Il Codice del Babbuino, di Davide Alfonsi e Denis Malagnino

Il Codice del Babbuino è un film notturno, della notte trasmette un odore malsano e il rumore. Tutto ha inizio dal ritrovamento del corpo di una ragazza ridotta in fin di vita durante uno stupro. Quella scoperta agghiacciante scatena nel fidanzato della ragazza, Tiberio, il desiderio di ottenere giustizia, una giustizia però dai connotati della vendetta, impulsiva ed irrazionale e per ottenerla si rivolge invece che alla polizia, ad un boss della zona, il Tibetano. Una vecchia utilitaria, con la spia del carburante perennemente accesa, trasporta attraverso le strade di Roma questo richiamo di sangue, a stento frenata dalla prudenza del pilota ed amico del ragazzo, Denis, che dentro la lotta per la sopravvivenza quotidiana, a quarant’anni si trova costretto a darsi allo spaccio per far fronte ai debiti, ha conservato il buonsenso ma ha perso l’autorità stabilita da un codice appunto basato sulla violenza.

La notte è nell’azzeramento delle regole, è la spirale nefasta conseguente alla perdita di fiducia nelle istituzioni, nell’amicizia, e il degrado urbano soltanto la visualizzazione di una notte arrivata nel cuore e dove ormai si fa fatica ad immaginare l’arrivo dell’alba. La donna, automaticamente, è la vittima designata, retrocessa fino a sparire anch’essa nel buio, esposta alla violenza cieca di un branco o anonima puttana priva di identità e diritti, simbolo scelto in nome dei deboli, che in tali realtà sono i primi a soffrire.  Più ci si allontana dalla legalità, vuoi casualmente, vuoi per necessità, più la presenza femminile, quella dei vecchi e dei bambini, si dirada per fare spazio agli uomini privi di scrupoli che trovano in tale universo sregolato il terreno ideale per commettere delle ingiustizie.

Nel western metropolitano immaginato da Davide Alfonsi e Denis Malagnino, con le sale bingo al posto dei polverosi saloon, alla loro terza esperienza di lungometraggio dopo La Rieducazione e Ad ogni costo, realizzati insieme al Collettivo Amanda Flor, mentre quest’ultimo è targato Donkey’s Movie, la legge è appunto un discorso di sopraffazione, di barbarie. Resta costante nel loro cinema l’esigenza di mostrare la realtà, quale che sia, senza edulcorarla, come resta imprescindibile il forte accento sociale, il racconto del disagio sprovvisto di adattamenti per addolcire la pillola.

Originariamente pensata come un intreccio di tre storie, esigenze di produzione, per un prodotto a zero budget, hanno costretto gli autori a tagliarne due parti riuscendo comunque a conservare una certa coerenza narrativa. L’impossibilità, per la mancanza di mezzi idonei, di iniziare un discorso stilistico sull’immagine, trasforma la mdp in un meccanico strumento di registrazione dei fatti, senza artefatti, senza alcuna ricerca formale, senza potere né voglia di intromettersi. E lascia al linguaggio autentico ed alle singole prove attoriali il compito di pilotare il racconto, ottenendo dalla scrittura quanto lasciato obbligatoriamente sul campo nel lato visivo.

 

Regia: Davide Alfonsi , Denis Malagnino
Interpreti:  Denis Malagnino, Tiberio Suma, Stefano Miconi Proietti, Marco Pocetta, Fabio Sperandio, Alessandra Ronzoni, Cristina Morar, Lionello Pocetta, Daniele Guerrini
Origine: Italia, 2017
Distribuzione: Distribuzione indipendente
Durata: 81’

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