34ºBergamo Film Meeting – Incontro con Anna Karina

Il pubblico e i giornalisti assiepati oggi per l’incontro con Anna Karina, mediato dal giornalista e critico Olivier Seguret, che apre il dialogo ricordandole come sia rimasta nel cuore di tanti spettatori che la amano oggi come trent’anni fa. “Sono molto felice e contenta di stare qui”. Risponde l’attrice “La mia storia cinematografica è stata lunga e ricca. Non pensavo che sarebbe durata così tanto quando ho iniziato.Ho lavorato con tantissimi registi che ringrazio, come gli italiani Zurlini, Visconti, Brusati e ringrazio anche gli attori con cui ho lavorato, in particolare Nino Manfredi e Marcello Mastroianni”.

 

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“Come testimone ed icona della gioventù rappresentata dalla Nouvelle Vague, quali differenze riscontra tra quell’epoca e la nostra?” chiede Seguret. “Per me la Nouvelle Vague non è invecchiata, è rimasta giovane com’era allora. E farne parte è un dono che ho avuto nella mia vita, ed è un regalo anche per le nuove generazioni”. La Karina ricorda anche Jacques Rivette, ed il suo film che la vide protagonista, Suzanne Simonin. La Religieuse, censurato all’epoca della sua uscita. “Prima che al cinema, avevo debuttato a teatro con La Religieuse, ed era stato un enorme successo. Molti si complimentarono con me per la mia interpretazione. Qualche anno dopo, quando uscì al cinema, il film provocò uno scandalo spaventoso. Eravamo tutti costernati per quella censura, non capivamo cosa ci fosse di male nel racconto di una donna credente che si rifiuta di farsi monaca. Oltre a questo, ricordo Rivette con molto affetto, sono molto triste che ci abbia abbandonati. Come persona Jacques era un mistero, come regista invece sapeva esattamente quello che voleva. Durante le riprese lo vedevo spesso accanto a me, accanto alla macchina da presa, e mi sono sempre chiesta perchè si posizionasse lì. Domanda che non ha avuto risposta, ma credo che fosse per stare vicino agli attori, ed anche per controllare che la macchina da presa facesse esattamente i movimenti che lui voleva, che erano sempre molto complessi”. anna karina e jean luc godard“Non mi piacerebbe inchinarmi di fronte ad una banca o una lavatrice”, afferma la Karina quando Seguret le chiede se lavorerebbe nella pubblicità, mentre di fronte all’intervento di uno spettatore che le chiede come abbia lavorato con Michel Deville per Ce soir ou jamais, l’attrice spiega: “Recitare in quel film per me fu una gioia immensa. Inizialmente Deville non aveva pensato a me per il ruolo della protagonista, io dovevo avere un ruolo secondario. Ma l’altra attrice era impegnata in un altro film, e gli studios erano già stati prenotati per girare Ce soir ou jamais, quindi fui presa io. Oltre che un onore fu una grande fatica, ancora non parlavo perfettamente il francese e dovetti fare tantissime prove. Un aneddoto che vi posso raccontare, è che quando Godard lesse la sceneggiatura era disgustato. Poi invece quando vide il film gli piacque talmente tanto da propormi il ruolo in La donna è donna. Prima non aveva affatto pensato a me, aveva provinato tutte le attrici di Parigi tranne me”. In una delle domande conclusive, si è chiesto alla Karina come abbia fatto a lavorare con registi dalle estetiche opposte come Godard, Fassbinder o Visconti. Come ha realizzato il miracolo di cambiare tanto? “Io sono come sono, ma ascolto sempre il regista, anche a costo di sbagliarmi quando lui sbaglia. Per me il regista è l’unico che ha sempre ragione, insomma non sono una rompipalle. Se il regista mi dice: buttati per terra, io mi butto. Non sto lì a dire ma no che poi mi faccio male…”.