VENEZIA 64 – "Sugisball", di Veiko Ounpou

Una delle prime cose che si vede in Sugisball è il manifesto di Love Streams di John Cassavetes, appeso sul muro nudo dell’appartamento di uno dei protagonisti, uno scrittore che è stato appena abbandonato dalla moglie. Nonostante l’affettuoso omaggio al regista americano, il “ballo dell’autunno” (questa è la traduzione italiana del titolo), scritto e diretto dall’estone Veiko Ounpou, sembra rifarsi di più a certe atmosfere alla Michelangelo Antonioni, specie nell’ostentata dialettica tra lo stato d’animo dei protagonisti e il paesaggio suburbano di Tallin, costantemente plumbeo, ancora condizionato dai fantasmi dell’Unione Sovietica, su cui sembra che Ounpou abbia fatto un accurato lavoro di fotografia, e in alcune inquadrature statiche e silenziose, da sempre identificative del regista della presunta incomunicabilità. Riferimento forse obbligato, considerando che Sugisball fa della solitudine il suo tema prediletto, non solo come destino dell'uomo, ma anche come risultato di dinamiche sociali. Il film si snoda attraverso la narrazione più o meno rarefatta di alcune ordinarie storie di isolamento: il romanziere distrutto perchè la moglie lo ha lasciato, il guardarobiere latin-lover che non riesce a trovare nessuna relazione stabile, una giovane coppia alto-borghese che si vomita addosso accuse, una mamma che cresce sua figlia cercando di tenerla lontano dal marito ubriacone. Per tutto il corso di Sugisball queste vicende e queste relazioni si avvicinano, arrivano addirittura a saldarsi per un breve periodo, per poi allontanarsi necessariamente, come se l’umanità fosse segnata dall’impossibilità di avere un qualsiasi contatto con gli estranei. Alla fine di un percorso che torna al punto di partenza – due persone in una stanza che si guardano e si parlano appena, dietro il già citato manifesto di Love Streams – l’unico traguardo raggiunto è quello della maturata rassegnazione verso un mondo diffidente in cui un modesto anziano non può avvicinarsi ad una bambina senza essere preso immediatamente per un pervertito e costretto alla fuga. In un’atmosfera così densa ed impegnativa, il regista non manca di mettere una vena comica allo scopo di sdrammatizzare, ma il tentativo di allentare la tensione resta solo sulla carta, e persino stonato. Forse preoccupato – senza ragione – del fatto che qualcuno non potesse capirne la morale, Ounpou ha affida la spiegazione a vari messaggi simbolici sparsi lungo il film, come il pestaggio, con tanto di sangue sacrificale, dello scrittore di commedie di coppia, oppure l’abbraccio finale, precaria ancora di salvataggio tra due esseri umani, che richiama l’epilogo di Cuori di Resnais. In ogni caso, lungaggini e citazioni comprese (una persino da Woody Allen) il suo Sugisball si può definire un buon esordio.