#FESCAAAL29 – Corti, Extr’A e poi verso i trenta

Con la vittoria di Baby del cinese Liu Jie nella Sezione Finestre sul Mondo e di Brotherhood, della tunisina Meryam Joobeur in quella dei Cortometraggi africani e di La gita del romano Salvatore Alocca nella Sezione Extr’a,anche la ventinovesima edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, si conclude. Prima di passare ad una verifica di questa edizione destinata a costituire, numericamente un punto di passaggio che non può non destare interesse, corre l’obbligo di guardare a due sezioni cruciali che caratterizzano il festival e rendendolo un pezzo quasi unico nel panorama festivaliero italiano.
Decisamente molto alto è stato il livello della sezione Cortometraggi, dieci opere di cui nove di ottima qualità. Una conferma della crescita, decisamente incoraggiante, dei giovani registi africani. Le dislocazioni geografiche dei film anche quest’anno guardano soprattutto alle regioni del nord del Continente, ma non mancano piacevoli sorprese anche per altre realtà del grande territorio africano.
Meryam Joobeur è stata la vincitrice della Sezione e la qualità dei film meritava un riconoscimento. Il suo Brotherhood, interpretato da tre veri fratelli è risultata una scelta vincente, un valore aggiunto per il film. Compatto, originale, con uno sguardo che diventa un originale punto di vista rispetto all’integralismo islamico. L’osservazione familiare, quasi intima della storia, dimostra quanto pesi in queste circostanze l’ingerenza del pensiero integralista. Ma il film della giovane regista fa intravedere una luce di speranza, nel buio di una condizione scellerata. Saranno le giovani generazioni a mutare questo stato di cose.
Da segnalare anche Tangente dell’algerino Rida Belghiat e di Julie Jouve originaria dell’isola di Riunione. È in quest’isola, al largo del Madagscar, che si corre ogni anno una gara massacrante. Per tre giorni i partecipanti corrono tra le foreste e gli impervi sentieri delle montagne. La gara è aperta anche i detenuti che per i tre giorni non saranno sorvegliati. La protagonista è una detenuta e la sua è una gara che ha il significato del riscatto e della resistenza, della speranza e vive, però, sul dolore. Tutto nel volto della brava Christelle Richard che solo nel finale ammorbidisce i suoi tratti nervosi e scontrosi. Il paesaggio, aspro, ma incantevole, diventa un altro protagonista della storia.
Meritano un cenno il marocchino Yasmina di Claire Cahen e Ali Esmili nel quale, ancora una volta, si guarda allo sport come strumento per la possibile rivincita, ma anche luogo rifugio al riparo dall’incomprensibile intolleranza etnica. Il tunisino Omertà di Mariam Al Ferjani già collaboratrice del festival all’epoca dei suoi studi a Milano e di Mehdi Hamnane, condensa in una notte prima d’addio le speranze di quattro amici, un po’ alla American Graffiti. Ma il film è su altro che centra la propria attenzione. Il clima repressivo e poliziesco del Paese è messo sotto accusa, la paura vincerà ogni altro sentimento.
Ancora una donna dietro la macchina da presa per l’ugandese Kyenvu della regista Kemiyondo Coutinho. Il film accoglie la sua protagonista al ritorno in Uganda dopo la vita vissuta in un Occidente diverso da quello africano. Lei è una ragazza eccentrica e anticonformista. È la stessa regista ad assumere i panni della protagonista e là dove il suo anticonformismo attrae un giovane che la corteggia con grazia e gentilezza, altri, invece, abuseranno della sua sfrontatezza. Un monito non da poco per una società ancora vittima di pregiudizi.
Dall’Egitto Eyebrows di Tamer Ashry. Un film sui mutamenti del costume nei Paesi in cui è forte il sentimento di rispetto dei rigidi precetti religiosi, ma soprattutto, sulla loro messa in discussione e sulla determinazione delle donne. Il comprensibile desiderio del rispetto del proprio corpo e della propria immagine, questa volta sopravanza incomprensibili dettami sociali e religiosi.
Nutrita di opere, come sempre, la sezione Extr’a dedicata ai film girati in Italia, ma in cui l’attenzione è rivolta agli immigrati. Il vincitore è stato il corto di fiction La gita del romano Salvatore Allocca. Una storia di un piccolo sacrificio fatto per amore, di un amore adolescenziale, ma soprattutto un film sull’ingiustizia di una burocrazia, tanto spietata quanto scorretta nella violazione di elementari diritti. Kibera è il nuovo film di Tommaso Cotronei che questa volta ci porta nella bidonville omonima ai margini di Malindi. Ancora una volta Cotronei filma gli ultimi, quelli desiderosi di riscatto, ma filma anche la dignità della vita in un luogo infernale e fatiscente, racconta della necessità dell’istruzione come primo rimedio e leva necessaria per il riscatto. Gaetano Crivaro e Margherita Pisano ci portano, con il loro Hey boys nell’entroterra del nuorese presso un centro per migranti minori. Il confronto di culture è il tema centrale del film, le domande dei giovani ospiti sono precise e si chiedono perché le loro vite devono essere diverse da quelle dei loro coetanei. Il film tira fuori verità insospettabili e si fa portavoce di un disagio che non è tanto esistenziale, quanto culturale e di adattamento nel confronto della vita di questi poco più che adolescenti migranti con quella dei giovani del luogo.
Stefano Liberti e Enrico Parenti con il loro Soyalism ci conducono in un tour attraverso tre continenti per riflettere sui temi dell’alimentazione, dei cambiamenti climatici causati dalle monoculture intensive di soia e dalla iperproduzione di animali ai fini alimentari. Un lucido resoconto di quanto il tema sia fondamentale per il futuro e di come vadano operata scelte radicali per invertire la disastrosa tendenza del presente.
Per chiudere, il delicato e quasi commovente Bismillah di Alessandro Grande che racconta la solidarietà un fratello e una sorella, migranti, poco più che bambini, costretti a gestire qualcosa più grande di loro. Una piccola catena solidale viene in loro soccorso.
Un’altra ricca edizione quella del FESCAAAL, nonostante i problemi, con ospiti anche di rilievo Marco Muller e il regista Liu Jie, i giovani autori dei Cortometraggi e molti registi dei film della sezione Extr’a. Un festival che è stato e che continua ad essere punto di riferimento per il cinema dei tre continenti e che a merito dell’organizzazione, nonostante il budget assai ridotto, continua ad offrire un programma di qualità. Archiviata quella appena conclusa, sicuramente già il pensiero corre alla trentesima edizione. Un altro importante traguardo per l’organizzazione che si fonda su un volontariato sempre disponibile e sul lavoro di Anna Maria Gallone e Alessandra Speciale le due instancabili direttrici.