Road carpet per Sacro GRA – Incontro con Gianfranco Rosi e il cast del film

Cosa succederebbe ad Alice se rincorresse il Bianconiglio sul Raccordo? Forse si perderebbe, così come accade allo spettatore di fronte a Sacro GRA di Gianfranco Rosi, premiato con il Leone d’Oro all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Anche la presentazione è stata meravigliosamente romana – e del resto non poteva essere altrimenti: conferenza on the road sul GRA e approdo sul barcone dell’anguillaro insieme al regista, al paesaggista e urbanista Nicolò Bassetti e al cast di attori non professionisti. Se la finzione è in crisi nel raccontare il reale – ha affermato il produttore creativo, Dario Zonta – la vera sfida è portare il documentario sul grande schermo. Sfida che inizia domani, giorno di uscita del film nelle sale.

 

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Come ha vissuto l’esperienza del Leone d’Oro?

Gianfranco Rosi: È stata un’esperienza legata alla sorpresa. Mai avrei pensato di ricevere un premio così importante. Già essere in concorso è stato un premio. Dopo un percorso durato tre anni in cui ho cercato un’idea possibile per il film, ho iniziato a percorrere il GRA senza filmare quasi niente, alla ricerca di personaggi e storie.

 

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Come ha trovato le storie da raccontare?

 

Rosi: Alcune me le ha suggerite Nicolò. Altre le ho incontrate attraverso i luoghi e gli spazi. La storia del barelliere, invece, l’ho voluta io. L’idea iniziale del film era che non avesse trama, come a suggerire che non ci fosse futuro possibile per i personaggi. Ho cercato di catturare un attimo che poi è durato anni e anni di frequentazione. Ho frequentato a lungo un luogo, una situazione per poi coglierne l’essenza.

 

Come mai manca la storia di un giovane?


Rosi
: Quello che hanno in comune i personaggi è il loro legame con il passato. I giovani invece hanno un legame con il presente e il futuro.

Quanto è stato faticoso tagliare le scene?


Rosi
: È stato molto difficile perché il film è privo di trama. Volevo che emergesse la dimensione poetica dei personaggi in una forma che avesse comunque un senso. Il film nasce come sottrazione, il mio fine era di chiudere una porta e non aprire un portone sulla realtà. Un po’ come il cubo di Rubik che ha tante combinazioni ma solo una è quella giusta. Non ci sono stati personaggi tagliati o scartati, alcune storie dei personaggi però sì.


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Che cosa vi aspettate dopo l’uscita del film?

Francesco (il palmologo): Niente. Con Rosi però abbiamo stretto amicizia. Quando ci siamo incontrati era come se Gianfranco entrasse in una zona che era simulacro dell’Africa. Ha poi iniziato a fare parte del mio paesaggio. Ha girato moltissimo e alla fine ha scelto piccole parentesi per incastonarle nel discorso. È riuscito a fare cose magiche perché ha la forza di Obi-Wan Kenobi.

Roberto (il barelliere): La vita è sempre la stessa, anzi appena sono rientrato da Venezia sono tornato a lavoro a ritmo pieno.
Cesare (l’anguillaro): Niente, perché amo il Tevere e rimango sempre nel Tevere. Nessuno può cambiarmi la vita.

Paolo (nobile piemontese): Una cosa spero che cambi. Io vivo in uno stabile particolare, dal quale dovremmo essere cacciati a settembre con delle garanzie non molto chiare che ci ha fatto il sindaco. Se dovremo lottare, metto me stesso e la mia faccia a disposizione di chi è con me, delle persone che non hanno lavoro o che non lo trovano, dei deboli, gli esodati e gli stranieri.

 

Qual è stato il contributo di Renato Nicolini a questo film?

 

Rosi: Il film è dedicato a Renato Nicolini. Non essendo romano non conoscevo le sue Estati. L’ispirazione a Nicolò era proprio venuta dal saggio di Nicolini, Una macchina celibe. Appena l’ho letto ho contattato Renato, e la prima volta che ci siamo incontrati mi ha portato a fare un giro sul raccordo. Ho acceso la cinepresa e ho cominciato a filmare, e da lì è nato il documentario Tanti futuri possibili. All’inizio Nicolini doveva essere un personaggio del film, un architetto che vagava a piedi sul GRA, il fil rouge di questo spazio. Quando è scomparso, ho capito che dovevo far perdere al raccordo la sua spazialità facendolo diventare altro, un’astrazione. Una volta Nicolini mi disse: “Il raccordo è un cerchio che devi aprire e far sì che diventi una rete infinita”. E aveva ragione. Fellini invece diceva che il raccordo è un anello che circonda tutta la città di Roma. Oggi è diventato più simile a un anello di Saturno abitato da alieni.


Nicolò Bassetti
: Nicolici diceva che il GRA è stato progettato per organizzare la città, in realtà non produce nessuna organizzazione ma è una forma di censura della città. Questo per me è stato l’innesco. Con Rosi siamo poi partiti alla ricerca di storie che avessero un’identità, e credo che ripartire da queste sia importante perché sono vere e positive. La collaborazione tra noi è tutta giocata sulla lentezza, mentre il raccordo si fonda sulla velocità.