CANNES 63 – "Il mio paese vive la situazione più estrema e violenta della sua storia". Incontro con Apichatpong Weerasethakul

apichatpong weerasethakul

Passa in concorso Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives del thailandese Apichatpong Weerasethakul, riflessione sulla morte, film di fantasmi e ricordi, ambientato in una foresta che assume contorni magici e irreali. In conferenza stampa il regista ha parlato del film e della drammatica situazione politica del suo Paese

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apichatpong weerasethakulIl festival si avvia al finale e in concorso passano gli ultimi film. Tra questi Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives (Lung Boonmee Raluek Chat), del thailandese Apichatpong Weerasethakul, una riflessione sulla morte, film di fantasmi e ricordi, ambientato in una foresta che assume contorni magici e irreali. In conferenza stampa il regista, accompagnato dall’interpete Wallapa Mongkolprasert e dai produttori, ha parlato del film e della drammatica situazione politica del suo Paese.
 
Come è nata l’idea di questo film?
Sono cresciuto in un villaggio del nord-est. Non ne avevo mai parlato dei miei film. Ma ho sentito che era arrivato il momento. Il mio obiettivo era di dare forma ai ricordi e di mostrare quei luoghi in cui sono cresciuto. Questo film risposava nel mio spirito e occorreva farlo uscire.
 
Nel cinema asiatico sono onnipresenti i fantasmi. Da dove nasce quest’ossessione?
Tutti i thailandesi sono cresciuti con quest’idea di un passaggio di anime tra gli animali, gli uomini, la natura. E ancora oggi, nella nostra epoca, molti credono ai fantasmi. Volevo proiettarmi in questa fantasia dell’infanzia e legarla al tema della morte.
 
E da dove nascono i suoi fantasmi? A quali immagini ha fatto riferimento?
Da principio, mi sono ispirato ad alcune serie televisive e alcuni fumetti della mia infanzia. Mi sono, poi, ricordato di un amico che raccontava che la sua casa era infestata da fantasmi dagli occhi rossi. Quest’immagine mi si è impressa nella memoria.
 
Cosa può dirci dell’attuale situazione a Bangkok?
C’è stato un rischio reale che io non venissi qui a Cannes, perché il mio passaporto era nel centro della città ed era troppo pericoloso andarlo a cercarlo. Fortunatamente ho avuto l’opportunità di sfruttare un passaporto supplementare. Prima di partire, ho potuto vedere il fumo che saliva dalle strade. Ho avuto l’impressione di essere in un film. E’ molto triste. E’ la situazione più estrema e più violenta che la nostra storia ricordi. Ma credo che era destino che tutto ciò accadesse. C’è un divario eccessivo tra i ricchi e i poveri. Spero, alla fine, che questi avventimenti possano unire il Paese. Ma il peggio è che non è possibile fare un film su tutto quanto sta accadendo, perchè sarebbe proibito dalla censura. Vengono bloccati tutti i film che minacciano la sicurezza nazionale. Ma sotto questo etichetta sono capaci di far rientare di tutto.
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