"Underdog - La storia di un vero supereroe", di Frederick Du Chau
Opera terza particolarmente frastornante del regista di Striscia, una Zebra alla riscossa, il film schioda dal divano televisivo James Belushi e la voce di Jason Lee, e nel tentativo di rendere in live action e computer grafica un popolare cartoon degli anni '60 appende inerme al panno blu che dietro di lui fa schizzare palazzi, ambientazioni e scenari, un cane spesso distratto ed annoiato che dovrebbe essere il supereroe Underdog che vola.
Ecco un altro tassello della nuova strada all'interno delle pellicole per ragazzi tentata dall'ex campione di skate Jason Lee dopo la carriera con Kevin Smith (è in quasi tutti i suoi film) e l'exploit televisivo con l'ottimo serial My name is Earl: prima la controparte in carne ed ossa di Alvin Superstar, e ora l'attore presta la voce nella versione originale al cane protagonista di Underdog, film in live action e computer grafica basato su un popolare cartoon degli anni '60. Opera terza particolarmente frastornante di quel Frederick Du Chau che già ci aveva regalato Striscia, una Zebra alla riscossa, il film schioda dal divano televisivo de La vita secondo Jim anche quel James Belushi che con comprimari canini ha già avuto a che fare per ben tre episodi della saga (chi se la ricorda?) Un poliziotto a quattro zampe. Più che frastornante, l'aggettivo adatto appare forse 'frastornato' – di sicuro, lo è il cane impiegato come attore protagonista, evidentemente appeso inerme e con le zampe immobili al panno blu che dietro di lui fa schizzare palazzi, ambientazioni e scenari nel tentativo chiaramente imbarazzato (il cane davvero pare spesso distratto e annoiato) di mostrare Underdog, questo supereroe a quattro zampe, che vola – per poi capitombolare addosso ad automobili, chioschi, finestre e persone in maniera violentissima. Questa, e mettergli contro uno scienziato pazzo nano grottesco (Peter Dinklage, il nano di Si gira a Manhattan di DiCillo), sono le due idee principali che il film mutua dal cartone. Molto più evocativo allora, è l'uso del linguaggio che i personaggi del cartoon operavano, e che Du Chau comunque riporta nel film: le esercitazioni di Underdog, che tra le altre cose parla anche una lingua chiaramente comprensibile agli umani, con le frasi ad effetto in rima baciata, potrebbero davvero essere un controcampo a livello fonetico delle prove d'approccio dell'animale/personaggio alle tecniche di animazione digitale. Certo, il poetare di Underdog si fa di scena in scena più raffinato, mentre la CGI continua a mostrarsi terribilmente statica – completamente riuscita è probabilmente solo la sequenza dello scontro conclusivo tra il supereroe e quattro pastori tedeschi con gli stessi poteri che si rincorrono lungo le curve mura interne della cupola di un palazzo. Eppure anche la trovata del dizionario da cui l'imbecille scagnozzo dello scienziato attinge nuove parole per allargare il suo bacino di vocaboli, e che malauguratamente finisce carbonizzato tranne che per la lettera P, costringendolo ad esprimersi prevalentemente con termini che iniziano proprio con quel lemma, pare una sorta di ribellione strozzata dei personaggi nei confronti di una sceneggiatura davvero troppo frusta anche per un prodotto di questa derivazione e con questo target (ovviamente, l'avvento di Underdog nella vita della famiglia di Belushi farà sì che lui, padre fallito, si riavvicini al figlio adolescente, innamorato nel frattempo di una compagna di scuola con appresso cagnetta che fa battere il cuore del povero Beagle coi superpoteri...).
Titolo originale: Underdog
Regia: Frederick Du Chau
Interpreti: Amy Adams, Brad Garrett, Jim Belushi, John Slattery, Patrick Warburton, Peter Dinklage
Distribuzione: Buena Vista International Italia
Durata: 84’
Origine: USA, 2007
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