Toglimi un dubbio, di Carine Tardieu

La storia di un artificiere che porta oltre la sua ossessione per scavare, esplorare sottoterra per trovare un qualcosa che dia senso alla vita nella superficie. Con Cécile de France

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Scavare nella vita, come nel Cinema. Un salto nel vuoto, l’atto di fare un buco in una terra ignota, farsi strada nel buio seguendo quella traccia di luce, cercare nella profondità dell’origine quel frammento mancante che dia almeno l’illusione di un senso compiuto. Togliersi il dubbio, l’incognita da dosso, attraverso l’esplorazione continua di luoghi propri e alieni. Conquistare la terra, lo spazio che ci allontana dalla domanda e dalla risposta chiave.

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Proprio all’inizio di Toglimi un dubbio della regista francese Carine Tardieu (Du vent dans mes mollets) – presentato alla Quinzaine di Cannes 2017 – l’artificiere Erwan Gourmelon (Francois Damiens) rivela la sua ossessione. Lui sta rispolverando uno dei tanti pezzi ritrovati, quell’ordigno silenzioso e inerte che per lui rappresenta mobilità, un’esplosione imminente che è allo stesso tempo una minaccia di morte e una speranza di vita. Erwan è un quarantenne che vive delle assenze e gli spazi vuoti, in constante attesa e interrogazione, scavando nei ricordi, vedovo, con una figlia incinta di padre sconosciuto. Finché un giorno – dopo aver fatto degli esami medici in cerca, appunto, della traccia di una malattia ereditaria – si trova davanti alla scoperta che sconvolgerà tutto: l’uomo che l’ha cresciuto non è il suo vero padre. A quanto pare potrebbe essere Joseph (André Wilms), un settantenne con cui Erwan, aggrappandosi quasi disperatamente a una possibilità, stabilisce subito un legame. Poi, l’amour: la comparsa della dottoressa Anna (Cécile de France), sfuggente, brutale, che porta con sé un frammento di tragedia greca, oppure qualcosa di più simile al teatro dell’assurdo. Sicuramente, la fragilità di una certezza e l’esplosione definitiva.

Sempre alla ricerca della traccia di un DNA scomparso, Carine Tardieu costruisce il suo racconto muovendo i pezzi di una storia che sembra di voler frammentare, trovando proprio il fulcro della sua ricerca in questa dissociazione. Alla fine, non si tratta di ricomporre, di costruire un tessuto immobile o di trovare una verità nascosta sottoterra, ma proprio di osservare come un uomo, oppure un corpo cinematografico, può fare e disfare, andare avanti e indietro, distruggere tutte le sue certezze in un attimo, senza perdere la sostanza, il materiale di cui è fatto. Tutta questa (de)costruzione funziona, immersa nel contesto della classica commedia francese – sempre al limite tra cinismo e intensità, tra pianto e sorriso, tra un’emozione trattenuta come aria sott’acqua e una risata scatenata, fuori controllo – dimensione in cui la belga Cécile de France si sa muovere bene. Accanto a lei, Francois Damiens (La famiglia Beliér) col suo sorriso burlesco e una costante espressione di dubbio, come se fosse lui stesso un corpo in interrogazione, un work in progress, una prova di DNA ancora irrisolta. Come se si muovesse con estrema consapevolezza della fragilità delle cose, sempre su un terreno pieno di spolette inesplose.

Se il cinema è la scoperta di una traccia che si possa rispolverare, si potrebbe dire che Tardieu sia riuscita a scovare il suo pezzo ignoto. Ma una idea che all’inizio esplode con tutta la sua potenza, freschezza e originalità, una volta sciolta la polvere e il fumo avanza pericolosamente in direzione della dimensione del “feel good movie“. Uno spazio dove non c’è la minaccia della sorpresa, del disagio, un campo di fiori piatto e pulito, dove tutto si risolve di maniera tempestiva, sfidando il tempo, l’ordine naturale delle cose, come una sceneggiatura che salta qualche capitolo per arrivare al lieto fine. Forzare e giocare col tempo può essere anche più pericoloso che manipolare un ordigno, quando il fulcro del racconto si trova nella minaccia d’esplosione, più che nella calma dell’attesa.

 

Titolo originale: Ôtez-moi d’un doute
Regia: Carine Tardieu
Interpreti: Cécile de France, Francois Damiens
Distribuzione: Academy Two
Origine: Francia, 2017
Durata: 100′

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