#Sanremo2018. Una vecchia che balla nel segno dello Stato Sociale

L’ultima edizione del festival di Sanremo si è conclusa da ormai da più di una settimana, ma nell’aria permane ancora quella sensazione di piacevole sorpresa che l’ha accompagnata sin dalla sua apertura.
Vedere qualche volto noto, benchè solitamente alieno alla manifestazione, ha convinto molti a seguire questa 69° edizione: il nome più chiacchierato del post-festival è sicuramente quello de Lo Stato Sociale, band indie-pop, ben nota al pubblico più giovane, ma mai avvicinatasi prima d’ora alle telecamere della tv nazionale.

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Proprio in virtù della loro verginità televisiva, il gruppo bolognese è sceso in campo conscio di dover far breccia nel cuore di tutti, pur di sopravvivere ad una giungla di matusalemme della musica, ed al fianco della genuina “Una vita in vacanza”, ha sguinzagliato la sua personale visione di terza età: Miss Paddy Jones.
L’ottantatreenne ballerina inglese, resa celebre da Britain’s Got Talent, emerge dal ritornello del brano lanciandosi in una serie di mirabolanti acrobazie capaci di far impallidire vecchi e giovani, ma soprattutto di far parlare il pubblico per giorni e regalare alla band emergente il podio dell’Ariston (QUI il video dell’esibizione sanremese).

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Non è un segreto che Sanremo sia il palcoscenico migliore in Italia per questo genere di show, ma quello che realmente sorprende è l’infallibilità di questa strategia, che appena un anno fa aveva proclamato vincitore del festival della canzone italiana un inatteso Francesco Gabbani, anche in virtù della compagnia del costume da gorilla che lo seguiva sul palco dell’Ariston.

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Che questi abbia inaugurato un nuovo sistemone per accaparrarsi i favori del grande pubblico? Potrebbe esser vero. Ma si tratta di una strategia non certo inedita. La storia della musica, sin dai tempi di Elvis, ha sempre goduto della mirabolante unione di arte e spettacolo, addirittura divenendo una prerogativa in certi generi musicali, pop compreso.

Sanremo, nel suo piccolo, per quanto sia sempre stata una manifestazione estremamente ingessata, ha talvolta lasciato spazio ad artisti capaci di cogliere le potenzialità istrioniche di questo genere di manifestazione. Ne sono il vessillo gli Elio e le storie tese, giunti nel 1996 come outsiders ed ormai a loro agio sul palco dell’Ariston.
Va però constatato che la diversità dell’operazione portata avanti da Gabbani e Stato Sociale: non è tanto il gruppo a tramutarsi in oggetto di goliardia (come avvenne nella storica esibizione de La terra dei cachi), quanto la canzone stessa a farsi personaggio.
Tanto la “scimmia nuda”, quanto la “vecchia che balla” emergono dal ritornello della canzone e si incarnano sul palcoscenico: laddove la musica vive in funzione dello spettacolo, le barriere sceniche si infrangono per lasciare spazio al puro intrattenimento.

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È quindi logico collocare questo show in una categoria distinta da quella meramente artistica, quella di un tipo di marketing che, per quanto sapiente e brioso, potrebbe dimostrare a lungo andare, la sua essenza usa e getta.
L’acrobatica Paddy Jones non sarà stata la sorpresa del festival targato Baglioni, ma al suo fianco si è compiuta una piccola impresa, forse più rilevante: portare una band indie lontano dai tradizionali canali di fruizione moderni ed avvicinarli al pubblico che essi meritano. E perché no, far cantare anche a questi milioni di italiani un ritornello che recita “nessuno ci rompa i coglioni”.

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