Dracula di Bram Stoker, di Francis Ford Coppola

Cinema che all’inizio d90 riflette sul cinema e sul contagio, sbriciolando lambizione sotto i colpi dell’effettismo e riazzerando la carica dell’Autore dentro uno sguardo da fanciullo

E’ un Dracula amato-odiato quello di Francis Ford Coppola. Da sempre. Perché troppo ricco e troppo ingenuo a un tempo. Perché ancora troppo cattolico e intellettualistico per non veder snaturata la sua effettiva natura di prodotto-oggetto. Eppure meravigliosamente lucido sul suo tempo (il 1992) e sul suo ruolo estetico in quel tempo. Pellicola di passaggio, il cui sperimentalismo a oltranza, da molti puristi sbeffeggiato, altro non è che la lungimirante radiografia di un’inquietante incertezza tra passato e presente.  

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Cinema che è sempre stato “ombra in cerca di cinema” quello di Coppola, enciclopedia già post-scorsesiana che attraverso le immagini cerca la letteratura e viceversa. Qui Ballhaus sperimenta il colore che, pastoso e violento, avrebbe poi illuminato di lì a un anno un altro grande affresco in costume come L’età dell’innocenza (sempre fotografato dal fassbinderscorsesiano Ballhaus, appunto). E Coppola se ne serve affogando il mito del vampiro dentro un secolo che sta morendo davanti a un cinema (è il 1896, cioè la data dei Lumière…. aggiunta coppoliana al romanzo di Stoker) che sta nascendo. Nel buio rossastro di tenebre ancestrali e aurore romantiche, clichè e inconscio collettivo vengono dispersi nella rielaborazione del Regista, ancora una volta troppo avanti per la materia scritta e troppo indietro per se stesso.

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Dentro ombre cinesi, pixillation e carrellate vorticose in cerca di spettatori sospesi tra cielo e terra, vita e morte, arte e spettacolo grezzo. Il Dracula di Bram Stoker è il Maestro che rivendica il ruolo sul podio dei grandi, ed è nel bene e nel male l’ultimo grande film di Coppola, forse il suo episodio più teorico assieme a Rusty il selvaggio, di cui non a caso riprende a più riprese lo sperimentalismo barocco e visionario, l’ipertrofia wellesiana dell’aggiunta, della forza divorante del movimento sinfonico interno al quadro. Cinema in cerca di vita “da dentro a fuori”, cinema falso e mitopoietico, che all’inizio dei ’90 riflette sul cinema e sul contagio mischiando le carte, sbriciolando l’ambizione sotto i colpi dell’effettismo, e riazzerando la carica dell’Autore dentro uno sguardo da fanciullo, spirito fiabesco e neoclassico che ancora crede a storie e immagini, lontano da ogni contaminazione tele-visiva eppure già condannato (come il suo Dracula non-morto) all’eternità del postmoderno.

 

Titolo originale: Bram Stoker’s Dracula
Regia: Francis F. Coppola
Interpreti: Gary Oldman, Winona Ryder, Keanu Reeves, Anthony Hopkins, Sadie Frost, Richard E. Grant
Durata: 130′
Origine: USA, 1992
Genere: horror

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.57 (7 voti)
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