10 Cloverfield Lane, di Dan Trachtenberg

Ancora un’opera concettuale traghettata dalla mente teorica e imprenditoriale di J.J. Abrams. Un sequel o forse una sorta di spin off del Cloverfield di Matt Reeves, che a sua volta ricollocava nel cinema di serie A le intuizioni amatoriali del found footage in stile Blair Witch Project. È anche questo 10 Cloverfield Lane è un progetto spiazzante e a suo modo innovativo nel panorama cinematografico contemporaneo. Lo è innanzitutto per le insolite strategie di marketing, che hanno ufficializzato l’esistenza del film soltanto pochissime settimane prima della sua uscita in sala.

Alla base abbiamo un soggetto di Dan Trachtenberg (anche regista) rimaneggiata da Josh Campbell, Matthew Strecken e dal Damien Chazelle di Whiplash, ma tanto era concitato e adrenalinico Cloverfield, quanto appare rallentato e “fermo” questo nuovo episodio, che nello stile e nello sviluppo narrativo ha ben poco a che vedere con il predecessore. Qui si gioca soprattutto sulla suspense e sulla morbosità claustrofobica degli spazi chiusi.


L’apocalisse infatti è già avvenuta ed è fuori (campo). Lontana dal bunker dove Howard si è rifugiato, tenendo al riparo altri due superstiti, ignari di quello che è accaduto. Ma Howard è un salvatore o un rapitore? I mostri siamo noi o esistono davvero fuori da quello spazio angusto? Il film di Trachtenberg racconta così la via crucis psicotica di Michelle, una degli ospiti/ostaggio, la protagonista sopravvissuta a un incidente stradale che si risveglia nel rifugio dell’uomo, un John Goodman che dà voce e corpo alle follie già mescolate in Barton Fink e Il grande Lebowski. Michelle proverà in tutti i modi a fuggire da quella prigione. Ma sarà la scelta giusta?

Qui si tratta di scegliere tra interno ed esterno. Dentro/fuori. L’uomo e l’alieno. L’invisibile e il visibile. È quasi una partita a scacchi tra due modi diversi di raccontare il mondo e l’immagine. 10 Cloverfield Lane – come spesso avviene nelle produzioni Abrams – riesce nel paradosso di essere un altro oggetto filmico sostanzialmente trascurabile quanto apertamente lucido e paradigmatico sulla guerra invisibile che stiamo vivendo tra piccolo e grande schermo. È una scelta di campo più da illustrare che da compiere sul serio. Perché qui si sperimentano entrambe le direzioni. Non siamo neanche più tra serialità e spettacolo. Siamo nella serialità e nello spettacolo. In attesa di un’altra variazione sul tema e di rimodellazioni che riportano allo stesso punto. Come quando guardiamo un film in una sala buia. E attraversano vite e fotogrammi… rimanendo immobili.

 

Titolo originale: id.
Regia: Dan Trachtenberg
Interpreti: Mary Elizabeth Winstead, John Goodman, John Gallagher Jr, Mat Vairo, Cindy Hogan
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 105′
Origine: USA, 2016