Villaggio Multiplicity. Il secondo tragico Fantozzi, di Luciano Salce

Non si sa se La Corrazzata Potemkin del maestro Ejzenstein sia “una cagata pazzesca”. E’ però certo che quell’uscita di uno sfiancato Fantozzi, a cui è stata negata insieme ai suoi colleghi un’indimenticabile Inghilterra-Italia dallo Stadio di Wembley, ha condizionato a 50 anni dall’uscita del film russo una parte del nostro immaginario. Pur essendo tra i film obbligatori da vedere per l’esame di Storia e Critica del cinema, gli unici spezzoni che sono personalmente restati in testa sono quelli presenti nel film di Salce. Così come non credo di aver mai visto Dies Irae di “Carlo Teodoro Dreyer” né L’uomo di Aran. Del resto i cineforum gestiti da Guidobaldo Maria Ricciardelli mostrano proprio il lato sfiancante della visione e dell’analisi di un film. Quello dell’occhio della madre, del montaggio analogico. Vengono in testa tutti i mattoni teorici scritti da Ejzenstein. Sul montaggio, sulla regia. Testi indispensabili che Il secondo tragico Fantozzi sembra aver bruciato di colpo, in quelle fiamme vicino alla pellicola dell’indimenticabile capolavoro russo (!).

il secondo tragico fantozzi Il secondo tragico Fantozzi è ancora oggi un film modernissimo. Ancora più del precedente Fantozzi, è forse il titolo migliore della saga e conferma come oggi Luciano Salce sia uno dei cineasti più sottovalutati del cinema italiano. Uno che ha preso la lezione di un Mastrocinque o Mattoli, che si pone davanti al corpo impazzito di Villaggio come loro si ponevano davanti a quello di Totò. Differenze certo, ma anche similtudini. Non una marionetta elastica, ma una figura lì per lì più appesantita. Dal servilismo/sottomissione verso i superiori, dall’incapacità di non riuscire mai a dire e fare quello che passa per la testa. In questo senso Il secondo tragico Fantozzi ha qualcosa di terapeutico. Non perché il film da divertente è diventato triste. E’ e resta una commedia che fa morire dalle risate, con una deformazione del grottesco da cui avrebbero dovuto imparare altri maestri culturalmente riconosciuti (come quelli del cineforum) della ‘commedia all’italiana’. Ma perché ancora oggi, a 39 anni dall’uscita, è uno dei titoli italiani che riesce veramente a mostrare il peggio di noi (la scena alla stazione in cui fa finta di non conoscere la moglie e la figlia alla stazione per non far brutta figura col suo megasuperiore è un cazzotto nello stomaco), che è politicamente attualissimo oggi ancora più di ieri.

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il secondo tragico fantozzi Al tempo stesso però Fantozzi è anche oggi una sorta di essere etereo, che può correre a velocità impazzita come nel finale o in fuga dal terribile alano Ivan il terribile 32° dopo la festa in villa, che può volare in aria al casinò dopo essersi ingurgitato litri su litri della famosa acqua Bertier. La matricola 7829/Bis attraversa diverse macrosequenze (il casinò di Montecarlo, la battuta di caccia che sembra trasformarsi in un film bellico da Prima guerra mondiale, il faro della nave a Genova, la festa in villa dagli aristocratici, il circo, il cineforum, il locale hard, la “fuga d’amore” a Capri), struttura che poi segnerà anche il cinema di Neri Parenti che non a caso diventerà il regista di molti successivi Fantozzi e di uno dei migliori film con Villaggio che richiama direttamente questo film nel rifarsi alla comicità slapstick, ossia Ho vinto la lottera di Capodanno. Perché in Il secondo tragico Fantozzi c’è tutto un rapporto conflittuale con gli oggetti dove l’elemento sonoro non è il dialogo ma proprio il continuo rumore dell’attrito con questi. E, sotto questo aspetto, c’è un dettaglio/omaggio tra i più divertenti, proprio della comicità visiva, della commedia italiana. Nel locale hard Calboni arriva, lancia con nonchalance il cappello e centra l’attaccapanni. Fantozzi prova a fare lo stesso ma prende in pieno sul viso la ragazza che sta all’entrata. Quindi Il secondo tragico Fantozzi rifiuta un certo tipo di cinema esaltando però al tempo stesso un’altra tipologia del muto. Più Buster Keaton ed Harold Lloyd per le gag visive che Charlie Chaplin. Perché qui non c’è il lato più romantico, non c’è la speranza di un mondo migliore. Ma è senza nessuna pietà. Quindi è il mondo e il cinema così come sono.

Regia: Luciano Salce
Interpreti: Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Gigi Reder, Nietta Zocchi, Piero Palermini, Eolo Capritti, Willy Colombini, Giuseppe Anatrelli, Liù Bosisio, Paolo Paoloni, Ugo Bologna, Mauro Vestri, Plinio Fernando, Dino Emanuelli
Distribuzione: Eagle Pictures

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Durata: 105’
Origine: Italia, 1976