"Ernest & Celestine", di Benjamin Renner, Vincent Patar, Stéphane Aubier

ernest e celestineAnche il cinema d’animazione sta ri-pensando se stesso. E si esce dalla sala con una sana e infantile vitalità da questo Ernest & Celestine, come se il target “animazione per bambini” fosse stato riportato (politicamente) alle origini, al suo grado zero, e poi messo in bella mostra “natalizia” al cospetto dei giganti iperteconologici dell’intrattenimento. Ma non è certo un sentimento di “conservazione” che si respira in questo fertile anacronismo, tutt’altro. Questo è un film che ha una genesi molto lunga: tratto dagli albi a fumetti della scrittrice belga Gabrielle Vincent, prodotto dal Didier Brunner di Appuntamento a Belleville, sceneggiato dal celebrato scrittore francese Daniel Pennac e animato dagli splendidi disegni ad acquerello di Benjamin Renner in ben quattro anni di lavoro.

Il risultato è un interessantissimo ibrido, un oggetto amabilmente anacronistico appunto, che si rivolge dichiaratamente all’infanzia ma che sa riempire gli occhi di un qualsiasi adulto: l’universo elegiaco e paradisiaco della Vincent incontra le derive oscure della saga di Malaussene di Pennac e i disegni naif di Renner, producendo un percorso a ostacoli verso il Paradiso che passi dall’Inferno privato e pubblico dell’intolleranza per il diverso. La società è divisa (schematicamente, come ogni racconto per l’infanzia che si rispetti) tra Orsi “sopraterra” e Topi “sottoterra”, due universi paralleli e mai comunicanti. Ernest (un orso reietto, povero, sempre affamato, doppiato in Italia da Claudio Bisio) e Celestine (una topolina orfana che vuole ostinatamente andare oltre la paura, doppiata da Alba Rorhwacher) si incontrano per caso e superano le loro differenze culturali e antropologiche. Si conoscono e formano una “famiglia differente”.

Niente di nuovo, ovviamente, in questo spirito multiculturale che anima da sempre il ciclo su Malaussene …ma la cosa interessante della scrittura di Pennac è che ogni metafora che tira in ballo lavora sempre oltre il suo evidente significato, arrivando puntualmente a ragionare sui concetti primigeni di storia e cinema. Celestine “disegna” il suo percorso, cerca nell’immagine che produce di cambiare le (sue) cose: mentre l’istitutrice del suo collegio narra l’ennesima storia dell’orso cattivo lei la raffigura all’istante come un incontro felice. Il racconto trova costantemente l’immagine che lo precede e lo spinge verso il bello, basta un tratto di matita per cambiare un destino…e non a caso il commovente abbraccio finale tra i due avviene simbolicamente su un foglio bianco. Pensare, oggi, a una semplice storia per bambini e sottintendere che la demonizzazione del diverso la si può superare con un racconto associato a un immagine (con il cinema quindi…) dimostra una consapevolezza e una maestria rara. I divertenti e angelici Ernest e Celestine descritti da Pennac rimangono dentro, come un dolce e acuto ricordo.

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Titolo originale: Ernest et Celestine
Regia: Benjamin Renner, Vincent Patar, Stéphane Aubier
Interpreti: Lambert Wilson, Pauline Brunner, Claudio Bisio, Alba Rohrwacher
Origine: Francia, 2012
Distribuzione: Sacher
Durata: 79'
 

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LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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