Christo: Beauty, science and art will always triumph

Il 31 maggio scorso si è spento, nella sua casa di New York, Christo Vladimirov Javachev, conosciuto semplicemente come Christo.

La circostanza che avesse 84 anni e sia morto per cause naturali, non rende però meno sentita la perdita di quello che si è dimostrato uno degli artisti più sorprendenti degli ultimi 70 anni.

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Infatti, da quando nel 1958 si trasferì a Parigi e conobbe Jeanne-Claude Denat de Guillebon (Casablanca, 1935 – New York, 2009), che sarebbe stata sua compagna sia nell’arte che nella vita, non ha mai smesso di sorprendere il mondo con installazioni che sfidavano il concetto stesso di ‘opera d’arte’.

Dagli oggetti ai paesaggi ‘impacchettati’ (Running Fence, Campagna di San Francisco 1972-1976; The Gates, Central Park 2004-2005), passando per monumentali opere galleggianti (The Floating Piers, Lago di Iseo 2016; The London Mastaba, Serpentine Lake di Hyde Park 2018), la loro Land Art ha dato vita eterna a qualcosa di per sé effimero.

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Sempre permeate di un messaggio volto a far riflettere l’osservatore su concetti politici e antropologici, le monumentali creazioni dell’artista sono infatti caratterizzate da una durata fisica limitata, il cui segno resta però eternamente nella documentazione (sia dell’opera compiuta, che del processo di progettazione), e nell’esperienza diretta delle stesse.

Nel 1958 in una lettera Christo affermava “Beauty, science and art will always triumph” e le sue parole trovano conferma nel fatto che, nonostante sia morto, la sua ultima opera L’Arc de Triomphe, Wrapped (Project for Paris) avrà comunque luogo come previsto dal 18 settembre al 3 ottobre, così come la mostra in onore del lavoro del duo artistico che si svolgerà dall’1 luglio al 29 ottobre, presso il Centre George Pompidou.