A White White Day. Segreti nella nebbia, di Hlynur Pálmason

Il regista islandese prende a pretesto una esile trama noir per parlare di risentimento e senso di colpa. Finale emozionante. Vincitore della 37° edizione del Torino Film Festival

Quando la nebbia si fa sempre più fitta, terra e cielo sono indistinguibili ed allora è possibile ascoltare la voce dei morti. L’opera seconda di Hlynur Pálmason non è un thriller sull’onda della new wave scandinava, ma un film che approfitta di una esile trama noir per parlare di spettri ibseniani. Il poliziotto Ingimundur (Ingvar E. Sigurðsson, già apprezzato nella serie tv islandese Trapped) scopre che la moglie morta in un incidente stradale aveva una relazione extraconiugale con un uomo del posto, anche lui sposato. La sua indagine investigativa si trasformerà lentamente in un delirio paranoico che lo allontanerà dalla famiglia e dalla amata nipotina Salka.

---------------------------------------------------------------
Ecco il nuovo Sentieriselvaggi21st #10: CYBERPUNK 2021, il futuro è arrivato

---------------------------------------------------------------

Il paesaggio islandese si presta perfettamente a inquadrare quella solitudine immensa che non trova spazi dove ripararsi. Una macchina avanza nella nebbia e si immerge in una atmosfera in cui si perdono confini e dettagli: poi l’incidente e il silenzio. In time lapse si alternano le stagioni sulla casa in costruzione di Ingimundur. c’è il sole, la luna, la pioggia, la nebbia, la neve, i cavalli. Si alternano il giorno e la notte ma il dolore della perdita viene amplificato dalla consapevolezza che la felicità fino a quel momento vissuta era semplicemente una illusione. Il mutismo e la laconicità del poliziotto si trasformano prima in nevrosi maniacale e poi in psicosi paranoide con impossibilità a controllare gli accessi di rabbia. Palmason attinge sia al cinema scandinavo contemporaneo (Ruben Östlund,  Baltasar Kormákur, Hans Peter Molland) ma si ispira anche al C’era una volta in Anatolia di Nuri Bilge Ceylan nel pretesto di utilizzare la indagine investigativa come percorso per trovare la verità dentro se stessi. Le modalità della messa in scena sono lo specchio di questa capacità riflessiva: piani fissi, lunghi piano sequenza, pochissimi dialoghi, tendenza alla sottrazione narrativa. Quando Ingimundur parla con un collega di tradimento, Pálmason inserisce frammenti visivi relativi ai reperti dell’incidente con particolare insistenza su quel masso galeotto che vediamo rotolare per un tempo lunghissimo e poi finire in fondo al mare.

I pochi inserti ironici colpiscono il segno: il poliziotto che chiama la mamma per sapere come si toglie il sangue di salmone dai vestiti o le disastrose sedute psicoanalitiche via webcam sono un esempio di dark humor nordico.

Ma è soprattutto coinvolgente la speciale alchimia che si viene a creare tra nonno e nipotina: quando Salka suona alla pianola Schumann dopo averne ricordato la vita disgraziata c’è un grande momento di commozione così come quando i due si fermano ad ascoltare il rumore del fiume che scorre verso il mare. Palmason fa entrare dentro il mood depressivo del suo protagonista e poi sorprendentemente gli regala un filo di speranza proprio attingendo a quelle “memories” che sono state fino ad adesso fonte di dolore. Dopo l’urlo liberatorio munchiano che accomuna nonno e nipotina, irrompe la memoria catartica con una stupenda scena finale che è accompagnata elegantemente dalle note di Memories di Leonard Cohen. Musicato con freddezza minimalista da Edmund Finnis, A White White DaySegreti nella nebbia non è un noir sulla vendetta/tradimento ma una introspezione accurata dentro i meccanismi dell’elaborazione del lutto. A volte anche l’uomo più mite può trasformarsi in mostro aggredito dal risentimento e dal senso di colpa. Ma gli spettri del passato svaniscono accettando i limiti dell’umano di fronte a una natura indifferente e a volte ostile: falliremo ancora, falliremo meglio.

 

Miglior Film al 37° Torino Film Festival

 

Titolo originale: Hvítur, hvítur dagur
Regia: Hlynur Pálmason
Interpreti: Ingvar E. Sigurðsson, Ída Mekkín Hlynsdóttir, Hilmir Snaer Gudnason, Sara Dögg Ásgeirsdóttir, Bjørn Ingi Hilmarsson, Elma Stefania Agustsdottir, Haraldur Stefansson
Distribuzione: Trent Film
Durata: 109′
Origine: Islanda, Danimarca 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

Sending
Il voto dei lettori
3.25 (4 voti)
---------------------------------------------------------------
UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

---------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative