FILM IN TV – "Bad 25", di Spike Lee

michael jackson e quincy jones sul set del video Bad"Michael non li chiamava video ma cortometraggi". E già si può vedere proprio dal brano Bad, diretto da Martin Scorsese, con testimonianze di oggi e preziosi backstage di ieri. Dove Taxi Driver incontra I guerrieri della notte, dove la presenza di un grande Wesley Snipes già segna quel frammento come essenziale. La musica di Michael Jackson come cinema puro, quando Scorsese era ancora un grande regista e che per quell'occasione chiamò Richard Price, lo sceneggiatore di Il colore dei soldi.

In occasione del 25° anno della pubblicazione dell'album Bad, successo planetario in un tour iniziato a settembre del 1987 e conclusosi a gennaio del 1989 in 15 paesi diversi, Spike Lee incontra Michael Jackson. E sono fuochi d'artificio. Cantante, compositore, produttore, interprete, ballerino, dopo le 100.000 copie vendute per il precedente album Thriller, ci riprova mettendo in gioco tutta la sua maniacalità e il suo perfezionismo, ma anche la spontaneità di un artista purissimo, forse uno dei più grandi di tutti i tempi come si poteva già vedere nell'ottimo This Is It.

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Martin Scorsese e Thelma Schoonmaker in Bad 25Innanzitutto Bad 25 è un documentario da non perdere per diversi motivi. 1) Rende Michael Jackson immortale. 2) È ricchissimo di filmati d'archivio che approfondiscono tutto il lavoro di ricerca alla base di ogni brano, sia da un punto di vista musicale (lo schioccare delle dita che diventa imprenscindibile elemento sonoro) sia visivo. 3) Fa sentire i brividi nelle immagini del concerto di Wembley e fa credere di essere lì mentre lui sta cantando I Just Cant' Stop Loving You. 4) Straborda di cinema quando Scorsese sottolinea che "essendo Jackson un grande ballerino, c'era il problema di inquadrarlo a figura intera", quando entrano in gioco Bob Fosse e Fred Astaire di Spettacolo di varietà per il video di Smooth Criminal in cui il cantante cercava tutti i passi di danza migliori per ripeterli, superarli e farli ancora meglio, quando il corpo di Jackson s'inclina come Buster Keaton in College o c'è una ricerca sulle ombre come in Il terzo uomo di Carol Reed.

Ma c'è molto qui dentro anche di Spike Lee. Non solo della sua passione musicale, ma proprio del suo cinema. Innanzitutto il regista aveva lavorato col cantante nel 1996 per il video They Don't Care About Us girato in Brasile per le strade di Salvador da Bahia che poi è stato censurato e oscurato da MTV. C'è la questione razziale, le parole delle testimonianze che interagiscono con la musica, la sensazione che si sta ancora creando e girando quel brano, anzi quel frammento di cortometraggio proprio mentre lo si sta vedendo, come nel caso di Dirty Diana. Tra le moltissime persone intervistate, tra presente e passato, Quincy Jones, Mariah Carey, Justin Bieber, lo stesso Scorsese, Chris Brown, Sheryl Crow, parlano come quei suoi personaggi che guardano in macchina, tra Fa' la cosa giusta e La 25° ora. E il loro coinvolgimento totale diventa contagioso nel momento in cui raccontano dove si stavano trovando quando Michael Jackson è deceduto. "Quando John Lennon morì la gente cantava Imagine. Quando è morto Michael Jackson la gente cantava Man in the Mirror". Le emozioni divorano. Qualcuno non potrebbe reggere.  

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