“Pina 3D”, di Wim Wenders

Vecchia storia quella di un film tra Wenders e la Bausch, coltivata per anni, infine realizzata sulla progettualità stereoscopica di un film in 3D, messo in cantiere proprio a pochi mesi dalla prematura scomparsa di Pina. Sullo schermo la coreografa tedesca appare in repertorio per non troppe battute, mentre a interpretare le sue più celebri coreografie ci sono i suoi danzatori storici, chiamati a rappresentare alcune delle più celebri coreografie tratte da suoi spettacoli: “Café Müller”, “Le Sacre du printemps”, “Vollmond” e “Kontakthof”. Un film che scompone la tetragona imagerie dell'ultimissimo Wenders in una ordinata dislocazione di gesti e scenari, figure e vissuti

La terra sotto Pina, i piedi al posto delle ali, i danzatori al posto degli angeli, la medesima predisposizione a dare forma al silenzio dei pensieri, corpo alla solitudine dei gesti di quella lotta perenne tra fragilità e determinazione dei sentimenti che è al centro dell’opera della Bausch. C'è una suggestione forte, di fronte a questo nuovo film in cui Wenders accompagna verso l'oltre della vita l'esperienza di un amico artista, questo “Pina's Movie” che però s'è visto privare del suo soggetto a pochi passi dall'inizio delle riprese e ha dovuto giocare col paradosso di un film tridimensionale che veniva privato della presenza concreta della sua protagonista... E allora Pina è piuttosto un lavoro che disseziona la stereoscopia come separazione tra il soggetto centrale e la sua messa in scena: da una parte il corpo dell'artista che nomina il film, distanziata nelle immagini di repertorio (rare interviste, fugaci foto) e nei pensieri a lei dedicati dai suoi danzatori chiamati davanti alla macchina da presa; dall'altra – e prevalentemente, per fortuna – la sua rappresentazione attraverso il corpus della sua Opera, con la scena che si anima soprattutto su alcune delle più celebri coreografie tratte da suoi spettacoli: “Café Müller”, “Le Sacre du printemps”, “Vollmond” e “Kontakthof”.

Vecchia storia, del resto, quella di un film tra Wenders e la Bausch, coltivata per anni, infine realizzata sulla progettualità stereoscopica di un film in 3D: giusto il tempo per l'amica coreografa di fare qualche sopralluogo, alcune foto con Donata Wenders, e poi via, lasciando Wim con un progetto meravigliosamente wendersiano, di musica e figure nella sospensione del tempo. Sullo schermo la Bausch appare in repertorio per non troppe battute, mentre a interpretare le sue più celebri coreografie ci sono i suoi danzatori storici, figure fragili/forti dei ben noti scatti di attesa e fuga, abbracci e cedimenti, elevazioni e distensioni, in cui i passi di danza elaborati da Pina si esprimevano. Wenders si spinge nella scena teatrale oltrepassando letteralmente la barriera del proscenio per entrare in relazione diretta con i danzatori, liberati en plain air in quella Wuppertal (e in altre location della Westphalia: Essen, Solingen) che aveva visto crescere il linguaggio del Tanztheater secondo Pina Bausch. Wenders sfugge alla tentazione documentaria o celebrativa (anche nei rari momenti in cui utilizza immagini di repertorio con la coreografa al lavoro), evita anche la frontalità delle testimonianze dei danzatori, ai quali offre il primo piano solo per metterci in ascolto dei loro pensieri, dei sussurri dei loro ricordi.

Pina è piuttosto un film che scompone la tetragona imagerie dell'ultimissimo Wenders in una ordinata dislocazione di gesti e scenari, figure e vissuti: la cedevole resistenza dei passi di danza della Bausch si offre silenziosa all'ascolto dei pensieri, materializzata come fosse invisibile in scenari urbani che – come la Berlino degli angeli – procedono indifferenti nel loro vivere, o in interni di vetro che si aprono con pareti trasparenti alla neutralità del fuori. Wenders offre all'amica Pina un film di forme silenziose ed armoniche nella loro disperata e umana drammaticità. Il suo cinema di testimoniali silenzi resta categorico e permeabile alle illusioni delle assenze...

 
Titolo originale: Pina
Regia: Wim Wenders
Interpreti: Pina Bausch, Regina Advento, Malou Airaudo, Ruth Amarante, Rainer Berh
Distribuzione: Bim
Durata: 100'
Origine: Germania, 2011

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