Eastwood contro l’Atlanta Journal-Constitution

In uscita nelle sale statunitensi il 13 dicembre (in Italia dovremo invece aspettare fino al 16 gennaio), Richard Jewell di Clint Eastwood affronta la controversa vicenda dell’attentato terroristico avvenuto al Centennial Olympic Park in occasione delle Olimpiadi di Atlanta 1996, in cui una guardia di sicurezza dell’AT&T trovò una bomba in uno zaino abbandonato nel parco e dette subito l’allarme, permettendo l’evacuazione dell’area e limitando i danni (l’esplosione provocò un morto e 111 feriti). In seguito, l’FBI indagò l’uomo come sospettato; i media lo identificarono subito come presunto colpevole, procurandogli notevoli problemi, anche in campo lavorativo (successivamente venne individuato e condannato all’ergastolo il vero responsabile, Eric Rudolph).

Nel film di Eastwood viene delineata la figura della leggendaria reporter dell’Atlanta Journal-Constitution (AJC) Cathy Scruggs, interpretata da Olivia Wilde (The Lazarus Effect, La vita in un attimo, La rivincita delle sfigate), come una donna senza scrupoli, ossessionata dal caso Jewell e convinta della sua colpevolezza, pronta a tutto pur di ottenere informazioni utili alla sua indagine, persino a offrire favori sessuali in cambio di news da fonti attendibili. La rappresentazione della giornalista, ormai defunta, è stata definita “offensiva e altamente diffamatoria” dal quotidiano americano, che ha accusato duramente il regista, lo sceneggiatore Billy Ray e la Warner Brothers, assoldando un avvocato di grido e minacciando una causa per diffamazione, qualora non venga inserito un disclaimer iniziale per avvertire lo spettatore delle libertà narrative che il film si concede rispetto alla storia vera a cui è ispirato.

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Nonostante il rischio della minaccia legale e i rumors che si stanno susseguendo, questa nuova versione cinematografica della vicenda, basata su un articolo pubblicato nel 1997 da Vanity Fair, ha avuto un riscontro positivo dopo la première del 20 novembre all’AFI Fest di Los Angeles. Dal canto suo, Eastwood ha difeso il proprio lavoro, sottolineando l’intenzione di denunciare quanto i media possano influire negativamente sull’opinione pubblica e manifestando il bisogno di rendere giustizia tramite l’accurato biopic a una figura innocente.