PESARO 42 – Tra fiction e documentario.

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Il caldo soffocante continua a tenere in ostaggio Pesaro, il suo festival e gli addetti ai lavori, che boccheggiando vagano affaticati da un cinema all'altro per registrare i lavori degli autori e tenere informati gli appassionati cinefili. Anche noi non ci siamo sottratti a tale compito, deambulando per il centro storico della città e facendo la spola tra il cinema Astra e il teatro Sperimentale. Si comincia con  "La Meglio Gioventù" rassegna dedicata alle opere prime di giovani registi italiani. Sono stati proiettati documentari e lungometraggi che hanno visto una buona partecipazione di pubblico. "Sono incinta" di Fabiana Sargentini è stato il primo documentario presentato. Si tratta di una serie di interviste fatte a uomini (alcuni del mondo dello spettacolo) che si sono visti dare la "bella notizia" della futura paternità dalle loro compagne. La documentarista intervista 69 uomini, facendosi raccontare le loro reazioni di fronte ad una possibile paternità (e quindi responsabilità). La mdp incollata ai loro volti filma stupore, rabbia, indecisione, paura, gioia, miscelando le emozioni degli intervistati con un montaggio serrato. Ne viene fuori un lavoro ironico e profondo al tempo stesso, dove emerge ancora più nettamente la differenza di "visione" delle future mamme e dei futuri papà. "H.P. Lovecraft – Ipotesi di un viaggio in Italia" è il documentario presentato da Federico Greco, una sorta di prologo visivo del lungometraggio Road to L. Federico non è un volto nuovo a Pesaro: lo scorso anno è stato ospite al Pesaro Horror Fest, presentando in anteprima nazionale proprio Road to L., affascinante docu-fiction narrante la storia di una troupe americana che ripercorre lungo tutto il delta del Po il (possibile) viaggio di H.P. Lovecraft, alla ricerca di ispirazione per i suoi futuri racconti del fantastico e del terrore. I luoghi e le atmosfere padane riprese da Greco sono inquietanti e cariche di mistero (Pupi Avati con La casa dalle finestre che ridono se n'era accorto trent'anni or sono) e dimostrano come in Italia abbondino località "provincialmente" terrificanti e dall'indubbio fascino misterico.  Federico è, insieme al friulano Lorenzo Bianchini, una delle promesse del cinema di genere (horror) italiano: prova ne è che il suo prossimo film sarà girato, finanziato e prodotto in Gran Bretagna. È la volta poi dei lungometraggi dove la nostra attenzione si è focalizzata su "Tartarughe sul dorso" di Stefano Pasetto, storia ambientata in una Trieste grigia e malinconica, dove due ragazzi si incontrano, si amano, si lasciano e si ritrovano, vivendo un amore contrastato e dai risvolti tragici. Bravi i due protagonisti, Barbara Boubolova (che fa da sfondo al manifesto del festival) e Fabrizio Rongione, corpi che aderiscono perfettamente al clima malinconico e spettrale che Trieste, città di confine, emana con rara efficacia.


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L'evento speciale al Teatro Sperimentale è dedicato al regista coreano Lee Ji-sang ed al suo "Sibudo 2. Kyeonjeok", che nel 2003 torna a vivere nella sua fattoria, filmando dieci capitoli della sua nuova vita: questo è il secondo. Il regista è sempre presente nel film e la mdp lavora su inquadrature fisse mostrando momenti di vita quotidiana e dall'evidente sapore ascetico di Lee Ji-sang.

La retrospettiva dedicata al cineasta argentino Leonardo Favio ha presentato "El dependiente", pellicola girata nel 1968 che narra le vicende di Fernandez, commesso presso il negozio di ferramenta di Don Vila. Fernandez si innamora di una ragazza e spera che il suo titolare – senza eredi – tiri presto le cuoia così da poter diventare padrone del negozio e sposare la fidanzata. Ma una volta sposato Fernandez si troverà nuovamente a fare il "dipendente" della moglie e sceglierà una drastica soluzione per porre fine alla sua triste esistenza. In questo interessante lungometraggio del regista argentino grande attenzione viene data alla messa in scena ed al contrasto tra luce ed ombre, con una predilezione per le riprese notturne: illuminazione espressionista e geometrie barocche I personaggi inquietano con loro statica rigidità (fisica e morale) reiterando in maniera maniacale le medesime azioni quotidiane. E l'ineluttabilità del destino lascia sgomento lo sguardo (e l'anima) dello spettatore.