CiakPolska 2019 – Werewolf, di Adrian Panek

Werewolf conferma l’interesse di Adrian Panek per i film storici e rappresenta il suo ritorno ad un soggetto per il cinema, sette anni dopo il precedente Daas, racconto di un messia che arriva in Polonia dalla Turchia ed ambientato nel XVIII secolo, e diversi progetti per la televisione nella serialità, più alcuni cortometraggi. L’orologio temporale stavolta ruota in avanti per arrivare in epoca moderna, con un salto generazionale inferiore, per fermarsi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e già la scelta del contesto tragico trasmette immediatamente l’angoscia della situazione. Presentato in diversi Festival in giro per il mondo, a partire da Gdynia, dove è stato proiettato in anteprima mondiale per il Polish Film Festival, per arrivare a Lund, ad Austin, a Cleveland, ora torna a Roma alla Casa del Cinema, dopo il passaggio vittorioso allo scorso Fantafestival.

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Wilkolak, il titolo originale in polacco, fa parte infatti del ricchissimo programma di Ciak Polska ed è in cartellone domenica 10 Novembre alle ore 21, con ingresso gratuito, come tutte le altre proiezioni della manifestazione.  

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La guerra e gli strascichi che si è lasciata alle spalle, i morti e l’inquietudine, segnano la frattura definitiva dell’uomo con il divino, per stessa ammissione di Panek, la fine dell’illusione di abitare un mondo distinto rispetto al resto della natura, cancellata dal ricorso alla barbarie ed ai massacri insensati per inseguire una logica di potenza. La presunta supremazia umana sul mondo animale scricchiola, fino a crollare, ed il risveglio lascia attoniti e sbigottiti, mentre cresce la consapevolezza di una matrice comune tra gli esseri viventi. La formula più consona per questa deduzione retrospettiva lascia perdere i ganci soliti dei film dell’orrore, come le eccezionalità macabre o i rumori tetri, per entrare nel vivo degli eventi drammatici attraverso gli imprevisti quotidiani, piccole e grandi iatture che lasciano un segno, nel solco di una tradizione da risalire fino alle fiabe ed il loro sottotesto di paura.

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Il film già dalle prime inquadrature lascia trapelare un’atmosfera horror, merito della fotografia glaciale, tranne poi mutare in corsa e diventare un thriller. Durante l’estate del 1945 otto ragazzi liberati dal campo di concentramento di Gross Rosen stabiliscono la loro residenza in un palazzo abbandonato, circondato dalla foresta, dove restano assediati da alcuni feroci pastori alsaziani in forze alle SS.  Anche loro sganciati durante la smobilitazione generale dalle crudeli mansioni cui erano affidati all’interno del lager, sbranare i malcapitati nemici. Lo sguardo è quello allucinato e distorto di ragazzi nati e cresciuti dall’orrore, in mezzo al fetore dei cadaveri. A stretto contatto con il disumano, da cui è difficile tenersi alla larga nella lotta per la sopravvivenza. Con una fortissima tentazione, leggasi necessità, di imitare i carnefici. Impossibile non pensare a Cujo di Sthepen King, reso memorabile sul grande schermo da Lewis Teague, anche se il paragone diventa irrispettoso a causa della mancanza di un’effettiva direzione, e delle ambiguità nei personaggi, scritte probabilmente a favore di suspense ma che diventano alla lunga inspiegabili. Werewolf è anche un home invasion, anche se poi in realtà le mura di difesa diventano una trappola ed il limite esterno un importante spartiacque per sondare il loro grado di umanità, che a causa degli stenti viene messo a dura prova. Essendo poi i protagonisti dei ragazzi rappresenta anche un esame, durissimo, e per loro rimediare una bocciatura equivale ad incamminarsi su un viale di corruzione, e rinunciare a guardare al futuro con un occhio di speranza.

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