"Focaccia Blues", di Nico Cirasola

 

Come la focaccia sconfisse il MacDonald, ma soprattutto come la Puglia tenta di raccontare se stessa attraverso i volti e i cibi della propria terra: un lavoro in bilico tra autorefenzialità e tentativo di superare il proprio assunto documentaristico

Focaccia BluesL’impressione è che la Puglia senta l’urgenza di raccontare storie, di fornire un esempio del proprio esserci, qui e ora, di dare quasi una “lezione” al mondo, ma senza urlare troppo: d’altronde non è che ci si debba prendere sempre sul serio, soprattutto se dietro la macchina da presa c’è un regista come Nico Cirasola, che l’ironia sa bene come trattarla. Così ecco il piccolo caso della focacceria barese che con la genuinità dei suoi prodotti fatti in casa zittisce il colosso della MacDonald in quel di Altamura (provincia di Bari) e lo costringe a chiudere.
L’assunto documentaristico è dichiarato, ma il film tenta (giustamente) di fare di più: ciò che interessa è quindi mostrare come ci siano ancora degli angoli di mondo in cui la tradizione è forte e i tentativi di “invasione” portati avanti dalla globalizzazione non attecchiscono. In altri casi si parlerebbe di isolazionismo, timore del nuovo, ma il film di Nico Cirasola rovescia in senso virtuoso la critica per proporsi quale manifesto di una capacità di stare nel reale, forti del proprio passato e fieri di una tradizione che si incarna nei cibi e anche nei volti dei cittadini più illustri: a tale scopo il film passa in rassegna tutta una tipologia di personaggi del paese che, al pari della “mitica” focaccia, affondano le loro radici nel passato e nell’offrirsi allo spettatore rivendicano il proprio essere mattoni di una comunità di lunga data. A questo si unisce l’alternanza con un divertito sketch che vede Renzo Arbore e Lino Banfi schernirsi sulle rispettive origini (Foggia contro Bari, insomma): già qui, però, l’impianto inizia a scricchiolare, a denotare una pericolosa tendenza all’autorefenzialità e l’amalgama fra le parti appare ostico, sfuggente: sono difetti che rendono il prodotto lontano da quell’universalismo che invece viene rivendicato nelle sequenze ambientate a New York, dove un estemporaneo anfitrione della comunità altamurana si permette la sfrontatezza di sfidare il colosso dell’hamburger fin nel cuore del suo impero, offrendo la focaccia agli avventori dei fast-food.
D’altronde ciò che manca a Focaccia Blues è il guizzo geniale, quello capace di cortocircuitare davvero l’impianto programmaticamente messo in piedi dai suoi realizzatori, quello che pure non è mai mancato nei film di Cirasola, mai come in questo caso al servizio del progetto: in questo senso ciò che più convince nel film è la silenziosa storia d’amore fra il fruttivendolo Dante Marmone e la sua cliente Tiziana Schiavarelli, e la triangolazione che vede la donna attratta anche da un giovane yuppie (Luca Cirasola), con grande sconforto del più mite pretendente. Un gioco di seduzioni incrociate che ritrova se stesso proprio nella materialità dei cibi e nella preparazione dei prodotti locali, e che perciò lascia intravedere ciò che il film avrebbe potuto essere se avesse elaborato l’idea con maggiore spregiudicatezza.
 
Regia: Nico Cirasola
Interpreti: Dante Marmone, Luca Cirasola, Tiziana Schiavarelli, Renzo Arbore, Lino Banfi, Michele Placido, Nichi Vendola, Onofrio Pepe
Distribuzione: Pablo Bunker Lab
Durata: 88’
Origine: Italia, 2009

 

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