Il nemico alle porte
Sempre più fuori il panorama nazionale il cinema di Jean-Jacques Annaud. E sempre più fuori un’idea di cinema che col tempo nega sempre di più gli elementi (La guerra del fuoco, L’amante) per diventare sempre più materia. Una materia pesante, quasi cementificata in un set già distrutto da esibire come maceria. In questo senso ne Il nemico alle porte l’assalto iniziale a Stalingrado nell’autunno del 1942 possiede un impatto visivo in cui si avvertono i segni della struttura costruttiva del cinema di Annaud. Un assemblaggio di “immagini belle”, troppo “belle” nella loro dichiarata cupezza, a metà tra l’indefinitezza pittorica e il documentarismo, catturate con la macchina a spalla per restituire un approccio diretto, immediato. Ecco, forse la distanza maggiore da Il nemico alle porte sta proprio nello sguardo di Annaud, nel suo spacciare per diretto e immediato ciò che è invece costruito. Una cornice che privilegia gli ampi spazi ha spesso costituito la cifra stilistica del cinema di Annaud. In un certo senso ne Il nome della rosa, L’orso e L’amante si avvertiva già quella frattura tra un intimismo esasperato e una dimensione da kolossa,l che si è ulteriormente accentuata in Sette anni in Tibet, opera dichiaratamente verticale dove ad essere assente è proprio la vertigine. Il nemico alle porte, nel suo magniloquente tentativo di ricreare la Storia, è un altro pomposo affresco non tanto di un “cinema da esportazione” (in Francia lo hanno fatto, con esiti convincenti, Besson e Kassovitz e Annaud in effetti è da sempre “regista senza patria”), piuttosto quest’opera tenta vanamente di ridare forma e ossigeno a una storia da “poter rivivere”, di coniugare spettacolarità e dimensione privata, di combinare il massiccio assedio dei tedeschi a Stalingrado con la storia eroica del cecchino Vassilli Zaitsev. E in effetti la guerra si riduce in una sorta di lotta western con soli due personaggi sulla scena: Vassilli da una parte e il maggiore tedesco dall’altra. Sono i loro due personaggi che disegnano nuove traiettorie, che ritrasformano lo spazio attraverso l’obiettivo del proprio fucile. Traiettorie nelle quali si addentrano gli spostamenti di un bambino, Sasha (forse gli unici momenti autentici del film), corpo traditore e poi definitivamente tradito, sospeso in aria, impiccato, atteggiamento totalmente irrispettoso di Annaud che lo mostra più volte ma spaccia la discrezione attraverso la distanza con l’oggetto mostrato. Forse Il nemico alle porte - anche nella presenza di una produzione e un cast essenzialmente hollywoodiano/europeo (da Jude Law a Ed Harris, da Joseph Fiennes a Rachel Weisz) – aspira a quella verità propria di Kubrick in Orizzonti di gloria e di Spielberg dei primi 20 minuti di Salvate il soldato Ryan, alla graduale esaltazione emotiva di tanto cinema di Sergio Leone (anche il regista italiano doveva realizzare un film su Stalingrado). Soprattutto però Annaud sembra voler ripercorrere gli spazi di un altro grande “regista senza patria”, David Lean. Ma in Annaud, rispetto al cineasta inglese, è assente quel trascinante respiro epico e anche quella capacità di emozionare attraverso una disposizione spettacolare sempre consapevole. La rigida disposizione delle geometrie de Il nemico alle porte nega ogni forma di coinvolgimento in un’opera troppo ricca di dettagli in cui alla fine ci si smarrisce. Senza possibilità d’uscita.
Titolo originale: Enemy at the Gates
Regia: Jean-Jacques Annaud
Sceneggiatura : Jean-Jacques Annaud, Alain Godard
Fotografia : Robert Fraisse
Montaggio : Noëlle Boisson, Humphrey Dixon
Musica: James Horner
Scenografia: Wolf Kroeger
Costumi: Janty Yates
Interpreti: Joseph Fiennes (commissario Danilov), Jude Law (sergente Vassili Zaitsev), Rachel Weisz (Tania Chernova), Bob Hoskins (Nikita Krushchev), Ed Harris (maggiore Erwin Konings), Ron Perlman (Koulikov), Gabriel Thomson (Sasha Fillipov), Eva Mattes (madre di Sasha), Matthias Habich (generale Frederich von Paulus), Sophie Rois (Ludmilla)
Produzione: Jean-Jacques Annaud, John D. Schofield per DOS/KC Medien AG/Little Bird Ltd./MP Film Management/Mandalay Pictures/Paramount Pictures/Reperage/Swanford Films
Distribuzione : Cecchi Gori
Durata: 133’
Origine: Usa/Germania/Gran Bretagna/Irlanda, 2001
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