Due per la strada, di Stanley Donen

Così parla il cuore. Come il titolo di un film di Donen del 1954. Si parte dalla fine. Si, la fine di una storia. Tiriamo fuori tutte le carte in gioco. In mezzo a Viaggio in Italia e Una coppia alla deriva. Tra Roberto Rossellini e Garry Marshall. Sulla crisi non solo del rapporto coniugale. Ma proprio sull’inconciliabilità uomo/donna. Joanna (Audrey Hepburn) e Mark Wallace (Albert Finney) stanno per separarsi dopo 12 anni di matrimonio. Mentre stanno percorrendo la Francia in macchina, emergono i ricordi di come si sono conosciuti e della loro felicità passata.

Già devastante dai titoli di testa. Con la grafica dei segnali stradali. In una struttura da commedia sofisticata dove la Hepburn sembra arrivare da Arabesque ma con dentro una inquietudine di quello che forse è una specie di melodramma pop, dove gli stessi protagonisti sembranbo vivere le inquietudini e soprattutto l’amarezza dei loro personaggi.

Le voci-off. Di una coppia che rivive il passato nell’illusione di alimentare il presente. Il finale non è l’happy end. Ha qualcosa di profondamente triste. Due per la strada potrebbe non finire mai. Lascia i dubbi come lo sguardo finale sulla corriera di Dustin Hoffman e Katharine Ross in Il laureato. Per pura coincidenza, un film dello stesso anno, il 1967. Con frasi durissime (“Non si può andare avanti così” o “Sicura di ricordarti quale sono?”), ma anche momenti esilaranti come il viaggio con la coppia americana in cui c’è la ex di Mark con figlia viziata e insopportabile e gags come l’automobile che va in fiamme.

Uno dei titoli più magici e durissimi di uno dei cineasti più grandi di sempre. Il cinema di Stanley Donen – e Due per la strada ne è un esempio – è ancora oggi di una modernità, di un’attualità sconvolgenti. Che sa filmare un tradimento partendo da piccoli dettagli (le due auto affiancate davanti all’hotel), da semplici sguardi in un tavolino dove si sta facendo colazione. E mostra la metamorfosi di Joanna e Alex anche da continui cambi di look. Dove il presente e i flashback sono continuamente intersecati. Come se questa fosse l’unica forma di racconto. Complicatissima ma rappresentata con una semplicità incredibile. La spensieratezza degli inizi. La libertà. Dove compare anche una giovanissima Jacqueline Bisset e il benessere quando Mark è diventato architetto di successo.

Ma i dettagli sono gli occhi. Tutti gli occhi del cinema di Donen. Vivi, alla ricerca di una folle avventura prima. Spenti, rabbiosi, coperti dagli occhiali da sole dopo. E di dettagli decisivi è pieno tutto Due per la strada. A partire dagli oggetti. Innanzitutto il passaporto di Mark. Che viene sempre perso da lui e ritrovato da Joanna. Poi gli anni che segnano la loro storia d’amore. Una guida degli hotel, i bolli sul parabrezza delle automobili. Anche queste cambiano. Come loro. In un viaggio senza fine che è quello della vita stessa.

 

Titolo originale: Two for the Road

Regia: Stanley Donen

Interpreti: Audrey Hepburn, Albert Finney, Eleanor Bron, William Daniels, Jacqueline Bisset

Durata: 112′

Origine: Usa 1967

Genere: commedia/drammatico