EURO 2020 – Notti magiche

Fin dalla cerimonia d’apertura, dal calcio d’inizio di Totti e Nesta alla performance di Andrea Bocelli, si è cercata una mistica che fosse allo stesso tempo da esportazione ma anche “tutta nostra”.

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Il giornalista sportivo ed editorialista Mario Sconcerti in una intervista di alcuni giorni fa rilasciata a Calciomercato.com ha dichiarato che se c’è un’Italia del passato a cui assomiglia questa di Roberto Mancini è quella arrivata terza nei mondiali italiani del 1990. Il paragone è effettivamente molto calzante per la medesima ricerca ed efficacia del gioco, per l’abbondanza di tecnica nella squadra (“anche se quella era più forte” sottolinea giustamente Sconcerti) e soprattutto per l’entusiasmo popolare, un’anomalia quando si parla della Nazionale, i cui tifosi finiscono spesso con l’essere polarizzati dalle rispettive squadre di club.

Questa partita d’esordio con la Turchia, giocata non a caso proprio allo Stadio Olimpico e conclusasi con una vittoria per 3-0 e con una qualità di gioco e adrenalina in crescendo, è sembrata a più riprese ricordarla quell’euforia delle “notti magiche” del 1990 giocate a Roma. Un’euforia che in parte è stata alimentata dal ritorno del pubblico allo stadio – con i turchi inizialmente più chiassosi degli italiani che poi alla distanza hanno sostenuto la squadra con sempre maggior convinzione (all’inizio sembrava insomma come se anche i nostri tifosi non fossero più abituati a tifare in pubblico e avessero bisogno di una specie di rodaggio, lo stesso che abbiamo noi da casa, disabituati a tifare gli Azzurri in una competizione ufficiale dopo cinque anni di astinenza). La partita, che nel primo tempo sembrava stregata e condizionata da un arbitro inconsciamente programmato a non favorire la squadra di casa, si è risolta nel secondo con un autogol che ha aperto la difesa della Turchia e sciolto le gambe al tridente d’attacco dell’Italia. 

Fin dalla cerimonia d’apertura, dal calcio d’inizio dei romani Totti e Nesta alla performance di Andrea Bocelli di Nessun dorma, si è cercata una mistica che fosse allo stesso tempo da esportazione ma anche “tutta nostra”. Roberto Mancini, che incredibilmente nei mondiali del 1990 giocò pochissimo, è oggi l’unica vera rockstar di questa Nazionale. Il deus ex machina che dalle ceneri lasciate dal precedente CT Gian Piero Ventura ha plasmato l’Italia a sua immagine e somiglianza, cercando il calcio spettacolo e mettendo insieme vecchi e nuovi giocatori come fosse una squadra di club. Insieme a lui, in questa missione impossibile che prova a puntare dritta alla fase finale di Wembley, c’è un pugno di ex amici nazionali di generazioni e destini differenti: Oriali, Vialli, Evani e De Rossi. Ecco, nel sorriso e negli occhi lucidi di Gianluca Vialli – che come sappiamo sta giocando la partita più difficile di tutte – c’è la luce di questa prima notte magica. A volte la magia va ricordata, immaginata, invocata, inseguita. E chissà, magari arriva sul serio!

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