TELEFILM – Prova a mentirmi

Lie to Medi Chiara Gera

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Tutti mentono. Questa frase ce l'aveva già detta e ripetuta fino allo sfinimento un certo Gregory House ma adesso a confermare la tesi ci pensa anche l'ultimo arrivato nella scuderia Fox, Cal Lightman. Esperto dell'inganno e del comportamento umano, il nostro eroe riesce a percepire anche il minimo cambiamento nell'espressione di una persona e, che scelga di tenere la bocca cucita o che decida di argomentare con convinzione la propria innocenza, il malcapitato che si trova sotto il suo sguardo inquisitore diventa un libro aperto. I suoi studenti dicono di lui che non sia del tutto normale («È stato 3 anni nella giungla africana per studiare le sopracciglia delle tribù primitive», commentano perplessi), e del resto non hanno tutti i torti, considerando che per dimostrare la brevità di un'espressione di sincero stupore il nostro non esita a scagliare un oggetto contro il muro dell'aula! Eppure i metodi di Cal si rivelano straordinariamente efficaci e non esiste sopracciglio alzato e grinza intorno agli occhi che possa farla franca…

 

Il Dr. House della psiche

Malinconico e sicuro di sé, Cal Lightman è senza dubbio un personaggio accattivante anche grazie alla magistrale interpretazione del candidato all'Oscar Tim Roth, apparso in pellicole del calibro di Pulp Fiction, Le iene e L’incredibile Hulk e qui alla sua prima esperienza telefilmica. La serie, trasmessa in America a gennaio, vuole puntare infatti principalmente sulla caratterizzazione del protagonista e ci regala un personaggio di notevole spessore, capace di richiamare alla mente ancora una volta il nostro amato “medico con il bastone”… Proprio come House infatti, anche Lightman non si comporta sempre in modo irreprensibile e non esita ad utilizzare anche metodi estremi per trovare la verità (o a Lie to Mesfruttare la sua abilità per smascherare e punire l'automobilista che gli ha rubato il parcheggio!). La sua capacità di riconoscere gli inganni poi lo porta ad essere all'occorrenza un “mentitore professionista” e non a caso tra i suoi clienti più assidui ci sono i politici… Il passato di Cal però non è stato affatto semplice: divorziato (la sue ex moglie è interpretata da Jennifer Beals, protagonista di Flashdance), ha la custodia condivisa della figlia sedicenne e porta ancora i segni del suicidio della madre, evento che lo ha spinto a diventare esperto di micro-espressione e a fondare il Lightman Group, società che di volta in volta collabora con Fbi, polizia locale, studi legali o semplici cittadini per cercare di smascherare (o all'occorrenza mascherare) la verità utilizzando la psicologia, malgrado molto spesso si scontri con lo scetticismo della gente. Ad aiutarlo nelle missioni ci pensano Gillian Foster (Kelli Williams, l'interprete di Lidsay Dole in The Practice), la neoassunta Ria Torres (Monica Raymund), scovata in un aeroporto grazie al suo straordinario punteggio al test ideato da Lightmen, “Diagnosi della Frode”, ed ancora il simpatico Eli Loker (Brendan Hines), assistente dello studio e affetto da una incurabile “onestà radicale”. Insieme affronteranno i più svariati casi, dall'omicidio di un'insegnate i cui indizi portano tutti ad un sedicenne che ora rischia il carcere a vita, ad un politico presidente della commissione etica indagato per favoreggiamento della prostituzione, ma non sempre la verità sarà semplice da rivelare…

 

A me gli occhi

L'idea di un consulente alle indagini in grado di smascherare i bugiardi grazie allo spirito di osservazione non sarà delle più originali, ma il taglio estremamente realistico dato alle storie e la varietà dei casi (non solo Lie to Mepolizieschi) i cui i nostri protagonisti si imbattono rendono Lie to Me davvero innovativa e non a caso negli States la serie è stata premiata con ascolti decisamente promettenti. La storia infatti prende spunto dalla vita reale di Paul Ekman, studioso del comportamento umano pioniere nello studio nelle emozioni e delle loro relazioni con le espressioni facciali, e col passare degli episodi non possiamo fare a meno di diventare un po' più attenti anche noi spettatori. I primissimi piani che incorniciano di volta in volta gli occhi o la bocca degli interrogati, uniti spesso a scene al rallentatore fondamentali per aiutarci a focalizzare l'attenzione, ci  permettono di provare ad interpretare insieme a Cal quello che osserviamo. La capacità con cui riesce a smascherare le menzogne è semplicemente disarmante: davanti a lui siamo come nudi, ma grazie a lui forse possiamo imparare anche noi qualcosa per capire meglio chi ci sta intorno. “In un sorriso finto non ci sono grinze intorno agli occhi”, “gli uomini hanno del tessuto erettile sul naso: prude quando si nasconde qualcosa” o ancora “sopracciglia sollevate indicano che si conosce la risposta alla domanda che si sta ponendo”: prendete nota, queste sono solo alcune delle lezioni di Cal. Che si tratti di fidanzati, amici, mogli o amanti, non importa quanto siano abili a mentire: come dice Lightman, «La verità è scritta sulle loro facce»!

 

A cura di www.telefilmmagazine.com

 

Un commento

  • Avatar

    in realtà non ho trovato particolarmente interessante o originale questa serie. è un'ennesima variazione sul tema dell'indagine, ma non ha né un ritmo né uno stile visivo caratteristici. tra l'altro già in csi las vegas c'era stato il riferimento alle espressioni facciali per scoprire le menzogne dei testimoni…