SAN SEBASTIAN 57 – "C'è bisogno di una nuova spiritualità, non religiosa ma umanista". Intervista a Bruno Dumont

hadewijch
“In Hadewijch ho voluto rappresentare una donna e la sua ricerca e per farlo mi sono servito della religione, di Dio, per poi volgere da tutta altra parte. Sono passato attraverso la religione per cercare di resistuire all’amore umano la sua forza, il suo bisogno di potenza”. Bruno Dumont racconta il suo ultimo film, in concorso al festival di San Sebastian

bruno dumont

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La protagonista di
Hadewijch, Céline, dice nel film: “il corpo mi fa male”, perchè?

Quando si ama qualcuno e questo qualcuno non è con noi, allora soffriamo. L’amore è sofferenza e allo stesso tempo gioia, felicità.

 

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Céline è alla ricerca dell’amore assoluto…

In Hadewijch ho voluto rappresentare una donna e la sua ricerca e per farlo mi sono servito della religione, di Dio, per poi volgere da tutta altra parte. Io non sono credente e dunque ho usato la rappresentazione di Dio per arrivare ad esplorare la potenza poetica, sono passato attraverso la religione per cercare di resistuire all’amore umano la sua forza, il suo bisogno di potenza.

 

Nel suo percorso Céline è vittima e testimone di un estremismo religioso molto violento, quello cristiano, perchè farla divenire vittima e “soldato” anche dell’estremismo islamico?

Ho voluto parlare degli estremismi nelle diverse religioni. Il problema non è l’Islam o il cristianesimo, ma gli estremismi nei quali cadono le religioni. Era fondamentale che Céline rimanesse cristiana, che non si convertisse. Hadewijch non è un’accusa contro l’Islam, è un’accusa contro le derive degli estremismi religiosi, contro le derive della fede. Che uno sia ebreo, cristiano, buddista o musulmano è lo stesso. Bisogna superare le singole religioni per ritrovare la spiritualità. C’è bisogno di una nuova spiritualità, non religiosa ma umanista. E’ questo quello che racconta il film.

 

Céline riesce ad avvicinarsi a Gesù, al suo amore come lei lo chiama, solo mortificando il suo corpo, perchè?

E’ quanto insegna la tradizione cristiana. Tutti i mistici e tutti i martiri hanno sempre pensato di poter raggiungere l’Assoluto, di poter elevare lo spirito solo violentando il proprio corpo, solo sottoponendo la carne alla sofferenza. Il loro martirio era l’emulazione del martirio di Cristo. Tutti i rituali cristiani sono un’imitazione del martirio del Cristo. Il cristianesimo afferma che nel dolore e nella sofferenza si può ottenere la grazia. E’ una tradizione cristiana.

 

hadewijchPer Céline il corpo è una prigione…

Quello che leggiamo in molti testi è che il corpo è pesante, sottoposto alla corruzione e dunque non può aspirare all’eternità. Il nostro desiderio di eternità non può essere soddisfatto dal corpo, perchè  la carne si consuma. Il corpo è una prigione che ci impedisce di elevarci alla grazia di Dio.

 

 

In Hadewijch Céline si muove tra due estremi, bene/male, amore/giustizia, senza mai riuscire a trovare un equilibrio…

Céline avanza tra due estremi, non sta mai al centro come l’uomo normale. Nell’arte bisogna trasgredire per riuscire a farci confronare con due estremi, il bene e il male. Le opere d’arte, le tragedie, le commedie, i film servono per farci riflettere sul fatto che ogni uomo è braccato dal bene e dal male. L’opera d’arte ha una funzione catartica.

 

 

La musica gioca un ruolo molto importante nel percosro di Céline, perchè?

La musica è molto importante. Come lo era all’epoca di Bach. Bach veniva pagato per scrivere una musica in grado di far risuonare la potenza divina. La musica ha una capacità di espressione molto potente. Nel mio film serve a dare forza all’amore di Céline. E’ per questo che ho scelto di utilizzare la musica barocca e l’arte cristiana, l’ho fatto perchè Céline potesse tirar fuori il suo amore, la sua anima.

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