"Schegge di April" di Peter Hedges
Quella del film è una grande semplicità di narrazione catturata in una scorrevolezza semplice ed efficace. Molti i primi piani, molto il silenzio che scorre tra i dialoghi, sempre in bilico tra dramma e commedia, nostalgia e speranza.
Ci sono tre storie in Schegge di April, opera prima di Peter Hedges (già sceneggiatore di What's Eating Gilbert Grape? tratto da un suo romanzo, e di About a boy) che, con un budget ridotto all'osso (pare che sia costato 300 mila dollari) e la tecnologia digitale, realizza un piccolo film "indipendente" come se ne vedono sempre più di rado. April vive con il fidanzato in un piccolo e scalcinato appartamento di New York, ha alle spalle un passato burrascoso di rapporti famigliari e una vena di solitudine che si insinua nei gesti insicuri. Per il giorno del ringraziamento, però, ha deciso di invitare la sua famiglia, che non vede da molto tempo, e di cucinare per loro il più tradizionale dei tacchini ripieni. E infatti, contemporaneamente, padre, madre, fratello e sorella, partono dal New Jersey in un viaggio che sarà pieno di soste, incertezze, ricordi, battute feroci nei confronti della figlia/sorella ribelle, che ha trasgredito tutte le regole.
Intanto, però, il forno di April non funziona e l'unica alternativa è bussare alle porte dei vicini per chiedere aiuto. Uno stratagemma che ci consente di entrare nelle case di gente insospettabile e conoscere i modi bizzarri, le stranezze o la inconsueta normalità di persone sconosciute, piccoli universi di manie e tradizioni che si consumano quasi in silenzio, dietro le porte chiuse dei loro appartamenti. Una corsa contro il tempo che si realizza nel gioco dell'incertezza e della ripetizione di gesti e parole, nella sorpresa ingenua degli imprevisti. L'attesa sembra non esaurirsi mai, la tensione è pronta a riaffiorare per ogni contrattempo, mentre il ritmo si increspa diseguale nell'alternanza delle situazioni e dei luoghi. April sale e scende affannosamente le scale, mentre la sua famiglia, all'opposto, chiusa in macchina, è suo malgrado prigioniera di un viaggio che cerca di rallentare, come a voler trattenere il tempo, fermarlo e, forse, farlo scorrere all'indietro. Semplicità di narrazione in una scorrevolezza semplice ed efficace. Molti i primi piani, molto il silenzio che scorre tra i dialoghi, sempre in bilico tra dramma e commedia, nostalgia e speranza.
Due facce opposte e insieme uguali di una storia che, però, è mossa dalla corsa per le strade cittadine di Bobby, il fidanzato di April, non si sa se alla ricerca di qualcosa o in fuga da qualcuno. L'importante, però, in questo caso è che i tempi si frantumano, il ritmo irrequieto arricchisce di un sorta di strano mistero il personaggio, descritto quasi di sfuggita e per il resto lasciato preda di piccoli stereotipi, destinati, però, a stemperarsi nel finale dei chiarimenti, nel rispetto della classicità, con abile e sapiente uso di ironia e commozione.
Titolo Originale: Pieces of April
Regia: Peter Hedges
Interpreti: Katie Holmes, Oliver Platt, Patricia Clarkson, Derek Luke, Alison Pill, John Gallagher Jr.
Distribuzione: Mediafilm
Durata: 80'
Origine: Usa, 2003
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