizzo della videocamera a infrarossi con puntatori laser che trasforma la visuale della X-Box nel salotto in una specie di pointillisme verdognolo, e soprattutto, come già nel precedente episodio da loro diretto, annullano un po’ quella sensazione di indefinito e di assoluta apertura ad ogni interpretazione che caratterizzava le blande sceneggiature dei prototipi della serie, che ci giocavano anche con compiaciuta ambiguità: continuando invece nella caratterizzazione demoniaco-satanica introdotta nel terzo film, i due autori imprimono al contrario una direzione unica agli eventi e alla continuity della saga, recuperando l’iconica Katie delle prime due sortite, e il piccolo Hunter del sequel.

Il risultato è, come al solito, quello di un film totalmente innocuo dal punto di vista dell’efficacia orrorifica (qui tra l’altro ricercata in maniera ancora meno convinta e frequente), e al contrario un efficacissimo ritratto di quello che succede in ogni casa quando le calze a rete han preso già il posto dei calzettoni, e la bambina non fa che sbraitare contro i propri genitori perché vuole chiudersi in camera con il proprio primo ragazzo.

Titolo originale: id.
Regia: Henry Joost, Ariel Schulman
Interpreti: Katie Featherston, Kathryn Newton, Matt Shively, Sprague Grayden, Brady Allen
Origine: USA, 2012
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 88'

------------------------------------------------------------------------
IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #7


Un commento

  • Avatar

    Sono proprio l'unico a pensare che "Paranormal Activity", il primo, sia uno dei film più spaventosi di tutti i tempi?