#Venezia76 – Il cinema di ‘genere’? – Martel vs. Polanski

Tra il movimento del #metoo e la Mostra del Cinema di Venezia c’è qualche problema. Lo scorso anno la regista Jennifer Kent, unica donna in competizione con The Ninghtingale, aveva ricevuto un insulto sessista al termine della proiezione stampa. La cineasta australiana ha dovuto peraltro rinunciare a fare la giurata in questa edizione a poche ore dall’inizio del festival per “un’urgente questione personale” ed è stata sostituita da un’altra cineasta, Mary Harron.

La bomba però anche a Venezia 2019 è scoppiata ugualmente. Per mano della presidente di giuria, la regista argentina Lucrecia Martel, durante la conferenza stampa di ieri. Parlando di J’accuse (An Officer and a Spy), il film di Roman Polanski che sarà presentato in concorso domani sera, la Martel ha detto: “Io  non separo l’uomo dall’opera. Trovo anzi interessante come le opere d’arte rendano visibile l’uomo che le ha fatte. E credo che possiate immaginare quanto la presenza di Polanski a Venezia, con le notizie sul suo passato, mi risulti molto scomoda (…) Per me non sarebbe facile, e se sarà possibile non lo farò, assistere alla proiezione di gala del signor Polanski perché io rappresento molte donne che stanno lottando in Argentina su questioni simili, e non vorrei dovermi alzare in piedi per applaudirlo. Però mi pare giusto che il film del signor Polanski sia in questo festival. Perché è un dialogo che va approfondito. E quale luogo migliore c’è di un festival per proseguire questo discorso”. In realtà, poi come riportato nell’articolo di Nancy Tartaglione su www.deadline.com, la cineasta ha ribadito che “non ha nessun pregiudizio contro il film in competizione di Polanski”. E poi, proprio di qualche ora fa, è un’altra dichiarazione: “le mie parole sono state profondamente fraintese (…) e guarderò allo stesso modo di tutti gli altri film del Concorso. Se avessi dei pregiudizi, mi dimetterei dal mio incarico di presidente della Giuria”.

Forse l’esplosione è stata disinnescata. Però la questione delle quote rosa in un festival sta portando a diversi fraintendimenti. Resta però il fatto che il cinema non ha genere. Ci sono film realizzati da donne che sono bellissimi, e da uomini che invece sono film bruttissimi. E viceversa. Ma al di là della ragionevole marcia indietro proprio per il ruolo che ricopre Lucrecia Martel, c’è una frase che continua a suonare stonata: “Non separo l’uomo dall’opera”. Se questo è il criterio, bisogna mettere in discussione non solo l’intera storia del cinema, ma dell’arte e del pensiero. Forse bisognerebbe cercare di ritrovare il senso della misura. I film sono firmati da chi li ha fatti. Ma crediamo che vadano separati dal/dalla regista. E il cinema di Polanski, per noi, resta quasi sempre bellissimo.

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