VENEZIA 67 – “Un film sul corpo e sullo sguardo”. Incontro con Abdellatif Kechiche

KECHICHEIl terzo film francese in concorso è Venus noire, di Abdellatif Kechiche, che già tre anni fa aveva partecipato alla selezione ufficiale della Mostra con l’acclamato La graine et le mulet (Cous Cous), che si era aggiudicato il Gran Premio della giuria. Il resoconto della conferenza stampa

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abdellatif kechicheIl terzo film francese in concorso è Venus noire, di Abdellatif Kechiche, che già tre anni fa aveva partecipato alla selezione ufficiale della Mostra con l’acclamato La graine et le mulet (Cous Cous), che si era aggiudicato il Gran Premio della giuria (ex aequo con I’m Not There). Questa volta Kechiche si allontana dall’attualità per raccontare una storia realmente accaduta nel 1800. La drammatica vicenda di Saartjie, giovane ottentotta oggetto della curiosità morbosa dei ‘civili’ londinesi e parigini. Un film che, aldilà del suo valore, farà molto discutere. In conferenza stampa Bechiche si è presentato con la protagonista, l’esordiente Yahima Torres e con gli interpreti Olivier Gourmet, Andre Jacobs, Elina Löwensohn e Michel Gionti.

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Lei si concentra nel mostrare il corpo, che diviene nel corso del film sempre più esibito. Non crede che, eccedendo in questo senso, si rischi di mostrare un certo compiacimento?
Non credo che da parte mia ci sia compiacimento. Anche perché le scene degli spettacoli non sono tutte uguali. C’è una progressione nell’esibizione del corpo, un’evoluzione se così vogliamo. Ogni scena è diversa alla precedente, perché aggiunge qualcosa, un ulteriore passo in questo cammino verso l’abisso. Dapprima vediamo un corpo vivo, che balla e si muove con energia. Poi a poco a poco si svuota, perde vigore, fino ad arrivare alla mutilazione. E’ chiaro. E’ anche un film su un corpo e sullo sguardo su questo corpo.
 
 
Perché si è interessato a questo personaggio? Può considerare il suo film un ritratto della contemporaneità?
All’inizio mi sono interessato a questo personaggio nel 2000, quando il Sud Africa ne ha richiesto le spoglie, per il tramite di François Mitterand. In questo senso, visto che se ne è scritto e detto molto negli ultimi anni, può considerarsi una storia contemporanea. Ma è contemporanea anche in un altro senso. Questo corpo esibito, fatto oggetto di spettacolo. E del resto non posso fare a meno di pensare a tal proposito alle derive dei nostri politici, dei loro atti, delle loro parole. C’è ancora il razzismo, c’è ancora la discriminazione. E sono preoccupato delle immagini di espulsioni che avvengono nel mio Paese. di fronte a queste derive, è necessario ricordare un passato non così lontano e non molto glorioso per i francesi, con tutte le sue conseguenze terribili. Ecco, ho sentito il dovere morale di portare una testimonianza per arginare queste derive.
 
Il suo, dunque, è un atto d'accusa?
Ho voluto mostrare le cose senza dare un giudizio, in modo da lasciare allo spettatore la possibilità di riflettere. E’ chiaro che per me l’atto più barbaro è stato la dissezione di questa donna. Come è stato possibile arrivare a tanto? In vita aveva rifiutato di mostrarsi nuda agli studiosi. Questi, alla sua morte, hanno violato la sua volontà. E poi questa gente che guarda, spalleggiandosi. Ho cercato di condurre una riflessione sullo sguardo collettivo. Quando si è in più persone a guardare, è come se ci si sentisse meno responsabili.
 
E’ la prima volta che lei affronta un film ‘storico’. Ha avvertito la cosa come una sfida? O vede una continuità con i suoi film precedenti?
Naturalmente io leggo una continuità con i miei film precedenti. Credo di puntare sempre lo sguardo sull’uomo, senza cercare di giudicarlo, ma solo di comprenderlo. Il fatto che per le persone più moralmente discutibili del film abbia scelto grandi attori come Gourmet e Jacobs, è proprio indice di questo. Non è mia intenzione di caricare i personaggi, le persone di colpe.
 
Nel suo cinema il teatro, lo spettacolo in genere riveste sempre un ruolo molto importante. Come mai?
Credo che il teatro e il cinema, lo spettacolo in generale non può servire solo a divertire il pubblico. Credo fortemente che abbiano una forza, mi si passi il termine, spirituale. Credo che attraverso il teatro e il cinema si possano comunicare delle cose. E il mio intento, spero riuscito, è proprio parlare all’intelligenza degli spettatori.  
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