Riapertura delle sale, ancora dubbi ed ipotesi

Con la ripartenza dei cinema prevista per il 5 Marzo l’Anica cerca già un colloquio col neonato governo Draghi per un possibile anticipo. E anche i critici cinematografi chiedono di essere consultati

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Prima è sembrato di assistere ad un doloroso countdown, col DPCM del 14 Gennaio che fissava la riapertura di cinema e teatri al lontano 5 Marzo. Poi si è addirittura cercato di velocizzare i tempi studiando varie ipotesi che permettessero prima di quella data di tornare in sicurezza dentro sale e i foyer. Ed infine la doccia fredda che ha spento entusiasmi che stavano cominciando a riscaldarsi: il Cts il 12 Febbraio ha dato parere negativo alla possibile graduale riapertura a causa di una situazione epidemiologica tornata instabile e che ha visto il diffondersi di varianti virali potenzialmente molto pericolose. La situazione rimane critica ormai da un anno intero, come ricordato drammaticamente da una lettera firmata da Anica: “La chiusura imposta ai cinema italiani nel mese di marzo ha causato ingenti danni alle società di distribuzione a cui si sono sommate le gravi perdite generate dai bassi incassi dei film distribuiti dalla riapertura di giugno fino alla nuova chiusura di fine ottobre, in un mercato che perdeva anno su anno circa l’85%“. Le grosse società di produzione, come avvenuto nello storico caso della Warner Bros, hanno puntato con decisione sullo streaming contribuendo ad acuire la crisi delle sale e dei circuiti ad esse connesse. Ecco che allora, come scritto nella stessa lettera, “i distributori cinematografici italiani associati Anica sono al fianco di Anec, FIce e Acec nel richiedere al governo Draghi la riapertura delle sale cinematografiche italiane in tempi e modi condivisi che possano consentire non solo la riaccensione delle insegne ma anche e soprattutto la ripartenza del mercato cinematografico“. Per fare ciò “sarà indispensabile che la riapertura dei cinema avvenga in una data certa concordata e comunicata con adeguato anticipo e sull’intero territorio nazionale e non a macchia di leopardo. Nel caso di limitazioni di orario, l’eventuale coprifuoco non dovrebbe arrivare prima della mezzanotte. Infine, sarà determinante che i protocolli sanitari, sempre nella salvaguardia primaria della salute pubblica, siano coordinati e non peggiorativi rispetto a quelli, già di per sé stringenti, vigenti prima della chiusura di fine ottobre“.
La discussione è oramai dirimente e potrebbe essere allargata ad altre categorie di addetti ai lavori, come suggeriscono i due giovani critici cinematografici Alessandro Amato e Arianna Vietina che in una lettera apertapongono interrogativi sul ruolo sempre più marginale della critica“. Silenti eppur presenti, essi rivendicano il diritto/dovere di “partecipare attivamente come critici alla ripartenza delle sale. Secondo noi i critici cinematografici dovrebbero essere inclusi nel dibattito per la loro capacità di analisi e per la loro sensibilità nei confronti dei grandi mutamenti che stanno intervenendo nelle nostre vite. Crediamo inoltre che sia importante che la critica sia coinvolta dal sistema cinema per comunicare al meglio delle sue possibilità e strumenti con il pubblico, per prepararlo a un riuscito ritorno in sala. Firmiamo anche noi una lettera di intenti, esponiamoci come un gruppo di professionisti pronti a lottare per la preservazione della nostra stupenda arte e dei suoi luoghi di espressione“.
Ecco, unire quest’entusiasmo teorico alla pratiche richieste dei distributori potrebbe essere un punto di una partenza per una concertazione oramai non più procrastinabile.

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