PerSo 2019 – Cinema e scostamenti visivi

J’veux du soleil, di Gilles Perret e François Ruffin è il primo film in concorso, inserito nella sezione Perso Awards, proiettato al Perso 2019. L’intenzione degli autori è quella di parlare, attraverso le immagini, di un fenomeno di forte attualità in Francia, quello dei Gilet Jaunes (Gilet Gialli). Un’esigenza dettata, come lascia intendere Gilles Perret, presente in sala, dal tentativo di comprendere un’esperienza raccontata dai media generalisti in maniera esclusivamente negativa, adoperando termini di condanna ed etichettando il movimento con etichette poco lusinghiere, come ad esempio l’epiteto fascista utilizzato in maniera quasi automatica.

Accettando il presupposto di un’analisi troppo sbrigativa per descrivere una questione dalle proporzioni enormi considerata l’adesione alle proteste di massa, il film cerca di dare una voce ed un volto ai protagonisti di queste battaglie, registrare delle testimonianze dirette ed uscire dal gioco di una rappresentazione orientata al sensazionalismo più che all’informazione. François Ruffin siede attualmente nell’ Assemblée nationale nel gruppo La France Insoumise, partito collocato all’estrema sinistra dell’assetto politico francese, un’ideologia dunque agli antipodi dalla destra, ed anche Gilles Perret non ha problemi a rivendicare un’appartenenza ad un’area di sinistra. L’unanime giudizio di biasimo dei mezzi di informazione e delle principali forze politiche del paese, a partire da La République En Marche del presidente Emmanuel Macron, principale bersaglio delle proteste dei manifestanti, li hanno però convinti del bisogno di avvicinarsi per sentire delle storie senza intermediazione, un progetto che gli ha inviso anche parte della sinistra che in Italia definiremmo radical-chic (quella sinistra, per intenderci, che crede di poter combattere il disagio sopra robuste e solide poltrone).

J’veux du soleil

Girato in sei giorni in varie provincie della Francia, J’veux du soleil è poco esaustivo nel catturare le sfumature di un gruppo difficilmente classificabile con i vecchi criteri, e che al suo interno contiene le influenze culturali più diversificate. Funziona invece sotto il profilo umano, le donne e gli uomini intervistati condividono delle vicende terribili di povertà, di fame, di privazioni, ed il film diventa un documento importante per sensibilizzare l’attenzione su dei problemi che ci circondano.

Nella pre-apertura della kermesse hanno trovato invece spazio due idee diverse ma simili, entrambe finalizzate a trovare significati esperienziali fuori dalla portata dell’occhio. Il primo si chiama Josef and Anni Albers. VIBE – Voyage Inside a Blind Experience, nome di un progetto espositivo al Museo di Santa Maria della Scala di Siena che nasce con l’intenzione di permettere una fruizione coinvolgente anche per gli ipovedenti, e che utilizza come senso privilegiato il tatto. Da questo nucleo principale si è sviluppato qualcosa di più grande, di livello ormai europeo, tutto esposto con la proiezione di due video, A touching signed e Inside Vibe.

L’altro scostamento dal visivo avviene invece attraverso l’ascolto di The Upside Down, un radio documentario realizzato da Raitre di Gianluca Stazi e Giuseppe Casu, vincitore di vari premi in ambito nazionale ed internazionale. Ad essere sollecitato principalmente è l’udito, un esperimento sonoro ancora poco diffuso in Italia ma ormai già comune all’estero, che consiste di affidarsi ai colori della voce e ai rumori impercettibili e percettibili che ci investono, all’interno di una sala al buio. The upside down è il racconto, ambientato in Sardegna, di un uomo diventato un minatore, che riesce con le sue parole a restituire il ricordo ed evocare luoghi, fatti e persone.

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