Robin Hood – L’origine della leggenda, di Otto Bathurst

Dimenticate la leggenda per come la conoscete. Dimenticate l’arciere in calzamaglia che troneggia nella foresta di Sherwood e ruba ai ricchi per dare ai poveri. Otto Bathurst ha riscritto la storia. Il romanzo di Alexandre Dumas e tutta la filmografia precedente sul fuorilegge più famoso d’Inghilterra sono solo un canovaccio su cui il regista si è basato per creare un personaggio completamente nuovo rispetto al passato, fedele all’originale per quanto riguarda il senso della giustizia e l’abilità con arco e frecce, ma allo stesso tempo diverso per le motivazioni profonde che portano Lord Robin di Loxley a vestire i panni del giustiziere mascherato Robin Hood.

Robin Hood – L’origine della leggenda infatti non si apre nel cuore della ridente foresta di Sherwood, ma nel bel mezzo delle crociate, dove il giovane Robin di Loxley è chiamato a combattere contro gli infedeli. Un contesto molto più cruento di quello originario, dove Robin si distingue per la sua destrezza come arciere ma, allo stesso tempo, inizia ad opporsi contro crudeltà gratuita dei suoi commilitoni. Ed è proprio per il suo primo guizzo di ribellione, che Robin viene rimandato in patria prima del previsto. Al suo ritorno la contea di Nottingham non è più quella che ricordava. Tutto è cambiato grazie al governo dispotico dello sceriffo, che affama i suoi sudditi e li stringe nella morsa della povertà con tasse sempre più esose. Anche del suo castello e della sua vita prima della guerra non rimangono che macerie.


Ed è a questo punto che la scintilla di ribellione nata dentro di lui durante la guerra s’infiamma e divampa con rabbia inaudita. Robin è deciso a restituire al suo popolo la libertà e la dignità che merita, e per farlo è disposto a combattere in prima linea contro lo sceriffo di Nottingham e il suo esercito di assassini, mantenendo segreta la sua identità a tutti, anche agli amici più cari. Così ha inizio la leggenda di Robin Hood e, benché a un primo sguardo il suo personaggio sembri distante da quello già noto, in realtà non tradisce il suo spirito originario. Robin Hood è infatti un eroe universale, e non per aver osato rubare qualche sacco di monete d’oro allo sceriffo di Nottingham, ma perché ha avuto il coraggio di opporsi alle istituzioni, e per farlo non ha usato superpoteri, ma il potere dell’intera comunità, riunita a un richiamo di giustizia.
Il potere più grande di Robin Hood è infatti quello di essere d’ispirazione per la società, di risvegliare gli oppressi dal torpore e portarli a combattere contro forze apparentemente invincibili. In questo il Robin Hood di Otto Bathurst trasuda modernità e diventa un eroe dei nostri giorni, un ribelle che durante una manifestazione affronta a testa alta un esercito di poliziotti armati fino ai denti.

Chiunque potrebbe essere Robin Hood con il coraggio, lo spirito e l’addestramento giusto. Ed è proprio questo che Otto Bathurst si sforza di sottolineare in ogni aspetto del suo film, dai costumi, al linguaggio dei personaggi, fino alla composizione delle scene d’azione, non meno dinamiche di quelle di un film di supereroi. Questo Robin Hood è fatto apposta per attirare l’attenzione dei più giovani, che nell’eroe incappucciato con arco e frecce rivedranno Assassin’s Creed, o l’ancora più moderno Arrow, più che l’eroe incartapecorito del passato. “Se non tu, chi? Se non ora, quando?” Questo è il mantra che percorre l’intero film e che diventa tra le mani di Bathurst un coraggioso invito all’azione, a prendere le armi contro le ingiustizie che attraversano il tempo e lo spazio, anche quando la vittoria sembra impossibile.

Titolo originale: Robin Hood
Regia: Otto Bathurst
Interpreti: Taron Egerton, Jamie Foxx, Jamie Dornan, Paul Anderson, Ben Mendelsohn, Eve Hewson, Tim Minchin, Ulle Bjorn Bengtsson, Declan Hannigan, Roderick Hill, Josh Herdman, Yasen Atour
Distribuzione: 01
Durata: 116′
Origine: USA, 2018