"Nella casa", di François Ozon


La riflessione di François Ozon, cineasta degli spazi chiusi, appare sempre più dans la maison, una casa che non riesce più a schiudersi al mondo e a raccontarlo per immagini senza il filtro di un approccio teorico. Il film mette in atto una dialettica letteratura-cinema che vede l'immagine perdente, espediente e non fine del discorso

scena del film Nella casa di François OzonSi apre su un liceo, come un altro dei film francesi più belli di questa stagione, Après Mai; si chiude su una palazzina osservata dalla strada, nel brulichio delle esistenze che la animano come La finestra sul cortile, testo simbolo di ogni riflessione sull’essenza voyeuristica del cinema.



Tra questo incipit e questo finale si consuma la riflessione di François Ozon, cineasta degli spazi chiusi, che appare sempre più dans la maison, una casa che non riesce più a schiudersi al mondo e a raccontarlo per immagini senza il filtro, sempre più pesante, di un approccio teorico tanto apodittico da non essere più ascrivibile alla sfera della metafora.

 

Se il liceo di Assayas si offriva infatti come punto di partenza per il passaggio dalla teoria all’esperienza – la citazione di Blaise Pascal “Tra noi e l’inferno o tra noi e il cielo c’è solo la vita che è la cosa più fragile del mondo” – subito indicativa della volontà del suo autore di rileggere l’esperienza giovanile con uno slancio vitale, attraverso la lente della memoria privata, quello di Ozon si configura come uno spazio museale dove campeggia la scritta ‘Gustave Flaubert’.

 

Il nome dell’autore di Madame Bovary, capostipite di un realismo che contrapponendosi al melodramma ottocentesco balzachiano apre alla letteratura contemporanea e alla sua vocazione per la registrazione – “Scrivi come se avessi con te una piccola telecamera” dice il professor Germain/Luchini al suo allievo Claude – sembra dettare le coordinate teoriche su cui Ozon costruisce un film che diventa un saggio sul rapporto cinema/letteratura, genesi artistica e suo rapporto col reale.


Dalle schermaglie tra Germain e la moglie gallerista, una Kristin Scott Thomas a cui tocca farsi carico di tutti i vezzi della "sovrainterpretazione da catalogo", al penetrare di questo novello Terence Stamp adolescente nel cuore della casa (piccolo)borghese, il film si piega interamente all'espediente metalinguistico e all'affabulazione come forma di sopravvivenza,  tramutando i personaggi in funzioni proppiane ("il protagonista ha un desiderio: come realizzarlo superando gli ostacoli lungo la sua strada?" spiega ancora Germain a Claude. 

 

Ernst Umhauer in Nella casa di François OzonNella casa si pone allora in maniera speculare a Swimming Pool, dove il processo creativo di costruzione romanzesca della giallista in crisi d’ispirazione Charlotte Rampling passava attraverso la materializzazione del personaggio/ musa Julie e della sua incontenibile ossessione per questa giovane donna.

 

E se già il corpo a corpo attorno alla piscina risentiva di un eccesso di struttura il cui peso era però mitigato dall'incontenibile sensualità di Ludivine Sagnier, in Nella casa la reversibile relazione docente-discente perde l’elemento erotico per spostarsi sul piano puramente astratto del linguaggio, in una dialettica cinema-letteratura che vede l’immagine perdente, espediente e non fine del discorso.

 

Quello di Ozon è un cinema allo stesso tempo estremamente riconoscibile e sfuggente, che trova nel rigore geometrico tanto degli spazi (gli interni chiusi) quanto delle relazioni umane  (i rapporti simmetrici fra i personaggi) un suo tratto distintivo, ma dà sempre la frustrante sensazione di non riuscire a vivere queste categorie in profondità, alla luce di un’emotività personale.
Quando lo fa, come nel caso de Il tempo che resta, Sotto la sabbia o Il rifugio, riesce anche a regalare momenti lirici, ma più spesso finisce per nascondersi dietro pastiche di generi, citazioni di secondo grado e giochi intertestuali senz’anima. Mentre il cinema a cui guarda – Nella casa assembla umori eterogenei dal Pasolini di Teorema all’Allen di Misterioso omicidio a Manhattan, senza dimenticare i jeux du discours rohmeriani, ormai riferimento consueto dell’autore parigino – sopravvive al tempo per l’umanità profonda che lo ispira, ben oltre la ricerca filosofica e intellettuale.


Titolo originale: Dans la maison
Regia: François Ozon
Interpreti: Fabrice Luchini, Ernst Umhauer, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Ménochet, Bastien Ughetto, Jean-François Balmer, Yolande Moreau, Catherine Davenier
Origine: Francia, 2012
Distribuzione: Bim
Durata: 105'

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