The Bunker Game, di Roberto Zazzara

Girato tutto all’interno del bunker di Soratte, The Bunker Game è un horror visivamente suggestivo che non riesce a fare tesoro della sua unicità concettuale. Così, alla lunga, il sistema gira a vuoto

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Ha la fotografia curata ed i tempi dilatati tipici del New Horror di Aster ed Eggers, The Bunker Game, esordio nel lungometraggio di Roberto Zazzara girato in lingua inglese ma primo progetto di produzione italiana distribuito sulla piattaforma completamente dedicata al genere Shudder e, dunque orgoglioso di dialogare con un immaginario estero prestigioso.

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Ma al di là della forma, The Bunker Game esplicita il suo debito con gli spazi del post horror grazie ad un approccio operativo, almeno apparentemente, sul filo della sperimentazione. Il film è infatti ambientato in un bunker che diventa teatro di un gioco di ruolo dal vivo in cui i partecipanti immaginano di vivere in un presente alternativo in cui il Reich ha vinto ed i nazisti sono i nuovi padroni del mondo. Tra feste raffinate e congiure di potere, gli equilibri cambiano improvvisamente, tuttavia, quando una delle organizzatrici del gioco si accorge di una misteriosa presenza che pare vivere in quel bunker da anni.

Teoricamente in perfetto equilibrio tra horror minimale ed esperienza quasi site specific (Zazzara gira infatti nel vero bunker mussoliniano del monte Soratte), la dimensione concettuale di The Bunker Game non pare però stimolare abbastanza l’interesse di Zazzara, che preferisce attardarsi nell’attenta costruzione degli spazi d’azione del racconto, affascinanti punti d’incontro tra il retrò post apocalittico e l’opulenta decadenza del Reich, invece di interrogarsi sulla dimensione teorica legata al gioco che sostiene il racconto. Dove finisce la finzione e inizia la realtà? Come si regolano i rapporti di potere nel momento in cui c’è il rischio di generare soprusi? A Zazzara non interessa, anzi, dopo il prologo, svela velocemente la natura ludica delle premesse e si spoglia di tutto ciò che non considera necessario al racconto: non soltanto le centinaia di giocatori che avrebbero potuto movimentare a non finire le linee della narrazione, ma anche il potere straniante del bunker che, svuotato dalla presenza umana, pare perdere forza inquadratura dopo inquadratura.

The Bunker Game

Ridotto a soli quattro personaggi e lentamente privato della sua specificità, The Bunker Game diventa quindi un horror quasi modulare, simile a decine di altri slasher incolore. Zazzara pare rendersi conto di non riuscire a tenere alla lunga il passo che aveva cercato all’inizio e, improvvisamente, cambia i suoi riferimenti. Eggers e gli altri rimangono sullo sfondo, tra i neon colorati e una messa in scena particolarmente curata, mentre in primo piano emerge il Fincher di The Game matrice di un racconto per la maggior parte del tempo simile ad un thriller giocoso più che a un horror. E tuttavia anche Fincher è un modello con cui il regista dialoga a fatica, per farlo Azzara avrebbe bisogno di una presa ben più salda sul sistema e di una visione ben più solida della sua storia e dei suoi personaggi. La regia è affascinata dalle traiettorie del suo racconto e dai suoi protagonisti, ma è anche evidentemente in difficoltà nel trasformare quegli spunti, quelle linee in un racconto compiuto e avvincente.

Zazzara non riesce a dare la stessa importanza a tutti i protagonisti, ma soprattutto lascia fare tutto il lavoro agli spazi, alle scenografie, ai silenzi, al senso di abbandono che permea quei corridoi infiniti, senza rendere mai l’agire dei personaggi davvero d’impatto sul racconto.

La strategia protezionista di Zazzara gli permette di sviluppare qualche buona intuizione, tra un’efficace costruzione dei momenti tensivi e certe improvvise esplosioni di violenza, ma si tratta di un approccio che lentamente porta il film a girare su sé stesso, ad attardarsi, ad accantonare le due o tre linee che erano emerse nella storyline, per rifugiarsi nell’apparente sicurezza di una dilatazione del ritmo, più utile a prendere tempo che a far montare la tensione. Con il tempo, il racconto va in sofferenza e si chiude in un frettoloso epilogo, che, nel suo anticlimatismo, mostra bene l’insofferenza che via via Zazzara ha sviluppato nei confronti di quello spazio che, all’inizio, lo aveva attratto così tanto.

Tra i fotogrammi di The Bunker Game si percepisce un cinema affascinante e a suo modo ambizioso, che però, evidentemente, è ancora troppo poco maturo per muoversi con le sue gambe. Per farlo, forse, Roberto Azzarra deve provare a essere più un narratore che un semplice costruttore di immagini.

Regia: Roberto Zazzara
Interpreti: Lorenzo Richelmy, Gaia Weiss, Serena De Ferrari, Makita Samba, Mark Ryder, Nicolò Pasetti
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 92′
Origine: Italia, Francia 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.3
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Il voto dei lettori
2 (1 voto)
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