#RomaFictionFest – Incontro con Richard Dreyfuss

American Graffiti. Lo squalo. Incontri ravvicinati del terzo tipo. Goodbye Mr HollandRichard Dreyfuss è uno dei mostri sacri del cinema statunitense. “Non stiamo parlando con un bravissimo attore ma con qualcuno che ha timbrato un’idea di cinema e di essere umano“, interviene lo sceneggiatore Umberto Contarello (La grande bellezza, The Young Pope) durante la Masterclass tenuta dall’attore in occasione del Roma FictionFest 2016. Dreyfuss, classe 1947, nel mondo del cinema da cinquant’anni, ha condiviso con il pubblico la sua vasta esperienza recitativa, ha parlato della Hollywood di oggi, e ha presentato Madoff, mini-serie in 4 episodi, che lo vede protagonista nei panni di Bernie Madoff, condannato a 150 anni di carcere per una delle più grandi frodi finanziarie della storia.
Accusato di aver derubato i propri clienti di circa 50 miliardi di dollari tramite la sua impresa, e arrestato nel 2008, il caso Madoff ha aperto lo strappo all’interno del sistema di controllo nel settore della finanza mondiale, causando crisi a tappeto in tutto il mondo. RICHARD DREYFUSSSCosa ho imparato da Madoff? La cosa più importante è che sembra non importi più nulla a nessuno di essere rapinati dei propri soldi. Sembriamo aver perso la capacità di arrabbiarci, e di rimanere arrabbiati, per quello che è successo e per le istituzioni sopravvissute a lui e colluse, che continuano a derubare le persone. E in questo modo si rinuncia al potere sovrano creato dalla democrazia americana, all’autonomia di pensiero. Sembriamo guardare il nostro Paese che crolla come se stessimo fissando un incidente stradale, fermi e impassibili“. Il personaggio di Madoff è stato “il miglior personaggio che ho l’occasione di interpretare attualmente, è complesso, stratificato, sociopatico, molto amato“, e davvero impegnativo è stato interpretare una persona che ha causato tanti danni al proprio Paese, eppure così carismatica. Nella serie, la storia dell’ultimissimo periodo di attività di Madoff prima di essere scoperto, ci viene raccontata attraverso la sua voce, e il personaggio di ‘Bernie’, così affabile, furbo, rassicurante, e le sue vicissitudini familiari, viene avvolto dalla presenza scenica di un Dreyfuss in grande spolvero, che con la sua mimica riesce a restituirci tutte le sconcertanti ambiguità del soggetto che ritrae. Il ritmo scorre rapido, avvincente, appassionante, e forse i tempi più dilatati di una miniserie televisiva (circa tre ore) rendono possibile un’operazione tanto delicata per una ferita così fresca nella memoria di tutti gli americani: “La TV, soprattutto via cavo, è sbocciata con un gran salto, come il luogo più creativo, dove si può trovare da Game of Thrones a Breaking Bad, nel cinema non è più così“.

dreyfuss4Nota dolente e amareggiata, il discorso sulla Hollywood di oggi appassiona Richard Dreyfuss, che afferma di non andare più al cinema: “I film di oggi sono in un loop, bloccati senza storie, scrittori, ambizioni, non usiamo più gli strumenti che abbiamo a disposizione per portare la magia sullo schermo, non ci sono storie, hanno esaurito anche i cattivi. Se dovessi dare un consiglio a un giovane attore, se prima gli avrei detto ‘lavora sodo’, oggi gli direi non avere fretta, non precipitarti a Hollywood, lì non c’è niente adesso, lì ti mangiano e poi ti risputano. L’arte di recitare è troppo importante e nobile per buttarla via così“. Ne sa più che qualcosa l’attore newyorkese, che ha partecipato all’ondata di rinnovamento della New Hollywood degli anni Sessanta-Settanta, anche se adesso “Hollywood investe solo in blockbuster“. E ancora, nonostante tutto, ama visceralmente quell’arte bella che è il cinema, “qualcosa che è oltre l’arte, un’esperienza mistica“,dreyfuss3 e si illumina pensando ai suoi miti, da Spencer Tracy e Irene Dunn di Joe il pilota (1943) – fonti di ispirazione di Always (1989) -, ad attori che trascendono la realtà, come Cary Grant e Audrey Hepburn, con la quale “ho avuto l’onore e il privilegio di recitare nella sua ultima scena del suo ultimo film, ed era ancora fantastica, bellissima, intelligente e arguta allo stesso modo“. Parlando di attori e recitazione, alla domanda su cosa sia a rendere davvero grande un attore, Dreyfuss commenta che è “la disperata urgenza di interpretare esseri umani per altri esseri umani, non so spiegarlo ma amo farlo. So solo che ho passato 60 anni facendo qualcosa che amo e non immagino qualcuno di più fortunato“.

E, a proposito del suo tweet, “andiamo a votare e facciamo qualcosa che renda orgogliosi i nostri figli“, l’ultimo che ha scritto (alla vigilia dell’elezione di Trump), per poi far cadere nell’oblio la sua attività social,

l’attore commenta: “Non so cosa sia successo, nessuno lo sa, staremo a vedere cosa significa esserci sbagliati così tanto. Dobbiamo farne esperienza, dobbiamo sperimentare Donald Trump come presidente… sembra la battuta di un film. Io sono spaventato a morte, e dovreste esserlo anche voi“.