Box Office USA 9/3/2010

mia wasikowska in alice in wonderland di tim burton
Il 2010 verrà ricordato come l'anno del 3D: Alice in Wonderland si è presentato nelle sale con più di 100 milioni di dollari, e ha smentito chi sosteneva che il trionfo di Avatar fosse un caso isolato. Nonostante la bocciatura dell'Academy, la visione stereoscopica continua ad essere il valore aggiunto di questa stagione.

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mia wasikowska in alice in wondrland di tim burtonNonostante le polemiche appena sdrammatizzate dall’eccezionale gag di Ben Stiller alla notte degli Oscar (l’attore è salito sul palco truccato da Na’vi, in barba alla minaccia del performance capture), nonostante la bocciatura sonora che gli è stata rifilata dall’Academy, il 3D continua a condizionare le fortune del mercato americano. Alice in Wonderland era il banco di prova migliore per smentire chi sosteneva che il trionfo commerciale di Avatar fosse un caso isolato, e per far ricredere chi si ostinava a pensare che la visione stereoscopica fosse una moda passeggera. Per quanto lo stesso James Cameron abbia trovato discutibile la scelta di gonfiarlo in 3D dopo l’iniziale lavorazione tradizionale, il nuovo film di Tim Burton ha tenuto fede alle attese di Hollywood. Infatti, nel primo week-end ha già frantumato la barriera dei cento milioni di dollari in patria, ed ha già battuto un record: è il miglior esordio primaverile di tutti i tempi, posto che appena l’anno scorso era stato occupato dal quarto episodio del franchise di Fast & Furious. Se si dovesse tenere conto dell’inflazione, probabilmente Alice in Wonderland verrebbe battuto da Batman, ma in ogni caso è anche una delle migliori affermazioni del regista, che da Planet of the Apes in poi aveva iniziato a perdere la sua presa sul pubblico. Con quest’ennesima affermazione, il 3D sta rompendo anche le abitudini della distribuzione: appena dodici mesi fa, i settanta milioni del film con Vin Diesel erano stati salutati come un miracolo, mentre adesso si inchinano davanti ai centosedici conquistati dal nuovo adattamento di Lewis Carroll. Il tabù della primavera – una stagione storicamente pigra per gli spettatori americani – è sul punto di cadere, e le cifre per l'industria sono entusiasmanti: già nelle prime dieci settimane di questo 2010, gli incassi globali sono superiori di cento milioni rispetto a quelli di un anno eccezionale come il 2009. Il rischio di Tim Burton è stato quindi premiato, e un consistente bottino internazionale gli ha già permesso di recuperare tutto il budget in pochissimo tempo. Quello che di solito era il momento degli outsider, adesso si è ridotto ad una gara tra sparring-partner: Cop Out – la commedia poliziesca di Kevin Smith – ha tenuto bene e ha superato i trenta milioni, mentre il nuovo arrivato Brooklyn’s Finest – thriller urbano con Richard Gere ed Ethan Hawke – si è presentato con tredici milioni. Come previsto, Shutter Island sta per superare la soglia dei cento milioni, e Martin Scorsese punta all’obbiettivo di superare il suo The Departed. Il prevedibile ritorno sulla scena di The Hurt Locker dovrà fare i conti con l’arrivo di Green Zone, l’action di Paul Greengrass con Matt Damon, che piomba nelle sale con la speranza di ripetere i fasti della saga di Jason Bourne.

 

 

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