Una certa tendenza del cinema italiano: "Lezioni di volo", di Francesca Archibugi

Come poter guardare un corpo che non ci riguarda o sentire la superficie delle immagini stendersi davanti agli occhi in un tangibile bisogno di raggiungere i corpi che invece restano chiusi nell'inespressa intimità dei loro incarnati. Corpi distanti, vuoti, impermeabili che esistono solo nella loro solitudine; in una solitudine che li isola dal nostro sguardo. E' impossibile incontrare questi corpi celibi, individuali, solitari e sterili che incarnano una traiettoria per se stessa espressiva e incapace di sviare, far vacillare, ferire e ritemprare lo sguardo. Si tratta solo di una esasperata fisicità che costringe i corpi a concedersi, a darsi più che a donarsi, in un tessuto di immagini falsamente corpose e seducenti. Immagini che ci dicono, ancora una volta, di un amore da poter vivere solo come tranquillo possesso. E non come desiderio che ci permette ogni volta di riposizionare sguardo e corpo. Questa è la tendenza del cinema italiano di oggi. Queste le immagini di un cinema privo di slanci anarchici, di derive inaspettate, di incanti dissonanti. Quelli del nostro cinema sono corpi abbandonati a un "piacere interno" e impossibilitati a stabilire una complicità del desiderio con chi li guarda… Così i corpi di Saturno contro di Ferzan Ozpetek; quelli di In memoria di me di Saverio Costanzo; quelli di Fabio Volo e Anita Caprioli in Uno su due; quelli di Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti in Ho voglia di te, per ricordare soltanto alcuni degli ultimi titoli, ma si potrebbe continuare (all'infinito…). Ciò che ci sta da sempre a cuore è il miracolo che possa permetterci di lacerare l'ineluttabilità della macchina cinema. Basterebbe qui ricordare quella meravigliosa sequenza di Palombella rossa di Nanni Moretti, in cui la partita di pallanuoto viene per un attimo sospesa per rivedere in tv la fine del Dottor Zivago, con gli spettatori che si accalcano ansiosi di poter interrompere, come per incanto, con le loro grida la fatalità del racconto e rendere possibile ciò che all'interno delle immagini sembra fissato una volta per tutte. Con quella sequenza Moretti riusciva a dire di un cinema complice di uno sguardo desideroso di gettarsi senza ritegno nell'immanenza dell'opera. Un desiderio che manca anche all'ultimo film di Francesca Archibugi, Lezioni di volo, incapace di scavalcare quella visione statica di gran parte del cinema italiano, di non irretire i corpi nelle trame di un racconto da cui è impossibile uscire senza essere guidati. Anche l'India filmata dallo sguardo senza amore di Francesca Archibugi è un luogo da cartolina che non incide lo sguardo e neanche per un momento da l'impressione di poterne percepire i colori, i rumori, gli odori. Lo stesso viaggio dei due protagonisti è un errare senza errore, partecipe di un senso di colpa insincero, che si stempera in una affrettata, generale e finale riconciliazione. Qui, come in buona parte del cinema italiano di oggi, non c'è nessuna deriva capace di far vacillare il nostro sguardo, nessun segno capace di dire il senso della vita o la sua insensatezza, nessun desiderio capace di imprimere ai nostri incontri il ritmo disarmonico di un perdersi e ritrovarsi. Questo è un cinema che non reca con sé nessuna apprensione dello sguardo… Ridateci il nostro peccato, le nostre passioni, la nostra inappagata aspirazione alla redenzione.

Regia: Francesca Archibugi
Interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Andrea Miglio Risi, Angel Tom Karumathy, Anna Galiena, Flavio Bucci, Roberto Citran, Angela Finocchiaro
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 106'
Origine: Italia, 2006