Teneramente folle, di Maya Forbes

Boston, 1978. Cam e Maggie sono sposati e hanno due figlie, Amalia e Faith. Una famiglia dalle sfumature bohemien ma tutto sommato normale. Se non fosse per un piccolo dettaglio. Cam, infatti, è un maniaco depressivo bipolare con inaspettati crolli nervosi che non gli permettono di prendersi cura di se stesso o di mantenere la sua famiglia con un lavoro stabile. Tocca a Maggie quindi rimboccarsi le maniche e prendere decisioni spesso difficili e dolorose. Come quella di affidare alle cure del marito, parzialmente stabile grazie all’assunzione di litio, le loro bambine per 18 mesi, il tempo necessario per ottenere la tanto agognata specializzazione in Economia alla Columbia University di New York che le darebbe la possibilità di trovare un lavoro ben retribuito e garantire alle figlie l’istruzione che meritano.

È da questo momento, con la convivenza “forzata” dei tre, che la pellicola diventa il ritratto tragicomico di una famiglia non convenzionale (specie per i canoni di un’America, influenzata sì dalla controcultura, ma profondamente ancorata ad una visione tradizionale del nucleo familiare) dove lo spettatore si abbandona totalmente, rapito dalla goffa tenerezza e dai tentativi, non privi di fallimento e scatti d’ira, di un uomo fragile che trova il coraggio nell’amore incondizionato per quelle due ragazzine che gli tengono testa, crescendo con un padre dalle sfumature fanciullesce con il quale si scambiano sovente di ruolo, prendendosi loro cura di lui quando la malattia torna ad ondate nella sua vita. Ecco dunque che tra toast alla cannella, strane invenzioni, pile di piatti da lavare, litigi furibondi e riappacificazioni, i tre si prendono le misure e diventano, a modo loro, una famiglia.

Opera prima di Maya Forbes, Teneramente Folle prende spunto dall’infanzia stessa della neo regista che ha vissuto in prima persona il dramma della malattia del padre, qui raccontata con toni decisamente più tenui e scanzonati rispetto ad un’immaginabile realtà. Produttrice esecutiva di serie tv (The Naked Truth, The Larry Sanders Show) e sceneggiatrice (Mostri contro Alieni, The Rocker), la Forbes, ha debuttato con una pellicola scritta meravigliosamente e diretta con finezza e garbo, senza mai approfittarsi dello spettatore, impietosendolo (descrivendo il dramma della malattia in una chiave ironica capace però di far meditare), ma catturando la sua attenzione costruendo personaggi forti.

Una menzione speciale va fatta per Mark Ruffalo, qui in veste anche di produttore esecutivo insieme alla Bad Robots Production di J.J. Abrams, perfetto nel ruolo dell’eccentrico e irresistibile Cam, che mostra ancora una volta la sua versatilità, con la quale passa dall’interpretare il gigante verde Hulk, con problemi di controllo d’ira (proprio come “l’orso polare” Cam) in The Avengers all’attivista gay nel film tv, The Normal Heart, targato HBO.

 

Titolo originale: Infinitely Polar Bear
Regia: Maya Forbes
Interpreti: Mark Ruffalo, Zoe Saldana, Keir Dullea, Wallace Wolodarsky
Distribuzione: Good Films
Durata:88'
Origine: Usa 2014