The Young Pope – Episodi 9 e 10

Cos’è la realtà? Cos’è giusto e cos’è ingiusto? Cosa possiamo conoscere? Qual è la forma migliore di convivenza umana? Chi sono io? Si o no? A parte l’ultima delle domande, le altre non rientrano tra gli interrogativi referendari. Ma Paolo Sorrentino è un uomo e un autore sempre più in fase assertiva? Si, probabilmente… in futuro vorrebbe realizzare un film sul divo Berlusconi, oggi riconosce che ormai televisione e cinema non sono più in antitesi e quindi con the young Renzi garantisci stabilità. No, probabilmente… non sarà più cinema stilisticamente sbruffone (come avrebbe detto anche Nanni Moretti), che oggi tanto va di moda e tanto piace, compiaciuto di se stesso. Al termine di questa serie, oltre i messaggi subliminali, c’è di più, contatto visivo, espressioni del volto, gradi di silenzi, di tono, volume e inflessione della voce, gesti e linguaggio del corpo. L’alienante “clip mania”, prevede una seconda stagione, tra fumate bianche e fumate nere, come un possibile spin-off dedicato al Cardinale Voiello, ancora ignaro del pipita traditore. Ecco, l’epilogo della prima stagione si può sintetizzare, in fondo, in una sola domanda, da cui discendono le precedenti: come si può conciliare la concezione di noi stessi in quanto agenti creatori di significati, liberi e razionali e così via, con brute particelle fisiche, sprovviste di mente, significato, libertà e razionalità? Ci sono diverse scene (come quella che chiude il nono episodio, sulla spiaggia di Ostia) in cui il giovane Papa sembra galleggiare tra il libero arbitrio e l’incompatibile carattere deterministico delle ineludibili leggi naturali. Ma Sorrentino si è fatto quasi Malick, o forse del male, si è fatto pensiero e materia, presunte istanze non più visivamente irrelate. Prima o poi, la realtà o la verità vengono a galla? La pedofilia prelata, l’epistola clandestina, sono entrambe figlie del tempo, come l’inesorabile abbandono del pluralismo costituzionale e la possibile “camera ipermaggioritaria”.

cq5dam-web-738-462Realtà e verità saranno pure figlie del tempo ma in due modi differenti: la verità che viene a galla è la scoperta di qualcosa che c’era ma che non si sapeva, come appunto scoprirsi autore più vicino al cuore dei personaggi; mentre la realtà che viene a galla è un aspetto del reale che prima non c’era, come un’emergenza, l’emergenza dell’autore di “clippare” solo quando una minaccia o una promessa potrà colpire i suoi interpreti, vedi l’ex monsignore Gutierrez. La grande bellezza e l’amico di famiglia sembrano incontrarsi nell’ultimo episodio, quando il Papa sogna di essere al cospetto dei suoi predecessori e poco dopo incontra una scolaresca, riuscendo a far piangere i bambini, suo malgrado. La giovane po(p)litica sorrentiniana non conosce ostacoli, il suo cinema capisce sempre (troppo) cosa determina l’azione e quindi di conseguenza fa politica e non l’amore. Il suo Papa è sempre fuori luogo, fuori tempo, ed è continuamente alla ricerca di azioni esemplari, azioni come reazioni che non potrebbero esercitarsi se non di fronte a una certa resistenza. Ecco, Sorrentino ha trovato nel suo Papa probabilmente la chiave giusta, più che nelle sue opere passate, perché capace di farsi una sorta di Anticristo, così da accelerare la seconda venuta di Cristo. Scende la neve a San Pietro e piove sul Governo… il Sorrentino referendario rappresenta la verità, il Sorrentino papale è per una volta il reale, che non è il docile terreno delle fantasie, ideologie e autoassoluzioni, ma ciò che produce l’attrito del pensiero.