Ant-Man, di Peyton Reed

La terza fase del marvel cinematic universe potrebbe rappresentare un insolito ritorno alle origini. Il successo di Iron Man del 2008 aveva dato alla casa editrice la credibilità e la fiducia necessarie per proseguire tutto il progetto di The Avengers. I motivi della sua affermazione si potevano rintracciare nella nota comica che Jon Favreau aveva utilizzato per focalizzare la problematica egocentrica e megalomane di Tony Stark e alla sfumatura hawksiana dei duetti tra Robert Downey Jr. e Gwyneth Paltrow. Il film non si era limitato a proporre un’interessante commistione con la screwball comedy ma aveva anche istituito i canoni visivi e i tempi della messa in scena che sarebbero stati l’orizzonte omogeneo del marvel-movie. La produzione aveva stabilito una costante fotografica che aveva permesso di combinare dei blockbuster differenti nel gran finale di un cross-over senza crisi di rigetto e senza problemi di incompatibilità. La conseguenza più deleteria è stata quella di dover ammettere che dopo quasi un decennio tutti i film della casa editrice iniziavano ad assomigliarsi troppo. L’equilibrio della convivenza tra il cinema e il fumetto aveva invertito le gerarchie abituali e si era lentamente spostato verso l’appagamento a termine del comic-book. La soddisfazione dello spettacolo deve durare anni mentre quella delle tavole illustrate non può andare oltre il piacere temporaneo di un nuovo numero che esce ogni quindici giorni.

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Ant-Man è una risposta sufficiente a questa sensazione di immobilismo in cui sembrava essere caduto il marvel-movie? La scelta di puntare su Paul Rudd come protagonista è già un tentativo di smuovere una situazione paludata. L’attore è estraneo al territorio dell’action e la sua carriera si è sviluppata soprattutto nell’ambiente della commedia e la stessa formazione appartiene al regista Payton Reed. Il lancio di un nuovo eroe tenta delle strade nuove e la prospettiva del protagonista è effettivamente limitata rispetto ai suoi futuri colleghi di The Avengers. Il tratto distintivo di Scott Lang è quello di essere un uomo incompiuto al punto che la sua precarietà personale gli è costata un soggiorno in prigione e l’allontanamento dalla propria famiglia. I suoi dialoghi quotidiani con il gruppo di amici ladruncoli con cui divide l’appartamento sembrano una puntata di How I Met Your Mother ambientata nel gradino meno fortunato della malavita. Il rapporto con il nuovo compagno della moglie rispecchia la debolezza dell’adulto di Judd Apatow e non è un caso che la prolifica accademia del cineasta sia quella in cui ha studiato Paul Rudd. La sua incapacità di organizzarsi e di adempiere al ruolo di padre si scontra con la totale devozione verso la sua famiglia del rivale. Il suo ruolo sociale complica ancora di più le cose visto che fa il poliziotto e spesso ha il piacere di arrestarlo e di amplificare le ant-mansue mancanze. La sua relazione con la controparte femminile è condizionata da un’analoga polarità capovolta riguardo al concetto di volontà. L’uomo è totalmente incerto verso il compito che gli è stato dato mentre la donna è assolutamente determinata e questa discrepanza di intenzioni è la sintesi ricorrente del terrore della responsabilità che colpisce molti grown-ups apatowiani.

La contaminazione di Ant-Man riporta il cinema in primo piano anche dal lato dell’ispirazione visto che le sequenze d’azione hanno il riferimento del grande schermo e non quello della pagina. L’irruzione nella sede dei futuri compagni d’armi di The Avengers si risolve in uno scontro con Falcon che ha i toni di una slapstick mentre le scene più movimentate hanno in mente Innerspace di Joe Dante. La sceneggiatura non manca di omaggiare l’eccezionale esempio di The Incredibile Shrinking Man e non solo per il riferimento alla realtà subatomica in cui scivolava lo sfortunato protagonista della sceneggiatura di Richard Matheson del 1958. La battaglia tra Ant-Man e il suo villain d’occasione si svolge nella stanza di una bambina e l’ombra del cinema fantastico di Jack Arnold è presente in ogni momento.

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Titolo originale: id.
Regia: Peyton Reed
Interpreti: Paul Rudd, Evangeline Lilly, Patrick Wilson, Michael Douglas, Michael Peña, Corey Stoll, Matt Gerald, Kevin Weisman
Distribuzione: Walt Disney Pictures

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Origine: USA 2015
Durata: 115′