25 anni di Sentieri selvaggi

Sim0ne Andrew Niccol Sentieri selvaggi

Che cos’è Sentieri selvaggi, oggi, lo so sempre meno. Abbiamo cominciato ad autodefinirci “network” perché non avevamo più un termine che comprendesse le svariate follie di cui ci occupiamo.  Ma sempre più ho la sensazione che questa creatura, ormai, viva di una vita sua, proprio come la Sim0ne di Andrew Niccol.  Abbiamo creato un mostro! Forse.

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Simone Andrew Niccol Sentieri selvaggi

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15 BORSE DI STUDIO DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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Rivedendo proprio ieri notte, in tv, il bel film di Andrew Niccol Sim0ne (quello con Al Pacino che ricrea digitalmente una star del cinema, fino a farsene impossessare completamente), non so perché ho avuto come la sensazione che, per certi versi, la storia di Sentieri selvaggi gli assomigliasse.

E allora osservo la bacheca di Facebook dove in tanti, proprio oggi, 1° aprile – scherzo del destino nascere il giorno del “pesce d’aprile” – ci fanno gli auguri di buon compleanno. 25° compleanno.

Il tempo di una generazione, più o meno. Ma Sentieri selvaggi, alla quale demmo vita con Demetrio Salvi nel lontano 1988, ormai sembra essere, quasi, una creatura a sé. Un qualcosa che, in fondo, può fare benissimo a meno dei suoi “padri fondatori”. Come se ormai fosse grande abbastanza per andarsene per la propria strada…  Ed ecco in giro per la rete orde di profili di Sentieri selvaggi (You Tube, Facebook, Twitter, Friend Feed, Instagram, Anobii, Pinterest, Klout, e chissà quanti altri ancora), mentre i due fondatori non hanno neppure un profilo personale su Facebook, quindi – letteralmente, oggi – non esistono.

 

Sembra il delirio di Al Pacino, quando prende il disco dati e  decide di uccidere la sua creatura, dopo che sì, da un lato gli aveva salvato la vita, ma dall’altro era ormai divenuta qualcosa di più grande di lui, al punto da “controllarlo”. E quindi ecco la necessità di liberarsene, di ucciderla, disperdendo i suoi pixel nel mare (che immagine bella, straziante e mistica!).  E quando, arrestato dalla polizia per omicidio, viene consigliato dal suo avvocato di fingersi pazzo per  chiedere l’infermità mentale, egli invece confesserà il delitto, del resto “realmente” commesso. Ma la giovane figlia nerd riuscirà a ricreare dalla cache del computer la star digitale, e a lui non resterà che esclamare: "è indistruttibile!"...

 

25 anni dopo quell’aprile di fine anni ottanta (c’era ancora l’Unione Sovietica, Ronald Reagan e la Jugoslavia….) questa “ creatura selvaggia” è ancora qui. Non solo non demorde e non molla la presa, ma – senza alcun aiuto che non sia quello di chi la legge o frequenta le sue attività di formazione ed eventi – cresce, va avanti, moltiplica le sue attività. Questo sito che state leggendo, con le decine di aggiornamenti quotidiani, con una completezza di servizio che fa impallidire la nostra piccola fanzine di dodici pagine del 1988… E poi c’è anche un Magazine Mensile, che rilancia la passione e le idee della “seconda” Sentieri selvaggi, quella del mensile del 1998. E poi ancora, i libri, gli e-book  sulla rampa di lancio, la nostra app per smartphone, le connessioni produttive, le rassegne e gli eventi, l’attività di Formazione ormai cuore pulsante dell’Associazione Sentieri selvaggi….

 

Che cos’è Sentieri selvaggi, oggi, lo so sempre meno. Abbiamo cominciato ad autodefinirci “network” perché non avevamo più un termine che comprendesse le svariate follie di cui ci occupiamo.  Ma sempre più ho la sensazione che questa creatura, ormai, viva di una vita sua, proprio come la Sim0ne di Andrew Niccol.  Abbiamo creato un mostro! Forse. O una creatura talmente viva che non ha più bisogno, ormai a 25 anni, dei suoi padri per camminare spedita per la sua strada.

 

E allora, per chiudere, mi permetto una (auto)citazione, dal libro di Carlo Valeri e Sergio Sozzo, "Una passione selvaggia", che celebrava nel 2008 il ventennale di Sentieri:

 

È il 1987, e la cosa che mi ricordo è che ero a Udine, con Demetrio, e
avevamo visto un film magnifico, Gli intoccabili di Brian De Palma.
Eravamo dentro la sua FIAT 126 bianca, con la quale
coraggiosamente c’era arrivato dalla lontana Napoli, e cercavamo un
nome per la rivista che – dico oggi, chissà perché – avevamo deciso di
far nascere. Come dare un nome a un figlio, ne spari tanti che alla fine
non sai più chi ha detto cosa. E infatti nessuno di noi ricorda chi ha
detto “per primo” Sentieri selvaggi… Fatto sta che questo nome, una
volta uscito chissà come, ci è rimasto dentro. Ci ha catturati. Non
eravamo più noi a creare Sentieri selvaggi, ma Sentieri selvaggi a
creare noi. Sembra un gioco di parole, eppure… Quando oggi vedo la
passione di alcuni giovani selvaggi, che hanno Sentieri selvaggi quasi
come dentro il loro DNA, sempre più mi accorgo che davvero questa
cosa qui sanguina, è fatta di sogni e passioni ma anche di carne e
dolore, di godimento e di sofferenza, ma pure di piacere. Il piacere di
scoprire gli altri, un po’ come l’innamoramento. Guardi l’altro a tua
immagine. Ti innamori dell’immagine che costruisci dell’altro. Ma
Sentieri è forse anche qualcosa di più. È sì la passione
dell’innamoramento, e se non scatta non ci puoi appartenere, ma ci
vuole anche la disciplina morale della famiglia, e qui famiglia è intesa
in senso molto complesso, come forse solo qualche cineasta
americano riesce a raccontare (dico Wes Anderson, pur sapendo di
scatenare le ire di Max che lo detesta, ma noi siamo troppo
Tenenbaum, caro Max…).
 The Royal Tenenbaum Sentieri selvaggi
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Le Arene estive di Cinema a Roma

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    Un commento

    • Per 24 anni è stata una grande storia. Peccato che la direzione Emiliani stia annullando la forza critica che ha sempre avuto con recensioncine lunghezza Bignami, ritratti di attricette e sterili speciali polemici