Recitare con le sopracciglia: ci lascia Bob Hoskins

Beh, non era solo un grande caratterista. Non era solo un grande caratterista Bob Hoskins, morto ieri a 71 anni, con il suo faccione massiccio, spesso rassicurante, ma mica sempre. Bob Hoskins battibeccava con Roger Rabbit: e non è facile, aver a che fare con un cartone animato, e non uscirne a pezzi.

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Quella commedia – Chi ha incastrato Roger Rabbit?, di Robert Zemeckis – gli dette la popolarità più vasta, quella fama per cui, quella faccia, la riconosci tra un milione. Ma di film ne ha fatti tanti, Bob Hoskins. Ricevette una nomination agli Oscar come miglior attore per Mona Lisa di Neil Jordan. Per la tv italiana fu Benito Mussolini, in Io e il Duce. Ma riuscì anche a essere convincente nel carisma da popolano santo di Angelo Roncalli, bergamasco di campagna, umiltà e povertà, nel film Giovanni XXIII – il papa buono. Curioso, interpretare un papa e il Duce, per lui che era ateo e comunista. 

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Aveva un modo di guardare, di ammiccare, di muoversi, di recitare con le sopracciglia, che era molto popolare. E lui era nato in un ambiente povero, “working class”, come dicono in Gran Bretagna. Il padre era camionista, la madre cuoca. Lui fece tutti i mestieri, come nelle favole sugli artisti maledetti: fu facchino, idraulico, lavavetri, pompiere, marinaio, persino mangiatore di fuoco nel circo.

Anche nel cinema ha saputo fare tutti i mestieri: era il detective privato in Chi ha incastrato Roger Rabbit?, il primo film che osò mescolare animazione e attori in carne e ossa. Ma di film, Bob Hoskins ne ha fatti altri ottanta. Tra i quali, almeno uno inquietante, perverso, che con Roger Rabbit non ha niente a che vedere: Il viaggio di Felicia di Atom Egoyan, in cui lui è un serial killer di ragazze, uno psicopatico che guarda ossessivamente i programmi di cucina di sua madre. Al confronto, Psycho è roba da ragazzini.

Anche quello di Mona Lisa è un bellissimo ruolo: quello di un autista, ex galeotto, che s’innamora di una prostituta troppo giovane e bella, che non è roba per lui. Incarnava, in qualche modo, il dolore di non poter essere bello, giovane, vincente. E’ come se giovane non fosse stato mai.

Tra gli altri film che Hoskins ha interpretato, Cotton Club di Francis Ford Coppola nel 1984, Brazil del talento folle di Terry Gilliam, Sirene, commedia assai musicale di Richard Benjamin con Cher e Winona Ryder, e il ruolo di Spugna in Hook.Capitan Uncino di Steven Spielberg, con Robin Williams, Dustin Hoffman e Julia Roberts. In Gli intrighi del potere. Nixon di Oliver Stone, nel 1995, sarà un Edgar Hoover impressionante, più vero del vero.

Sapeva essere convincente in ruoli comici, ma sapeva altrettanto bene fare la faccia da duro. In Il nemico alle porte di Jean-Jacques Annaud, che racconta l’assedio di Stalingrado, lui interpreta Nikita Kruscev. E lo interpreta con una determinazione, una spietatezza feroce. La scena in cui ordina ai suoi generali di resistere, e in pratica di scegliere se morire per mano nazista o per mano russa – ma sempre di morire si tratta – è magistrale. 

Tanti film implicano anche qualche film mancato. Brian De Palma, secondo la leggenda, lo aveva contattato per The Untouchables. Gli intoccabili, nel ruolo di Al Capone, che poi fu di De Niro. Sarebbe stato un Al Capone memorabile, anche Bob Hoskins. Poi De Niro si fece avanti, non ce ne fu per nessuno. Ma Brian De Palma, per scusarsi, gli mandò un assegno di ventimila dollari. Hoskins, a cui l’humour inglese non mancava, scrisse a De Palma: “Quando non mi vuoi, chiamami pure”.

Lo volevano tutti, in realtà. Anche la tv italiana: che oltre a dargli i ruoli del Duce e del Papa buono, lo ha voluto per il Pinocchio di Alberto Sironi, nel ruolo di Geppetto. In fondo, avere a che fare con Pinocchio non è molto diverso da avere a che fare con Roger Rabbit.

Un anno e mezzo fa, il triste annuncio: “Ho il Parkinson, mi ritiro dalle scene”. Decide di stare con la famiglia. Aveva quattro figli, da due mogli diverse. Lo abbiamo visto, fra gli ultimi ruoli, nel film inglese We Want Sex, in cui aiutava le lavoratrici della Ford: un film dalla parte della working class, in cui era nato e cresciuto. Tra gli attori che hanno espresso il loro dolore, anche l’attrice premio Oscar Helen Mirren: “Per me era come un fratello”.

E’ morto nella stessa cittadina in cui è nato, Bury St. Edmunds, trentamila anime nel Suffolk. Viene da pensare che si sentisse uno di loro, di quei trentamila meno famosi. E che avesse deciso che il suo tramonto dovesse aver luogo lì, tra l’erba di casa, lontano da Hollywood.