Diva!, di Francesco Patierno

La parola diva innesca subito una varietà di significati con cui fare i conti: può essere una consacrazione che arriva diretta dal pubblico, uno status calato dall’alto che si indossa come una corona invisibile ma pesante, un traguardo che si raggiunge dopo anni di carriera, spesso inconsapevolmente. Se poi a essa si aggiunge un punto esclamativo, come ha fatto Patierno per questo suo documentario, sembra invece voler rimarcare non tanto la parola stessa quanto la persona investita di questo riconoscimento quasi che il legame tra le due non fosse immediato, come capita spesso in Italia per figure del mondo artistico. Eppure Valentina Cortese ha avuto nel cinema e nel teatro un ruolo di assoluta protagonista, che sarebbe impossibile racchiudere in un unico film.

Prendendo come punto di partenza l’autobiografia dell’attrice, Quanti sono i domani passati (edita da Mondadori nel 2012), Patierno mette dunque insieme un percorso volutamente frammentato, rievocando memorie di luce e ombre: dai periodi hollywoodiani ai ritorni felici in Italia (con Antonioni ne Le amiche); dal suo primo ruolo importante ne La cena delle beffe di Blasetti alla nomination agli Oscar per Effetto notte; dal primo bacio con il direttore d’orchestra Victor de Sabata (lei aveva solo diciassette anni, lui trenta di più) al matrimonio con l’attore Richard Basehart nel 1951; di come fu lei a scoprire Audrey Hepburn, e della sua amicizia speciale con Fellini che la volle in Giulietta degli spiriti.

Tanti i momenti e molti i volti che di volta in volta raccontano con le parole della Cortese e le scene dei suoi film queste esperienze: Isabella Ferrari, Anna Foglietta, Barbora Bobuľová, Anita Caprioli, Carolina Crescentini, Silvia d’Amico, Carlotta Natoli e Greta Scarano, eredi femminili del nostro cinema. Non poteva però mancare un altro volto, questa volta maschile: quello di Michele Riondino a cui è affidata l’immagine di Giorgio Strehler che diresse la Cortese in pièce di successo come Il giardino dei ciliegi al Piccolo Teatro di Milano e I giganti della montagna, che a Berlino ricevette quarantotto minuti di applausi. Ci sono poi due immagini che tornano vivaci sullo schermo, l’acqua e la terra, elementi primordiali della vita che si fondono con il corpo dell’attrice, con un’infanzia trascorsa nelle campagne lombarde che lascerà nella bambina e nella donna un segno indossato ancora oggi (il famoso foulard, che allora ai contadini serviva per ripararsi dal sole).

Patierno si era già confrontato con due dive per eccellenza nel 2012 ne La guerra dei vulcani, che ripercorreva il burrascoso triangolo tra Rossellini, Anna Magnani e Ingrid Bergman ai tempi di Stromboli terra di Dio e del suo film gemello Vulcano. Se in quel caso la narrazione era classica e impersonale, qui si coglie l’originalità di un’operazione che, probabilmente a malincuore, non tenta di essere esaustiva (le occasioni mancate con Chaplin e Visconti, che la voleva per il suo ultimo film); ci tiene invece a mostrare il suo aspetto cangiante che riverbera la straordinaria personalità e lo straordinario talento di una Diva.


Regia: Francesco Patierno

Interpreti: Barbora Bobuľová, Anita Caprioli, Carolina Crescentini, Silvia d’Amico, Isabella Ferrari, Anna Foglietta, Carlotta Natoli, Greta Scarano e con la partecipazione di Michele Riondino
Distribuzione: Officine UBU
Durata: 75′
Origine: Italia 2017