Cosa mi lasci di te, di Andrew e Jon Erwin

Cosa mi lasci di te è un racconto drammatico sentimentale sul cantautore Jeremy Camp, tratto dal suo primo libro I still believe, scritto dopo la scomparsa della moglie Melissa. Su Amazon Prime

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I sogni, le stelle, la fede, guardano verso l’infinito, nascono da un crepuscolo umano e divino, poi divampano verso un orizzonte illimitato. Emettono segnali deboli ed affascinanti, di tale bellezza da togliere le parole, così prossimi eppure così estranei, troppo grandi per essere inseguiti. Cosa mi lasci di te ricostruisce il percorso di Jeremy Camp agli inizi della carriera, negli anni del college, in procinto di diventare uno dei più conosciuti rappresentanti della musica cristiana contemporanea, genere diffusissimo negli States, con vendite superiori a rock, jazz e classica. Il titolo originale I still believe, è lo stesso del brano dedicato alla prima moglie Melissa, scritto dopo la sua scomparsa per malattia, e di un libro uscito nel 2011, punto di partenza della sceneggiatura. I’ve never felt so torn before, Seems I don’t know where to start, But its now I feel your grace fall like rain, From every fingertip washing away my pain. Jeremy Camp in questo estratto canta di un uomo lacerato, disorientato, aiutato dalla grazia a sconfiggere lo sconforto.

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L’amore tra Jeremy (Keneti James Fitzgerald Apa, noto come KJ Apa, attore e cantante neozelandese) e Melissa (Britt Robertson) è il cardine della storia, una vicenda delicata e piena di nostalgia, nata istantaneamente e conclusa in maniera fulminea, ed il tempo del rapporto inizia ed esaurisce quello filmico. Niente può raccontare di assoluti come l’amore, violare impunemente termini di coscienza, interdire la ragione. Il versetto del Vangelo su uno degli ultimi frame, Non temere; solo abbi Fede! (Marco 5,36) serve a ribadire questo concetto, e nell’abbandono di uno stato corporeo transitorio condensare la fiducia verso qualcosa di immortale. Indica nella paura del dubbio l’ostacolo da superare, e nella forza di un sentimento invincibile il rimedio dove attingere la forza per andare avanti, malgrado i disastri.

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Mentre prende dimensione il dramma trovano spazio alcune esibizioni canore e i momenti significativi della vita di coppia. Nel primo atto le schermaglie tra i pretendenti l’attenzione di Melissa lasciano il conflitto comunque ridotto al minimo, in quelli successivi l’antagonista perde completamente fisionomia a discapito di un nemico invisibile e pericoloso, il cancro. I toni diventano struggenti, ed il malessere si visualizza in un ciuffo di capelli tra le mani della protagonista dopo le cure. Trovare nel dolore una strada di speranza e di riscatto è uno dei precetti fondamentali della religione cristiana, una promessa riposta spesso in un avvenire ultraterreno. La linea tematica sposa l’ideologia in toto, sceglie un’eredità fatta di pianto, ma senza angoscia, rinuncia a torturarsi nella disperazione, solo momentanea, giudicando in fondo ogni domanda vana, e l’unica risposta possibile da cercare nella perdita, una fede incondizionata, oltre la sofferenza.

Resta difficile comprendere il raro esempio di correttezza morale, l’aspetto intimo del lutto in qualcosa di divulgativo, una fermezza di spirito ineccepibile e tanto pura, rassicurante, ed una reazione composta fino al paternalismo, adatta soprattutto a fare proseliti. La musica paradossalmente ricopre un ruolo da coprotagonista, la scelta è quella di evitare il biopic, quanto il college movie, ed i brani servono soprattutto a segnare dei punti di rottura, sempre al servizio di un livello superiore, funzionano da punti di svolta narrativa, da legare ad un flashback di felicità o di tristezza, da far brillare in uno sguardo acceso dal sentimento. E per fare alzare le mani al cielo ad invocare un miracolo, senza meravigliarsi quando le sembianze del prodigio hanno dei lineamenti oscuri e talvolta irriconoscibili ai profani.

Titolo originale: I still believe
Regia: Andrew Erwin, Jon Erwin
Interpreti: K.J. Apa, Britt Robertson, Abigail Cowen, Melissa Roxburgh, Nathan Parsons, Gary Sinise, Shania Twain, Cameron Arnett, Tanya Christiansen
Distribuzione: Notorious
Durata: 115′
Origine: USA, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2 (2 voti)
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