SKAM: l’insostenibile distanza dal palinsesto

A quanto pare le serie tv di successo non provengono solo dagli Stati Uniti. Nulla è inaccessibile quando esiste la viralità. Skam (Vergogna), giunto alla terza stagione, con la quarta in arrivo in primavera, è diventato un vero e proprio fenomeno in rete, raggiungendo platee inesplorate da un paese, la Norvegia, di certo non avvezzo a esportare i suoi prodotti. La trama non presenta nulla di così originale: un gruppo di ragazzi del liceo Hartvig Nissens di Oslo alle prese con amicizie, amori, tragedie di vario genere: insomma un teen drama alla Skins condito dalla narrativa contemporanea né più né meno coraggiosa di altri prodotti. 32 episodi andati in onda, scritti e diretti da Julie Andem, sull’emittente norvegese NRK P3: una sorta di antologia se consideriamo che ogni stagione si concentra su un personaggio scandagliandolo fino al midollo.

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Cos’è allora che rende Skam interessante? O meglio virale? La novità proposta dalla Andem consiste nel mostrare in rete, in special modo su Instagram e Facebook, sequenze degli episodi, o anche puntate intere, riposizionando nella maniera più assoluta l’importanza del palinsesto televisivo. Si tratta di un ulteriore passo avanti rispetto all’ON DEMAND di piattaforme come Netflix, SkyGO ecc. poiché il pubblico non solo vive la vicenda con occhio privilegiato, ma addirittura interagisce con i profili fake dei personaggi. Questi conducono per tutta la durata della “messa in onda” una doppia vita al servizio di una frontiera che esige di essere spostata sempre più in là. L’attaccamento è chiaramente duplicato: si può arrivare a sentirsi indipendenti rispetto all’autore, onniscente e onnipresente nell’esistenza dei caratteri. Un Truman Show volontario, perché oggi non basta più l‘hashtag ufficiale dell’episodio, la canzone in sottofondo suggerita da Shazam e Spotify, oppure il promo, i promo, per quanto ricchi di succose anticipazioni. Skam incarna quella quel corpo necessario, duttile, amorfo se vogliamo, quell’intrusione garbata che ci permette di ampliare lo sguardo, di dis(e)stendere lo sguardo verso l’inaccessibile, termine quanto mai sorpassato. Ma dov’è il confine tra realtà e finzione? Stiamo raggiungendo la soglia dell’immateriale, di quel mondo dove è vero solo quello che decidiamo essere vero? Chissà. Resta il fatto che gli USA, solitamente i primi a riflettere sui cambiamenti di fruizionE, stanno preparando un remake dal titolo SHAME. Evidentemente qualcosa avrà attirato la loro attenzione.