Wildfire di Cathy Brady

Un racconto politico intimo, delicato, ma anche coraggioso, che prende di petto il trauma del terrorismo irlandese e lo porta in superficie con originalità. In concorso al #TFF38

Per il suo esordio nel lungometraggio, l’irlandese Cathy Brady si immerge nel trauma collettivo del suo paese con l’entusiasmo di chi desidera prendere una posizione chiara sulle questioni centrali della società in cui vive. Ne viene fuori Wildfire, dramma familiare che già dal titolo sottolinea il ruolo duplice del fuoco, distruttore e purificatore, correlativo oggettivo di un cinema che scava nell’identità nazionale e ne lascia emergere le storture e le ambiguità. Cartina tornasole narrativa della Brady è la storia di due sorelle irlandesi, Kelly e Lauren, che provano a ricostruire il loro legame dopo che la prima è scomparsa a seguito del suicidio della madre e della morte del padre in un attentato dell’IRA.

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Combattute tra la volontà di lasciarsi inglobare da un paese solo all’apparenza pacificato e la ribellione ad una nazione che ha dimenticato i drammi che l’hanno formata, le due sorelle influenzano, attraverso il loro dinamismo, una forma che solo in apparenza si muove quieta nel solco dei prodotti indie e dell’estetica da Sundance ma che in realtà salta nervosa tra i racconti del trauma del Vietnam, il thriller, fino ad aprirsi ad atmosfere oniriche.

La Brady rende lentamente sempre più impalpabile il tessuto del racconto e lascia emergere in controluce quel sommerso dell’inconscio collettivo irlandese a cui punta davvero. Wildfire diventa quindi una storia di fantasmi, un racconto puntellato da apparizioni e simulacri, dal cappotto infeltrito di una donna morta e dai cartelli che inneggiano ad un’Irlanda unita.

Anche il peso specifico delle due sorelle si assottiglia e le due con il tempo diventano entità incorporee legate ad un’idea di Irlanda che non esiste più, di cui diventano custodi e memoria storica. Osservato da quest’angolazione, Wildfire è anche il romanzo di formazione di un’intera nazione, chiamata dalle nuove generazioni a confrontarsi con i propri demoni. Non è un caso che la costante tensione tra il microcosmo delle sorelle ed il macrocosmo della città, si risolva anche nel contrasto tra la volontà di portare alla luce il trauma e la spinta a nasconderlo.

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Forse è anche per questo che, lentamente, Lauren e Kelly mutano in entità sovrasensibili, pronte a mettere in scacco il portato traumatico Irlandese. Emblematica in questo senso è  una delle scene centrali del film, in cui le due incontrano i terroristi che hanno ucciso il padre e li mettono di fronte alle loro responsabiltà, quasi fossero Furie greche o divinità vendicative del folklore irlandese.

Attraverso un passo a tratti contemplativo, Wildfire organizza una nuova via del cinema politico contemporaneo, scegliendo un linguaggio intimo e grintoso, fresco ma centrato nei suoi intenti, coadiuvato da una regia che nel confronto col primo lungometraggio riesce a trovare già una sua voce peculiare muovendosi dalla consapevolezza della tradizione.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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